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Università di Perugia, la scoperta dei ricercatori: “Rinvenute le orme umane più antiche”

Cultura e Spettacolo

Università di Perugia, la scoperta dei ricercatori: “Rinvenute le orme umane più antiche”

Redazione cultura
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La raffigurazione ominidi

PERUGIA – Consentirà “un balzo in avanti nella ricostruzione dell’evoluzione umana” lo studio di una serie di impronte fossili di ominidi che i ricercatori della Scuola di paleoantropologia dell’Università di Perugia hanno scoperto a Laetoli, in Tanzania. Già 3 milioni e mezzo di anni fa quindi, stando ai risultati dello studio, c’erano ominidi alti quanto noi.
Ad annunciare i possibili sviluppi di questa ricerca definita di grande rilevanza scientifica è stato Marco Cherin, coordinatore della Scuola. “Si tratta delle orme ‘umane’ più antiche mai scoperte al mondo – ha detto -, nonché della più antica testimonianza di andatura perfettamente bipede tra i nostri antenati”. Una “scoperta straordinaria” l’ha quindi definita “perché dimostriamo con queste nuove impronte che gli australopitechi potevano essere alti anche più di un metro, anzi potevano così raggiungere stature comparabili alle nostre”.

Il luogo Laetoli, nella Ngorongoro Conservation Area in Tanzania, è la stessa area in cui nel 1978 la paleoantropologa Mary Leakey e il suo team di ricercatori scoprirono piste analoghe risalenti a più di 3.6 milioni di anni fa, attribuite ad Australopithecus afarensis (la stessa specie della famosa Lucy). Circondata da centinaia di impronte appartenenti a mammiferi, uccelli e persino a gocce di pioggia, la nuova pista è stata impressa da due individui bipedi, in movimento sulla stessa paleosuperficie, nello stesso intervallo di tempo, nella stessa direzione e con simile velocità dei tre individui documentati negli anni 70.

Il rettore Ovviamente grande la soddisfazione dell’Ateneo perugino, espressa in primis dal rettore Franco Moriconi: «Sono un’eccellenza non rara – ha detto il Magnifico riferendosi ai ricercatori – nella nostra Università generalista che dimostra l’impegno e la cura dei nostri docenti, oltre che nell’attività didattica, anche in quella di ricerca scientifica che più di ogni altra dà il senso ed esprime la vocazione universitaria». «Sono particolarmente orgoglioso – ha detto invece Massimiliano Barchi, direttore del Dipartimento di Fisica e geologia – di guidare questo Dipartimento che ha un amplissimo campo di ricerca, che va dallo studio delle particelle elementari a quello dell’universo». Al termine dell’appuntamento è intervenuto anche il coautore dell’articolo, Dawid A. Iurino, dell’Università La Sapienza di Roma, che ha illustrato le tecniche utilizzate nel corso della ricerca.