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Vertenza Perugina, lavoratori e sindacati ascoltati in Commissione

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Vertenza Perugina, lavoratori e sindacati ascoltati in Commissione

Redazione
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Un'operaia della Perugina
Un'operaia della Perugina

PERUGIA – E’ stato discusso questa mattina in IV Commissione consiliare Cultura l’ordine del giorno presentato lo scorso mese di febbraio dai consiglieri Pd Erika Borghesi e Alvaro Mirabassi sul ruolo del Comune nella vertenza Nestlé-Perugina, fatto proprio dalla commissione nella seduta odierna e approvato all’unanimità dai 9 consiglieri presenti.

Sentire i lavoratori In particolare, nell’atto (emendato) si chiede all’esecutivo di Palazzo dei Priori di audire nella commissione consiliare competente le rappresentanze sindacali ed i lavoratori Nestlé-Perugina e di attivarsi in prima persona per la risoluzione di una vicenda che interessa una fabbrica storica della città di Perugia. Si chiede quindi che il Sindaco e la Giunta si attivino presso la Regione dell’Umbria affinchè, nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali, inserisca progetti finalizzati a dare una alternativa occupazionale di pari dignità ai lavoratori. Altro emendamento al dispositivo ha riguardato la richiesta -fatta dagli stessi lavoratori- di sospensiva della procedura di chiamata da parte dell’azienda per formalizzare la riduzione dell’orario di lavoro, per consentire ai lavoratori di avere più tempo. “Non vogliamo entrare su quelli che sono stati i percorsi fatti dai lavoratori e dalle RSU e sul merito dell’accordo raggiunto qualche giorno fa, -ha sostenuto Mirabassi nel presentare l’atto- ma iniziare un percorso che metta la questione della Perugina al centro dell’azione delle istituzioni, Comune, Regione e Mise, per valorizzare una realtà storica del nostro territorio, che merita di essere rilanciata.” Con questo obiettivo, Mirabassi ha quindi chiesto di rendere l’ordine del giorno dell’intera commissione, evitando strumentalizzazioni politiche.

Sindacati Alla seduta odierna hanno partecipato anche tutte le rappresentanze sindacali -Turcheria per la CGIL, Chiatti per la UIL e Mezzasoma per la CISL- e alcuni lavoratori dell’azienda. Per il rappresentante della Cgil Turcheria il ruolo che il comune di Perugia deve giocare nella vertenza, così come tutte le altre istituzioni, è quello di creare le condizioni, anche infrastrutturali, affinché la Nestlé continui ad investire nello stabilimento di San Sisto. “Il grande assente di questa vertenza è il Mise. Ormai è chiaro quello che abbiamo chiesto e non ottenuto, -ha spiegato- per cui ora le istituzioni devono fare questo sforzo, visto il piano di riorganizzazione aziendale del settore confectionary di Nestlé in cui la nostra sarà la fabbrica meno efficiente d’Europa (con costi più alti del 25% nel panorama europeo). Nel giro di qualche anno -ha proseguito- Nestlé manterrà le produzioni che garantiranno una marginalità più elevata, che nel settore dolciario, significa abbattimento dei costi fissi, ristrutturazioni e chiusura di stabilimenti.” A suo avviso, il tema portante è quello produttivo e manifatturiero: “L’unica clausola di salvataggio che abbiamo per ora -ha spiegato ancora Turcheria- è il Bacio Perugina, tutte le altre produzioni possono essere trasferite da un momento all’altro in altre fabbriche del gruppo con costi minori.” Dello stesso avviso anche il rappresentante della Uil, Chiatti per il quale la discussione ancora è viva, l’accordo siglato venerdì scorso è tuttora aperto. Anche per lui, il ruolo delle istituzioni è proprio quello di capire che cosa Nestlé vuole fare dello stabilimento di San Sisto per il prossimo futuro.

Lavoratori Hanno quindi preso la parola anche i lavoratori. Per alcuni di essi non è pensabile che la fabbrica perugina possa continuare con il solo Bacio. “Il sindacato -ha detto Tortoioli- credo che sia stato lasciato solo di fronte ad una multinazionale, la regione avrebbe dovuto svolgere un ruolo del tutto diverso. Le condizioni di ripresa ci sono, se le istituzioni si muovono tutte insieme per far si che Nestlé torni ad investire.” Anche Panichi (gruppo Resilienza) chiede un concreto impegno delle istituzioni a garantire la continuità lavorativa per i lavoratori, in particolare per i 364 esuberi confermati. “Non va bene un lavoro purché sia -ha detto- ma è necessario che garantisca condizioni di lavoro e di vita dignitose. Chiediamo, inoltre -ha aggiunto- di ridare un volto alla Perugina riscoprendo anche produzioni storiche a fronte di produzioni più moderne.” Nel documento consegnato in commissione gli stessi lavoratori chiedono anche la costituzione di una commissione tecnica di controllo quale anello di congiunzione tra i lavoratori e l’azienda; la rendicontazione dei 60 milioni di euro per il rilancio, sui quali a loro avviso c’è poca chiarezza e consapevolezza da parte dei lavoratori. Chiedono anche che le istituzioni si impegnino, insieme ai lavoratori e ai sindacati, a portare avanti la vertenza sviluppando strategie a salvaguardia del lavoro e di rilancio sul mercato dei prodotti Perugina. “In particolare, facciamo richiesta -ha detto- di sospensiva della procedura di chiamata da parte dell’azienda per formalizzare la riduzione dell’orario di lavoro, con la concreta possibilità dell’apertura alla cassa integrazione, per consentire ai lavoratori di avere più tempo per riflettere sulle scelte da fare, che condizioneranno la vita futura loro e delle loro famiglie.” A questo proposito anche il rappresentante della Cisl Mezzasoma ha fatto presente che dalla prossima settimana se non c’è l’intervento pesante delle istituzioni per dare più tempo ai lavoratori non ci sarà più nessun intervento utile e la fine di San Sisto sarà di essere chiuso.

Messi alle strette Alcuni lavoratori hanno sostenuto di essere stati messi alle strette, di aver dovuto accettare la riduzione di orario senza possibilità di poter tornare indietro. “L’impegno delle istituzioni -ha ribadito la signora Rubeca- deve essere oggi quello a bloccare subito la procedura di chiamata da parte del direttore del personale, che comincerà dal 19 marzo, per formalizzare la riduzione di orario. Altrimenti tutto ciò che verrà fatto dopo sarà inutile.” Altri lavoratori hanno sottolineato che non è solo una questione di settore produttivo dell’azienda: “Anche il lavoro impiegatizio -ha spiegato Ciocchetti- lo si sta portando via da Perugia, il che significa a maggior ragione che Nestlé non punta assolutamente su Perugia.”

 

Ok all’atto Al termine del dibattito, malgrado la contrarietà di alcuni consiglieri che avrebbero voluto audire la Regione, i proponenti hanno scelto di mettere in votazione l’atto dandogli carattere di urgenza, al fine di portarlo quanto prima in consiglio comunale. Al termine, il testo originario è stato emendato come detto inizialmente da parte degli stessi presentatori, anche in risposta alle richieste dei consiglieri Sorcini e Rosetti e di alcuni lavoratori ed è stato approvato all’unanimità, con il voto favorevole dei nove consiglieri presenti.

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