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Terni, sgominata ‘famigliola’ che vendeva droga a domicilio e su vasta scala

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Terni, sgominata ‘famigliola’ che vendeva droga a domicilio e su vasta scala

Andrea Giuli
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TERNI – “Famigliola” di fatto italo-marocchina dedita scientificamente allo spaccio di droga a domicilio. E persino a credito rispetto alla folta platea dei clienti.

Arresti I carabinieri di Terni hanno proceduto, lunedì scorso, all’arresto di tre persone residenti un una casa popolare a Gabelletta: una donna marocchina di 46 anni, il compagno siciliano di 37 e il figlio di lei 23enne. L’accusa, anche in flagranza di reato, è quella di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari hanno sequestrato 500 grammi di hashish e 500 di cocaina per un valore di 5 mila euro, oltre al materiale per la pesatura e il confezionamento, ma la “famiglia” aveva in casa anche eroina e altra cannabis. L’arresto dei tre è frutto di una lunga attività di indagine e controllo dei carabinieri sul territorio (tramite intercettazioni e pedinamenti e un lavoro di squadra tra personale in borghese e in divisa) che aveva condotto precedentemente all’arresto di altre due persone, italiani e stranieri collegati con i tre arrestati di lunedì dalla stessa attività criminale. Nel complesso, oltre alle persone tratte in arresto, l’operazione ha condotto a 20 giovani segnalati quali assuntori di stupefacenti e 7 persone denunciate a piede libero, 4 stranieri e 3 italiani.

L’organizzazione e i metodi Gli indagati cedevano lo stupefacente in varie zone della città, ma soprattutto presso la loro abitazione dove erano ‘coadiuvati’ anche da tre cani Rottweilers piuttosto aggressivi che facevano accomodare senza problemi i clienti abituali e tenevano a debita distanza gli estranei o gli indesiderati. Le persone arrestate, tutte pregiudicate e note alle forze dell’ordine erano riuscite ad organizzare un vasto giro di spaccio piuttosto efficace e redditizio che comprendeva un ampio bacino di utenza anagrafica (ventenni e qualche quarantenne) e territoriale, anche con l’ausilio mirato della tecnologia informatica. Le dosi, poi recuperate dai carabinieri nelle auto, nei cassetti i degli scooter e negli zainetti dei clienti che utilizzavano i mezzi pubblici per raggiungere gli spacciatori, venivano cedute dagli arrestati anche sulla soglia di casa e in alcuni locali del centro città. Non di rado, l’organizzazione cedeva la droga a credito, anche di scarsa qualità, per poi, spesso, recuperarne il controvalore presso i clienti con metodi estorsivi.

 

 

 

 

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