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Treofan, i sindacati: “Basta con i trasferimenti e produzioni a Brindisi”

Economia ed Imprese Terni

Treofan, i sindacati: “Basta con i trasferimenti e produzioni a Brindisi”

Redazione economia
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TERNI – L’assemblea di ieri pomeriggio in Treofan, della quale vi avevamo riferito, ha segnato un primo punto fermo: il possibile avvio di una mobilitazione, se non emergeranno nuovi dati concreti prima del prossimo incontro al Mise – ammesso che si svolga – in programma entro fine mese. Al termine del lungo confronto coi lavoratori, in serata, le tre forze confederali hanno emesso una nota dalla quale emerge soprattutto un dato allarmante: “Sta continuando – scrivono i sindacati –  l’operazione di spostamento delle produzioni a maggior valore aggiunto e delle competenze verso gli altri stabilimenti, quello di Brindisi (sul quale la Regione Puglia ha fatto un investimento pubblico notevole) e quello in Germania”.

Piano industriale Da qui le preoccupazioni forti per il futuro del sito di Terni e per i suoi 150 lavoratori, espresse nella nota a firma di Filctem Cgil (Sergio Cardinali e Marianna Formica), Femca Cisl (Luciano Tramannoni e Fabrizio Framarini) e Uiltec Uil (Venere Balla e Doriana Gramaccioni). “In primo luogo – hanno sottolineato i rappresentanti sindacali – stiamo portando avanti una vertenza senza avere un vero interlocutore, perché Jindal comunica solo per email e l’amministratore delegato di Treofan, Manfred Kaufmann, ha partecipato agli incontro al Mise solo in video. Poi – hanno aggiunto – c’è un piano industriale presentato dall’azienda per giustificare la chiusura di Battipaglia che è una barzelletta, 10 slide messe insieme con numeri che non tornano e non possono bastare”.

Sciopero in vista “La conseguenza – proseguono – è la situazione di “sbando” nella quale Terni si trova da alcuni mesi, come confermato dai lavoratori in assemblea, una situazione che alimenta i dubbi su una possibile “strategia” di Jindal finalizzata a riproporre sul sito umbro gli scenari già visti a Battipaglia.  “Quali armi abbiamo per contrastare questo scenario?”: questa la domanda centrale emersa dall’assemblea. La risposta dei sindacati è stata articolata: “In primo luogo dobbiamo fare i compiti a casa – hanno detto i rappresentanti di Filctem, Femca e Uiltec – e preparare un documento dettagliato nel quale chiedere conto all’amministratore delegato, prima del prossimo incontro al Mise, di tutte le incongruenze del finto piano industriale. Poi, qualora non arrivasse risposta – hanno concluso i sindacati – dobbiamo prepararci ad usare le armi della mobilitazione, consapevoli che questo stabilimento ha delle produzioni che stanno molto a cuore all’azienda e che quindi abbiamo il coltello dalla parte del manico”.

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