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Fallimento Giornale dell’Umbria, cinque rinvii a giudizio per bancarotta fraudolenta

Cronaca e Attualità

Fallimento Giornale dell’Umbria, cinque rinvii a giudizio per bancarotta fraudolenta

Redazione
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PERUGIA – Una vicenda simbolo degli ultimi anni  ad un punto di svolta. Si tratta dei mesi più neri dell’editoria umbra, quelli intercorsi fra il passaggio di mano (27 agosto 2015) dal Gruppo Colaiacovo alla Gifer e la chiusura (31 gennaio 2016) del quotidiano Il Giornale dell’Umbria e della gestione di questo periodo.

La procura della Repubblica di Perugia ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta per cinque persone: si tratta di Luigi Camilloni, ultimo direttore del quotidiano, Luigi Giacumbo, consigliere di amministrazione di GeU1819, Mirko Mancuso, presidente di una società utilizzata per far girare i soldi, Giuseppe Incarnato, presidente e proprietario della testa e Francesco Marrocco, avvocato romano legato ad Incarnato.

L’accusa. Secondo la Procura, gli imputati sono accusati in concorso di bancarotta fraudolenta per aver distratto “il patrimonio della società fallita arrecando pregiudizio ai creditori” attraverso una serie di decreti ingiuntivi nei confronti di Umbria Tv e di CentroItalia pubblicità e di altri soci o parti interessate, per una somma di 899.610 euro che “generavano sopravvenienze attive per le quali il curatore riscontrava la pressoché totale infondatezza”.

In particolare, la posizione di Umbria Tv e di CentroItalia pubblicità “veniva chiusa con una transazione”, mentre le altre somme erano iscritte “nel patto parasociale” stipulato all’atto dell’acquisto della società che editava il quotidiano e che “prevedeva, in caso di flussi finanziari peggiorativi rispetto a quelli previsti, un anticipo da parte dei soci del corrispettivo dei contratti di pubblicità stipulati tra questi e la società fallita”. Alcune contestazioni venivano fatte anche alla società Infopress che fungeva da service esterno per lo sport regionale ed alla tipografia “attraverso generiche richieste non documentate” da parte del liquidatore, ovvero Camilloni, risultate totalmente infondate.

Diffamazione Camilloni, secondo quanto si legge dagli atti, aveva anche promosso un giudizio contro la Regione Umbria per 3 milioni di euro per una presunta diffamazione a seguito di un comunicato con il quale veniva stigmatizzato il comportamento al tavolo sindacale per la Cassa Integrazione, che è stata negata dalla proprietà e non corrisposta ai dipendenti. Di questa vicenda fra l’altro esistono ancora le tracce in rete, visto che la pagina facebook del Giornale è tuttora attiva e l’ultimo post riguarda proprio questo contenzioso. Queste azioni legali, a detta della procura sarebbero servite “a giustificare un drenaggio di liquidità, attuato ricorrendo all’artifizio del pagamento degli onorari all’avvocato Marrocco” per un ammontare di 156mila euro, pagati con tre bonifici.

Gli indagati sono accusati di aver trasferito e impiegato “il denaro il denaro sottratto alla Geu 1819 proveniente dalla commissione di tale delitto, in attività economiche in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”.

False consulenze e distrazione di denaro. Non solo. Secondo la procura, gli indagati avrebbero commissionato una consulenza fiscale ad un centro di cosmetica del quale era amministratore delegato Giuseppe Incarnato. Tale consulenza sarebbe poi risultata “palesemente copiata dalla perizia di valutazione del danno subito da un’altra società, estranea ai fatti, per danno da concorrenza sleale di dieci anni prima”. Altri soldi sarebbero serviti per acquisire azioni di altre società di cui era proprietario sempre Incarnato ed un servizio di web marketing “teso a monitorare e promuovere l’immagine dello stesso avvocato Marrocco in quanto oggetto di denuncia nel 2016”.

Nella ricostruzione della procura sui soldi spariti dalla società Geu1819 c’è inoltre anche il capitolo rimborsi distratti da Luigi Giacumbo “tra il 30 settembre 2015 e il 31 dicembre 2015”, segnati come “rimborsi pese cda, non preventivamente autorizzati dall’assemblea dei soci” per 23000 euro, cui si aggiungono le spese sostenute con una carta di credito, ma “che risultavano essere per lo più estranee alla carica conferitagli”.

I cinque dovranno comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare Valerio d’Andria il 5 marzo prossimo. Risultano parti offese il curatore fallimentare del Gruppo editoriale Umbria 1819 e diversi giornalisti del Giornale dell’Umbria.

 

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