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Uova al Fipronil, secondo caso in Umbria: controlli nella zona di Gualdo Tadino

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Uova al Fipronil, secondo caso in Umbria: controlli nella zona di Gualdo Tadino

Redazione
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PERUGIA – Un secondo allevamento avicolo, nelle cui uova sono state trovate tracce dell’insetticida Fipronil, è stato individuato oggi in Umbria, nella zona di Gualdo Tadino. Non si conosce ancora l’entità delle uova e il numero dei capi avicoli che i tecnici e i veterinari dell’Asl numero 1 stanno sottoponendo a sequestro, dopo che le analisi su alcune uova hanno dato esito positivo. “Continua l’opera di verifica puntuale in tutti gli allevamenti avicoli umbri, attraverso un’azione concertata tra Regione Umbria, Usl e Istituto zooprofilattico Umbria-Marche, a tutela della salute pubblica”, ha detto all’Ansa l’assessore umbro alla Sanità, Luca Barberini, spiegando che “i valori sinora riscontrati sono al di sotto della soglia di pericolosità per l’uomo, ma tutte le uova che presentano eventuali concentrazioni pericolose di Fipronil vengono comunque distrutte”.

Coldiretti “Il sistema dei controlli in Italia funziona ma va sostenuto da un forte impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell’import. È quanto afferma Albano Agabiti presidente regionale Coldiretti, in riferimento alla problematica delle uova contaminate che nelle ultime ore ha interessato anche l’Umbria. “In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione, l’attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è tra l’altro – precisa Coldiretti – un’azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l’Italia ha importato 38,1 milioni di chili di uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli. A livello nazionale – continua Coldiretti – si consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario – spiega Coldiretti – migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall’ “anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero.
“Per combattere gli allarmismi e dare garanzia ai consumatori e ai produttori l’esperienza delle emergenze degli ultimi anni ha dimostrato l’importanza della trasparenza delle informazioni con l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va estesa a tutti gli alimenti, ma – conclude Coldiretti – va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati”.

Primo caso Un primo allevamento avicolo umbro ieri è stato sottoposto dall’Asl 1 a sequestro amministrativo cautelativo, di carattere sanitario, per il rilevamento di tracce dell’insetticida tossico ‘Fipronil’ su alcune partite di uova, che sono state immediatamente inibite da ogni distribuzione commerciale, senza alcun pericolo per la salute dei cittadini”: lo rende noto l’assessore regionale alla Salute, alla Coesione sociale e al Welfare, Luca Barberini, evidenziando che “la situazione in Umbria è sotto controllo, grazie all’intervento tempestivo dei tecnici della Regione, delle Usl e dell’istituto zooprofilattico di Umbria-Marche, che da tempo stanno monitorando la situazione con controlli serrati su tutto il territorio regionale”.

Sequestri “Sono circa 280mila – spiega Barberini – le uova risultate contaminate, che verranno completamente avviate alla termodistruzione. È, inoltre, immediatamente scattato il sistema di allerta finalizzato al recupero di eventuali prodotti già messi in commercio, facilmente rintracciabili in base al lotto di produzione, per evitare eventuali consumi a rischio. A tale proposito – sottolinea l’assessore – è opportuno chiarire che, per l’uomo, il livello tossicità del ‘Fripronil’ è sopra lo 0,72 mg/kg, mentre quello rilevato nelle uova sequestrate è di 0,047 mg/kg, quindi di gran lunga inferiore”. Barberini evidenzia infine che “sono stati sequestrati anche tutti gli animali a rischio nell’allevamento, circa 47mila capi, e sono in corso indagini per capire le cause esatte della contaminazione, e cioè se dovuta alla movimentazione di pollame contagiato in altri territori italiani o europei o a un utilizzo improprio dell’insetticida”.

L’azienda E’ stata evidenziata dal sistema di autocontrollo del quale dispone l’azienda agricola fratelli Mengoni, la presenza di tracce di Fipronil nelle 280 mila uova individuate in Umbria. Lo ha reso noto in una nota diffusa tramite l’avvocato David Zaganelli, sottolineando di essersi autosegnalata alle autorità, di avere fermato la distribuzione del lotto interessato (comunicando quanto rilevato ai clienti) e bloccato l’allevamento.
La società ha spiegato che vengono eseguiti “continui e numerosi controlli sulle uova prodotte” ed è stato così rilevato “Fipronil in misura modesta e atossica su un nostro campione, sebbene nella nostra struttura detto prodotto non sia stato mai utilizzato”. “A riprova del nostro corretto operato – si legge ancora nella nota -, teniamo a precisare che la nostra attività sta continuando ad operare regolarmente e in particolar modo le uova a terra prodotte nei nostri stabilimenti sono state analizzate dalle autorità e risultate negative alla sostanza incriminata”.

 

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