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Trevi, ignoti imbrattano con una svastica un manifesto funebre

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Trevi, ignoti imbrattano con una svastica un manifesto funebre

Redazione
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Il manifesto imbrattato

TREVI – Una svastica e una scritta oltraggiosa, leggibile solo in parte, sono comparse su due manifesti funebri dell’ anziano padre del segretario del circolo di Pd di Trevi, Giuliano Bordoni. “Mio padre Nazzareno – ha commentato al telefono con l’Ansa Bordoni, confermando la notizia anticipata da Umbria 24 – non si è mai impegnato attivamente in politica. Probabilmente si è voluto colpire il simbolo del Pd. Credo tuttavia che si tratti del gesto di uno sconsiderato”. Ad essere stati oltraggiati sono il manifesto funebre dell’ anziano, morto nei giorni scorsi a 90 anni, e quello di condoglianze, posto accanto all’ altro, da parte del locale circolo Pd. Nel primo compare una frase in parte illeggibile che comincia con: “La nostra soddisfazione…”, il secondo è stato oltraggiato con una svastica.

Percorso E’ stato, in passato, un contadino e un operaio, l’anziano padre del segretario del Pd di Trevi morto nei giorni scorsi a 90 anni e il cui manifesto funebre è stato imbrattato con una svastica e una scritta oltraggiosa: “Non era un attivista politico – ha spiegato all’ Ansa il figlio Giuliano – e su quel necrologio poteva esserci il nome di chiunque. Non hanno voluto colpire lui”. Nazzareno Bordoni, originario di Montefalco e poi trasferitosi a Trevi, è stato, da ragazzo, un garzone alle dipendenze di una famiglia. Poi operaio e contadino. “Non ha mai avuto una tessera di partito, non ha mai svolto attività politica e non può essere neanche identificato come partigiano”, ha affermato ancora il segretario del Pd di Trevi, ricordando l’ episodio avvenuto nel 2105 quando nella zona, nella cascina di Radicosa, luogo simbolo della Resistenza, la targa che ricordava i martiri della lotta antifascista era stata staccata dal muro e al suo posto era stata disegnata una svastica. In quell’ occasione fece notizia il partigiano 90enne folignate Enrico Angelini che si recò sul posto con solvente e raschietto, cancellando il simbolo nazista e deponendo una rosa. “Mio padre mi ha raccontato – ha ricordato ancora – che da ragazzino i partigiani gli facevano fare la staffetta, in bicicletta, per consegnare qualcosa in qualche occasione, ma non lo si può identificare come un partigiano. Angelini era un partigiano, mio padre era un ragazzo”. Per il suo gesto Angelini aveva ricevuto anche l’ apprezzamento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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