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“Trestina, l’asilo riaprirà”: Cestini risponde a Castello cambia

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“Trestina, l’asilo riaprirà”: Cestini risponde a Castello cambia

Redazione
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L'interno di un asilo

CITTÀ DI CASTELLO – “Che un territorio importante come Trestina debba avere una scuola dell’infanzia siamo tutti d’accordo ma su come fare, vogliamo interpellare la comunità”: così l’assessore alle Politiche scolastiche di Città di Castello Rossella Cestini risponde alla lettera aperta del gruppo consiliare Castello Cambia sulla chiusura dell’asilo “Turchi don Cristilio”.

Dopo il fallimento della cooperativa il Sicomoro, “la cooperativa San Francesco di Sales ha manifestato l’intenzione di rilevare tale servizio – afferma la Cestini –  salvo poi, alla fine di agosto, comunicarci che non c’erano le condizioni. L’amministrazione comunale, nel rispetto del sistema di formazione misto pubblico e privato, che a Città di Castello garantisce da decenni tutte le sensibilità e le opzioni educative, si è fermata nell’attesa di una soluzione di equilibrio e in continuità ideale con un asilo che è stato di riferimento anche per sessanta famiglie nei periodi di maggior seguito. Nel breve lasso di tempo che rimaneva, l’ipotesi di ampliare Badia Petroia o riaprire la sezione presso il complesso Alberto Burri  non era praticabile , rispetto ad un subentro tecnico, molto più agevole per bambini, genitori ed operatori. Fino all’ultimo abbiamo lavorato, come Amministrazione, per questo obiettivo, offrendo supporto e collaborazione per quanto di competenza dell’ente pubblico. L’attivazione  di una sezione di scuola dell’infanzia pubblica richiede tempi e procedure  che non si esauriscono nell’arco di una settimana, tanto più l’ampliamento di un plesso”. Riprendendo la posizione già espressa in consiglio comunale, la Cestini sottolinea che “in previsione del prossimo anno scolastico, tutte le possibilità sono all’esame e saranno valutate, d’intesa con le istituzioni scolastiche, il privato sociale e la comunità trestinese,  al fine di ripristinare il servizio perché una scuola dell’infanzia è un presidio di crescita e di coesione e Trestina non può rimanerne priva”. Alla luce di queste motivazioni, per l’assessore “la lettera aperta di Castello Cambia non propone alcuna strada concreta da percorrere ma rivela tutta la sua strumentalità, più grave perché indifferente al disagio che le famiglie hanno dovuto affrontare e di cui siamo consapevoli, tanto da attivarci fin da subito per dare una risposta non improvvisata ma condivisa i soggetti interessati”.

 

La lettera di “Castello cambia”. Riportiamo di seguito il testo della lettera aperta del gruppo consiliare di opposizione: “Apprendiamo con sollievo la positiva conclusione delle vicende riguardanti le lavoratrici e i lavoratori dopo la messa in liquidazione della soc. coop. Il Sicomoro, che,  almeno in parte, sono stati reintegrati nelle precedenti mansioni, poiché inseriti negli organici delle società che hanno rilevato la gestione dei servizi coinvolti” affermano i consiglieri di Castello Cambia, Bucci e Colombo, “così come positiva è l’integrazione di una parte dei lavoratori nella cooperativa ‘San Francesco di Sales’ che gestisce adesso le due strutture di San Giustino e il doposcuola, e la nascita di una nuova cooperativa, la ‘Riosecco onlus’, creata su iniziativa e per volontà degli stessi educatori che già operavano nella scuola dell’infanzia paritaria di Riosecco, i quali potranno così continuare nel loro lavoro. Nel riconoscere la  competenza e buona volontà delle forze sindacali, l’impegno dei lavoratori stessi e di alcune istituzioni locali che si sono messe  all’opera per fronteggiare una tale incresciosa vicenda, spiace rilevare come  la stessa cosa non si possa dire per  la scuola dell’infanzia paritaria ‘Turchi don Cristilio’ di Trestina,  che viene ora liquidata dalle cronache con un  laconico “chiusa per mancanza di iscritti”, come se questo epilogo fosse indolore e senza conseguenze. Questa chiusura ha invece avuto effetti che si potevano  scongiurare per tempo, se l’ amministrazione tifernate fosse stata attenta e lungimirante. Se è vero infatti che le istituzioni pubbliche non possono intervenire sulla salvaguardia di un servizio a carattere privato, come è sempre stata la scuola materna di Trestina, è anche vero che esse hanno l’obbligo di occuparsi e preoccuparsi affinchè le famiglie e i bambini di una età tanto delicata non vivano disagi che, con una maggiore attenzione e cura, si sarebbero potuti evitare. Disagi  che sono sotto gli occhi di tutti: famiglie con bambini dai 3 ai 5 anni che  a ridosso dell’inizio scolastico, in totale incertezza, hanno dovuto faticare non poco per trovare una collocazione alternativa alla scuola paritaria cui erano iscritti, che devono sopportare spostamenti di vari chilometri per usufruire di un servizio importantissimo, perché le sezioni di scuola pubblica che hanno potuto accoglierli sono solo in parte nelle vicinanze, mentre le altre sono o fuori comune (scuola infanzia di Calzolaro) oppure a oltre 15 km come la scuola di San Leo Bastia. Eppure c’erano soluzioni praticabili. Senza nulla togliere ad un servizio privato “storico” e importante per la comunità di Trestina, non si può non osservare che l’adiacente Istituto Comprensivo “A. Burri” avrebbe potuto gestire la situazione in maniera agevole, se chi di dovere avesse ascoltato e collaborato. Come mai l’assessorato competente  ha rifiutato proposte  alternative, come l’ampliamento della Scuola Infanzia di Badia Petroia (di recentissima costruzione, ma nata già sottodimensionata con una sola sezione) o, in mancanza di fondi utili, una più economica apertura di una sezione distaccata della stessa, adeguando i locali della scuola elementare di Trestina, che ci risulta espressa fin dai primi di giugno? Quest’ultima soluzione avrebbe potuto far risparmiare alle famiglie di una delle più grandi frazioni tifernati  un bel po’ di disagi e… di soldi. Come mai – ci chiediamo, e chiederemo all’assessore di competenza – si è giunti a questo punto ed è stato lasciato morire tale servizio, scaricandone i costi sulle famiglie,  senza che si pensasse in tempi utili ad una alternativa pubblica, perfettamente in linea con le prerogative di una amministrazione comunale?”.

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