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Valnerina ternana, Cresima a Spoleto e padrini “esterni”: lettera dei parrocchiani al vescovo

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Valnerina ternana, Cresima a Spoleto e padrini “esterni”: lettera dei parrocchiani al vescovo

Andrea Giuli
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TERNI – Il documento di una quindicina di pagine che contiene e spiega la “riforma”, nei tempi e nei modi, del percorso di catechesi e della celebrazione dei Sacramenti della comunione e della cresima per i ragazzini della Diocesi di Spoleto-Norcia, porta il titolo accattivante di “Una iniziazione cristiana agile e bella”. Ed è il frutto delle decisioni dell’assemblea sinodale che si è tenuta nel giugno scorso nei pressi di Cascia.

Mugugni L’arcivescovo Renato Boccardo ha pubblicamente, garbatamente e diffusamente spiegato il senso di questa iniziativa “agile e bella”, ma, a quanto pare, essa non avrebbe incontrato – almeno per il momento – il favore di una parte delle famiglie e dei cittadini che vivono in una importante zona ricadente sotto l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, ovvero la Valnerina ternana.

Monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto e Norcia

Monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto e Norcia

La “riforma” e i punti “caldi” Molto in sintesi, la “riforma” proposta da Boccardo e dall’assemblea sinodale, prendendo atto di un radicalmente mutato contesto sociale, umano e tecnologico in cui vivono i giovani di oggi, ha inteso elaborare e indicare una nuova scansione temporale, un ripensamento delle finalità e un metodo più “esperenziale” del percorso di catechesi per l’infanzia e per l’adolescenza, affidandolo, per la sua applicazione, ai singoli parroci interessati. Oltre, evidentemente, che ai catechisti e alle famiglie medesime. In particolare, due sono i punti che hanno suscitato la perplessità e la contrarietà, per esempio, dei parrocchiani di Arrone, Montefranco, Ferentillo, Polino e degli altri paesi della zona: la celebrazione della Cresima (da anteporre temporalmente alla Comunione) nel Duomo di Spoleto nella giornata di sabato, senza la Messa, e il “suggerimento” – ma non l’obbligo, sembra – che i padrini dei cresimandi possano essere direttamente i catechisti dei ragazzi e non, come da tradizione, parenti o amici stretti scelti dalle famiglie. La Comunione, comunque, andrebbe celebrata la domenica successiva nella propria parrocchia. La Cresima andrà tenuta orientativamente  nell’anno della quinta elementare, subito dopo la Comunione. Il percorso poi continuerà con la frequentazione parrocchia, l’oratorio, gli scout.

Spoleto - Piazza Duomo

Spoleto – Piazza Duomo

IL DOCUMENTO DELL’ARCHIDIOCESI

La lettera al vescovo Ciò detto, appunto, l’iniziativa del vescovo non è piaciuta granché. Nelle settimane scorse, più volte gruppi di mamme e di parrocchiani dei succitati paesi della Valnerina ternana si sono riuniti per discutere del tema. E, tra le altre cose, ciò che ne è nato è la seguente, franca lettera aperta che alcuni genitori hanno indirizzato allo stesso vescovo Boccardo. Ne riportiamo il testo integralmente:

“Eccellentissimo Vescovo monsignor Renato Boccardo,

sono una madre e le scrivo a nome di un gruppo di parrocchiani della comunità di Arrone. Ci rivolgiamo a Lei per esprimere tutto il nostro disagio e disappunto in seguito alla sua decisione di accorpare la nostra parrocchia ad altre della Valnerina, quali: Montefranco, Ferentillo, Polino, ecc., per realizzare la celebrazione del sacramento della cresima presso il Duomo di Spoleto.

Come riferito dalla nostra guida pastorale, don David Travagli, dobbiamo sottostare a questa sua decisione, molto discutibile a nostro avviso. Mi spiace, anzi, ci spiace, ma non riusciamo a trovare alcuna motivazione logica, pratica, o nello stesso sacramento che ci distolga dal palese disagio che ci sta comportando. È doveroso farLe pervenire il nostro disappunto e disagio a causa della Sua imposizione; la nostra missiva vuole essere assolutamente costruttiva, ma chiara e ferma circa le nostre decisione future.

Lei probabilmente ha fatto il possibile per aumentare la spiritualità del cresimando, ma così facendo si impoverisce la nostra Comunità, così come le altre, e si verranno a perdere la tradizione culturale, la gioia della presenza di familiari, amici e conoscenti che accompagnano i ragazzi in questo nuovo e importante Sacramento. In questo modo Lei metterà familiari e conoscenti, per la maggiore molto anziani, nella condizione di intraprendere un viaggio di 35 chilometri di media per poter partecipare al Sacramento.

Le nostre tradizioni sono radicate, forti, sono come la nostra fede un po’ all’antica. Se il senso della Sua unità pastorale è quello di iniziare con una delocalizzazione, sostanzialmente imposta, dei sacramenti o prevedere per i prossimi cresimandi di avere come padrini i catechisti dei ragazzi stessi, allora non vogliamo nemmeno ipotizzare quali scenari futuri si potrebbero presentare per le nostre piccole comunità parrocchiali. Non ha senso lamentare nelle omelie e nelle prediche che i giovani si allontanano sempre di più dalla parrocchia, quando poi si rischia che siano proprio queste scelte ‘innovative’ a portare i giovani ad un allontanamento e a lasciare soli gli anziani in queste giornate, laddove, invece, comunità e Sacramento dovrebbero fondersi più che mai.

Noi siamo una comunità periferica e diversamente dalla città abbiamo una identità forte e ben definita; noi pensiamo che le Sue scelte non aiuteranno questa identità, la nostra fede e unità parrocchiale. Nel ringraziarLa per la pazienza rispettosamente La salutiamo”.

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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