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Umbertide, per la moschea indagato l’ex sindaco e quattro assessori

Cronaca e Attualità Alta Umbria

Umbertide, per la moschea indagato l’ex sindaco e quattro assessori

Redazione
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La moschea di Umbertide

UMBERTIDE – A Umbertide sull’ex moschea il dibattito non sembra finire mai e ora si inserisce anche la magistratura. Secondo L’ex sindaco Giampiero Giulietti egli ex assessori Simona Bellucci, Stefania Bagnini, Federico Ciarabelli e Maria Cinzia Montanucci sono indagati per abuso d’ufficio, in relazione ad una delibera di giunta comunale del 2013, con cui venne concesso l’ampliamento del terreno di via Madonna del Moro in favore dell’Associazione culturale islamica umbertidese, dove poi sono partiti i lavori.

La replica  L’ex sindaco e parlamentare Pd, Giampiero Giulietti, replica a muso duro: “La nuova amministrazione, che dell’abbattimento della moschea aveva fatto bandiera elettorale annunciando drastiche iniziative anche di tipo demolitorie, una volta insediatasi, smentita da un parere legale da essa stessa richiesto che aveva dato atto della assenza di profili di irregolarità, si è vista costretta a ripiegare su un imbarazzante immobilismo. Sul piano politico, all’attuale amministrazione  – sottolinea – qualora questa fosse intenzionata a cavalcare la vicenda giudiziaria, chiedo di spiegare con parole chiare intanto perché se vi erano irregolarità non si sia attivata, come era suo non solo diritto ma dovere, per denunciarle. E poi perché non si sia adoperata per eliminarne gli effetti e le conseguenze, bloccando i lavori. Da ultimo vorrei sapere  – rimarca – in cosa sarebbero consistite quelle irregolarità, beffardamente smentite dagli stessi professionisti chiamati a verificarle. Se è in grado di dare queste spiegazioni le dia pure ma, vi assicuro che ad esse replicherò duramente, battendomi con estrema determinazione a tutela non solo della mia onorabilità ma di quella di tutta la giunta che ho avuto il piacere di presiedere. Se quelle risposte non è in grado di darle, invece taccia definitivamente. E’ facile intuire – conclude – quanto elettoralmente pesi quel silenzio ma, cavalcando un detto abusato, prima o poi i nodi vengono al pettine. Ho massima fiducia nell’operato del magistrato requirente, una volta appurati i fatti la vicenda avrà un epilogo a noi indagati favorevole, ponendo fine, una volta per tutte, a ogni speculazione collaterale”.


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