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Umbria Jazz 2018, edizione da record: incassato quasi un milione e mezzo di euro

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Umbria Jazz 2018, edizione da record: incassato quasi un milione e mezzo di euro

Redazione
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PERUGIA – I numeri parlano chiaro e quella che si conclude oggi è senza dubbio una delle edizioni di Umbria Jazz di maggior successo con 1 milione e 450 mila euro di incasso da biglietti e merchandising e circa 35.000 paganti. Un grande risultato e al contempo una conferma per una kermesse che è stata recentemente oggetto di una legge che la definisce manifestazione di interesse nazionale. Sono queste le cifre di un festival che ha coinvolto oltre 500 artisti in 250 eventi, per 10 giorni di grande musica da mezzogiorno a tarda notte.

Edizione di qualità Un successo anche dal punto di vista musicale: la “festa” a Quincy Jones, i Massive Attack che hanno avuto la meglio sul diluvio che si è abbattuto sulla città e la magia di David Byrne rimarranno nella storia di UJ: in totale sono stati oltre 28.000 i paganti all’Arena. Il Teatro Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso, ha totalizzato una presenza di oltre 4 mila spettatori. Notevole il successo anche per i concerti alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove è stato spesso necessario aggiungere posti, se non, come nel caso di Danilo Rea, replicare il concerto. Un capitolo importante del lavoro di Umbria Jazz è la creazione di opportunità per i giovani musicisti: parliamo delle Clinics tenute in collaborazione con il Berklee College of Music di Boston che si svolgono a Perugia da trentatré e del concorso organizzato insieme a Conad per scoprire e valorizzare i nuovi talenti del jazz. Abbinamento sempre vincente tra musica e cibo al Ristorante dell’Arena, a Umbrò, novità di questa edizione, alla Bottega del Vino e al Ristorante La Taverna per gli aperitivi, i brunch e le cene. Da segnalare anche l’apertura del festival con il progetto multimediale “I Caraviaggianti”, che ha ipnotizzato gli ospiti con un mix di musica e immagini molto coinvolgenti e la presenza sempre più importante e di prestigio della neonata Umbria Jazz Orchestra protagonista nella serata dedicata a Quincy Jones e in quella finale con Gregory Porter e la musica di Nat King Cole. Si conferma la presenza di Umbria Jazz all’estero, con la mission di promuovere la musica ed i musicisti italiani e nello stesso tempo il turismo e le eccellenze della sua terra di origine: Uj sarà in Cina dal 1 al 7 ottobre e in Brasile ad aprile 2019.

Grande lavoro sui social Particolare impegno quest’anno è stato profuso sul fronte – strategico – dei social network. Umbria Jazz è, al momento, il terzo festival jazz più seguito al mondo in termini di fan sulla pagina ufficiale, ma per numero di interazioni con i post su Facebook, nell’edizione che si è appena conclusa ha fatto registrare prestazioni uguali o in alcuni casi più elevate rispetto agli altri. Da quando è stata lanciata la campagna, in coincidenza con la presentazione del programma, su Facebook e Instagram i fan sono aumentati di 20 mila unità, mentre nei 10 giorni di festival sulle due piattaforme sono state raggiunte tre milioni di persone (15 milioni dalla presentazione del programma). Particolarmente positivi anche i dati sulle interazioni (mi piace, commenti, condivisioni, clic sul post e retweet) su post ed eventi: oltre 300 mila su Facebook e Instagram. Per la prima volta poi sono stati realizzati video immersivi (cioè a 360 gradi), così da dare la possibilità al pubblico di ascoltare la musica e contemporaneamente di vedere, oltre che gli artisti, anche le splendide location del festival; un’esperienza coinvolgente che dà l’opportunità di apprezzare Umbria jazz davvero a 360 gradi. Proprio i video sono stati uno degli elementi più apprezzati: per gli eventi più importanti, a pagamento e non, sono state fatte dirette video (per la prima volta anche su Instagram durante l’esibizione dei Chainsmokers – i cui fan sono soprattuto su questa piattaforma – e nel corso del concerto di David Byrne); in più sono stati pubblicati videoracconti delle giornate in grado di mettere in evidenza, oltre che la musica, anche i sapori e i colori di UJ, e videomessaggi di tanti artisti così da coinvolgere ulteriormente i fan. Il risultato è che in dieci giorni di festival sono state visualizzate 2.750 ore di video, l’equivalente di 115 giorni. Per quanto riguarda il sito di Umbria Jazz, durante questa edizione sono state oltre mezzo milione le pagine viste, mentre le visite rispetto al 2017 sono aumentate del 65% (tre quarti arrivano da smartphone e tablet). Tremila infine le ore passate sul sito dagli utenti, che nel 10% dei casi sono stranieri.

Il grazie degli organizzatori Un ringraziamento, da parte dell’organizzazione, va infine alle istituzioni, e ai sostenitori privati. Ma è soprattutto il pubblico, con il suo grande affetto, ha reso ancora una volta Perugia la grande capitale del jazz per 10 giorni e ha fatto si che UJ 18 superasse la sua prova.

Arbore “Mai vista Perugia così piena”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Renzo Arbore. Oltre a sottolineare la qualità del cartellone proposto quest’ anno, durante la conferenza stampa di bilancio, si è parlato soprattutto di numeri: un milione e 450 mila euro di incasso da biglietti e merchandising (in quest’ ultimo caso +65% rispetto al 2017), circa 35 mila paganti (oltre 28 mila al main stage dell’ Arena e 4 mila al teatro Morlacchi) ed oltre 400 mila persone in giro per la città. Per il vicepresidente della Fondazione, Stefano Mazzoni, “i numeri parlano chiaro” e quella 2018 “è senza dubbio una delle edizioni di Umbria Jazz di maggior successo”. Arbore ha poi sottolineato l’aspetto sempre più internazionale del festival, evidenziando la presenza di Umbria jazz all’ estero – con la mission di promuovere la musica ed i musicisti italiani e nello stesso tempo il turismo e le eccellenze della sua terra di origine -, ricordando le prossime trasferte in Cina dal 1 al 7 ottobre e in Brasile ad aprile 2019. Un successo quindi per questa 45/a edizione – è stato rimarcato – anche dal punto di vista musicale, con un paio di “note stonate” che il direttore artistico Pagnotta ha voluto subito evidenziare all’ inizio del suo intervento.

Sbaglio “Chiedo scusa – ha detto – per i Chainsmokers ma mi hanno fregato visto che avevano fatto 15 mila paganti a Bologna. Ma al di là dei paganti a volte mi domando che gusto hanno i giovani di oggi”. Ma poi Pagnotta ha ricordato la “festa” per Quincy Jones, i Massive Attack che hanno avuto la meglio sul diluvio che si è abbattuto sulla città e la magia di David Byrne: alcuni momenti che rimarranno nella storia di Umbria jazz. Oltre ai concerti al Morlacchi, dedicato al jazz più ortodosso, e il successo di quelli alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’ Umbria.

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