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Vendita di Ast, presto un tavolo al Mise: intanto spunta la cordata ‘Acciaio Italia’

Economia ed Imprese Terni

Vendita di Ast, presto un tavolo al Mise: intanto spunta la cordata ‘Acciaio Italia’

Redazione economia
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TERNI – La dichiarazione di Thyssenkrupp di voler vendere Ast, confermata nella giornata di martedì ha immediatamente fatto scattare una corsa trasversale per cercare di salvare il sito produttivo e soprattutto i livelli occupazionali. La  sottosegretaria allo sviluppo economico Alessia Morani ha confermato che la vicenda sarà presto sul tavolo del Mise. Un tavolo di confronto che servirà per capire le strategie che potranno essere messe in atto.

L’altra sottosegretaria al Mise, la grillina Alessandra Todde, ha confermato come “l’attenzione del governo Conte sia massima rispetto agli sviluppi che riguardano il futuro del polo siderurgico di Terni”. Il tavolo di confronto servirà per conoscere le reali intenzioni di Thyssenkrupp ed avere conferme ufficiali rispetto ad eventuali trattative con soggetti interessati all’acquisizione del polo produttivo ternano”.

Trattative. A questo proposito, secondo quanto emerge, ci sarebbero diverse situazioni in ballo. La più consistente porta ad un nuovo gruppo, denominato ‘Acciaio Italia’, che avrebbe una banca del Nord Italia come garanzia di un pool che vedrebbe insieme un fondo internazionale uno o due soggetti italiani impegnati nel settore (quasi certamente il gruppo Arvedi, l’altro nome sarebbe Marcegaglia) e un player internazionale. Su questo fronte, si fa strada il nome degli indiani di Arcelor Mittal, anche perchè secondo le indiscrezioni, nel board della costituenda società ci sarebbe, con un ruolo apicale, una donna. E l’ad di Arcelor Mittal è una che conosce bene Ast, per aver ricoperto lo stesso ruolo, vale a dire Lucia Morselli, la protagonista dei primi ‘tagli’ con diverse ‘uscite’ incentivate.

Il quotidiano economico Handelsblatt disegna invece un altro scenario in campo con gli svedesi della Ssab e il colosso cinese Baoshan Iron & Steel interessati alla maggior parte dell’unità siderurgica della società tedesca. Da capire poi quale sarà il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti in una operazione da un miliardo di euro: c’è chi dice che possa entrare in una joint venture.

Parlamento. Intanto, la vicenda è arrivata in Parlamento. La presidente della commissione affari economici della Camera Barbara Saltamartini chiederà al Governo di estendere al settore siderurgico la Golden Share, cioè lo scudo che protegge le imprese strategiche per il Paese da acquisizioni poco chiare, proteggendo sito, lavoratori e piano industriale. La questione è oggetto di una doppia interrogazione a firma di tutti i parlamentari umbri del Carroccio. L’Eurodeputato di Forza Italia Antonio Tajani ha espresso preoccupazione per la situazione di Terni e Taranto: “L’acciaio è fondamentale per la nostra economia. A livello europeo abbiamo varato norme antidumping, ora tocca al Governo rendere appetibili gli investimenti nel nostro Paese, in primis nell’industria”.

Sindacati. Intanto mercoledì mattina si è svolta una riunione congiunta tra segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Usl e rsu di stabilimento per un’analisi della situazione. Le sigle sindacali sottolineano come intanto la fermata che andrà dal 23 maggio al 3 giugno renda ancora più nebulosa la situazione. “E’ vitale – scrivono – è vitale evitare la deindustrializzazione dell’Italia auspicando un’immediata ripresa del tavolo nazionale dove si dovrà registrare anche l’impegno concreto delle istituzioni locali, per essere in grado di trovare tutte le soluzioni possibili, garantendo il futuro del sito e scongiurando un pericoloso indebolimento. Occorre una salvaguardia del sito integrato, delle produzioni, dell’assetto impiantistico e dei livelli occupazionali e salariali anche dell’indotto; l’individuazione di un player o di un partener di livello europeo o mondiale con vocazione industriale e che abbia volontà e capacità a produrre e sviluppare il sito di Terni; nell’immediato, la vigilanza sulla sostenibilità economica e finanziaria con il mantenimento delle quote di mercato; conferma degli investimenti programmati – a partire da quelli ambientali – e nuovi investimenti da destinare alla ricerca e all’innovazione per essere competitivi nei mercati globali”.

Marco Bruni, coordinatore della rsu della Fismic in Ast aggiunge: “Siamo una nave senza vele e motori che imbarca acqua all’interno dell’oceano Atlantico. Non abbiamo sentore che ci sia continuità sul commerciale, non abbiamo visibilità sugli ordini da giugno in poi, brancoliamo nel buio. Il rischio è che se Ast verrà utilizzata come campagna elettorale da parte della politica sarà un bagno di sangue, se invece c’è la volontà di credere in un settore fondamentale in Italia c’è la possibilità di mantenere il sito strategico. Ma temo che si vada a cercare qualche banca o fondo speculativo che acquisti una barca alla deriva per guadagnarci”.

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