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Istruzione in Umbria, la ‘buona scuola’ e i docenti di sostegno ‘fantasma’

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Istruzione in Umbria, la ‘buona scuola’ e i docenti di sostegno ‘fantasma’

Redazione
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PERUGIA – Che fine faranno i docenti di sostegno e i ragazzi che seguivano nelle scuole umbre? Il terribile algoritmo della “buona scuola” non ha tenuto conto delle esigenze umane e didattiche e anche in geografia si è dimostrato carente sparpagliando i docenti tra Toscana, Liguria, Veneto e Lombardia. Salvo poi consentirne il ritorno in Umbria sotto forma di assegnazione (temporanea). Alla fine di tutto più di 30 insegnanti di sostegno sono stati trasferiti e 150 sono i posti in deroga nel territorio.

«L’assegnazione è una soluzione temporanea che non garantisce la continuità didattica – afferma Silvia Curti, portavoce del gruppo di docenti – All’inizio dell’anno 300 alunni e le loro famiglie si sono trovati senza professori di sostegno, eppure i docenti ci sono, solo che erano stati trasferiti in altre regioni. La “buona scuola”, quindi, sul piano della continuità didattica ha fallito. Per questo chiediamo di trasformare l’organico di fatto in organico di diritto, permettere la mobilità interprovinciale per consentire il rientro in provincia dei docenti e la priorità nell’assegnazione dei posti nella mobilità del 2017/18”.

I docenti di sostegno interessati dalla questione si sono ritrovati presso la sala Sant’Anna di Perugia per illustrare «le criticità dovute alla carenza di posti di sostegno in organico di diritto (stabili) a scapito di quelli in deroga (precari) – si legge in una nota – Tali criticità comportano l’interruzione della continuità didattica, fondamentale soprattutto per gli studenti con disabilità del territorio umbro che rischiano inevitabilmente di avere insegnanti non specializzati».

Su questo punto è intervenuta Sabrina Boarelli dell’Ufficio scolastico regionale: «La mia preoccupazione principale è per gli alunni, specialmente quelli in difficoltà. È, comunque, un problema nazionale: i posti di sostegno sono fortemente sbilanciati verso l’organico di fatto e si tratta di posti bloccati sui quali non si può intervenire se non con le assegnazioni – ha detto Boarelli – In 3 anni sono triplicati gli alunni con difficoltà, sono raddoppiati i docenti, ma ancora oggi per supplire alle carenze di organico dobbiamo chiamare docenti che non hanno la specializzazione. Dall’ultimo resoconto in Umbria abbiamo 749 posti in deroga e 3.800 alunni con disabilità. Il 70% delle deroghe potrebbe tranquillamente trasformarsi in organico di diritto, consentendo di dare continuità didattica e garantire il diritto all’accompagnamento agli alunni con disabilità».

Per risolvere la questione, non potendo «spostare gli alunni della provincia di Perugia che necessitano di sostegno, dovrebbe avvenire l’esatto contrario, cioè utilizzare gli insegnanti di sostegno del territorio – si legge in una nota – Il territorio umbro ha una richiesta di docenti di sostegno maggiore rispetto agli insegnanti specializzati presenti nel territorio, quindi non si può permettere di perdere trenta insegnanti specializzati e cederli al Nord». Se i docenti di sostegno venissero inseriti nell’organico di diritto il rapporto ragazzi con disabilità/docenti passerebbe da 2,98 a 2,68 (media nazionale 2,33). Le 198 cattedre “a supplenza” troverebbero stabilità con conseguente assicurazione della continuità didattica. «Per tale motivo noi chiediamo di sbloccare il vincolo triennale della mobilità e il contestuale sblocco dei posti in derogax conclude la nota dei docenti di sostegno umbri.

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