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Un Pd senza tregua e senza pace, Verini nel mirino: “Convochi l’Assemblea regionale”. Segnali di vita nella galassia a sinistra

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Un Pd senza tregua e senza pace, Verini nel mirino: “Convochi l’Assemblea regionale”. Segnali di vita nella galassia a sinistra

Redazione politica
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Walter Verini durante una riunione dell'Assemblea regionale

PERUGIA – Un Pd senza pace e senza tregua: lo scontro tra il commissario Walter Verini e la maggioranza dei rappresentanti dell’Assemblea regionale prosegue senza sosta. E così mentre lunedì si riunirà a Ponte San Giovanni il nuovo organismo voluto da Verini con la partecipazione di sindaci e parlamentari, la spaccatura si allarga. E Verini finisce di nuovo nel mirino di chi sostiene che l’Assemblea regionale uscita dalle ultime Primarie è ancora nel suo ruolo e in assenza di provvedimenti formali da parte dei vertici nazionali si deve aprire il dibattito interno.

Confronto  “Non c’è luce in fondo al tunnel di questo limbo in cui il nostro partito è stato trascinato dopo il commissariamento della segreteria del Pd – si legge in una nota dei rappresentanti dell’Assemblea regionale-. Un limbo fatto di omissioni, scarso dialogo e alcun confronto, al netto degli artificiosi organismi nati dalla fantasia del commissario, che dovrebbero andare a sostituire l’unico organo legittimato, che c’è ancora e che, stando alle missive “complete” arrivate dal Nazareno, non è stata ancora sciolta”.

Validità C’è un passaggio nella missiva in cui di fatto si accusa Verini di aver mentito a militanti e dirigenti: “Verini ha diffuso una lettera alla segreteria nazionale, omettendo la parte della missiva in cui si chiarisce un’intenzione, quella di sciogliere l’assemblea, e che di fatto certifica anche come l’assise al momento sia in vigore e che lo fosse, quindi, anche il 12 giugno, quando presentammo le firme per chiederne la convocazione. Ecco quindi il nocciolo della questione: tanto fumo e niente arrosto. Tante lettere senza valore, pochi atti ufficiali. Come sa benissimo il commissario Verini, per sciogliere l’assemblea regionale del Pd serve un atto ufficiale, esattamente come quello che commissariò la segreteria. Tutto questo ancora non c’è stato e la segreteria nazionale ha solo annunciato l’intenzione di farlo. Sta al Nazareno la possibilità di risolvere questo intricato rebus con ufficialità e chiarezza”.

Due partiti E allora, se queste sono le le premesse, si arriva all’autoconvocazione: insomma, un partito nel partito. “Quanto a noi – proseguono -, essendo l’assemblea, il luogo unico per la discussione democratica, nel pieno della sua funzionalità, abbiamo deciso di chiedere al Presidente dell’Assemblea regionale, ex art. 12 comma 9 dello Statuto, di convocare in via straordinaria, entro venti giorni dalla presentazione del ricevimento della lettera, l’Assemblea regionale per dibattere e deliberare il seguente ordine del giorno: determinazione in ordine al disposto dell’Art. 16, comma 8, dello Statuto Regionale del Pd dell’Umbria; Dimissioni del Tesoriere Regionale – determinazioni; Indirizzi per la stesura delle linee programmatiche e delle candidature in vista delle prossime elezioni regionali. Il tutto corredato dalle firme dei componenti dell’Assemblea previste dallo Statuto e che saranno presentate lunedì mattina al Partito democratico di via Bonazzi. Un atto ufficiale dunque – concludono – al contrario dei tanti che si sono visti in questi mesi, che il commissario Verini non potrà rifiutare, e che servirà per ristabilire il sano e trasparente confronto in una comunità che ha bisogno di ritrovare serenità e proiettarsi verso nuove sfide”. Siamo allo scontro frontale.

Soluzione La soluzione? Una e solamente una: l’indizione di un congresso regionale straordinario, subito dopo le elezioni regionali, per chiudere definitivamente una fase e poter ricostruire un partito dalle fondamenta. Per il momento siamo alla lotta sulle macerie.

A sinistra Intanto a sinistra, qualcosa si muove. Rifondazione comunista ha riunito il proprio Comitato politico regionale e sottolineato la volontà  di “ripartire dalle migliori esperienze territoriali che sono state e sono alternative all’intero quadro politico regionale e nazionale”. Come a dire che alle elezioni regionali d’autunno Rifondazione vuole fare la sua parte e magari proporre un suo candidato alla presidenza della Regione o mettersi insieme a quell’aggregazione di liste civiche che si sta formando intorno al due formato dal sindaco di Gubbio Filippo Stirati e dall’ex assessore regionale Stefano Vinti. Si vedrà. D’altronde bisognerà capire anche l’atteggiamento che avrà il Partito socialista: per il momento nessuno vuole far asse con il Pd. Si vedrà.

 

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