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Tre anni dal Sisma, Boccardo: “Sfollati come migranti, terremoto sia priorità”

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Tre anni dal Sisma, Boccardo: “Sfollati come migranti, terremoto sia priorità”

Redazione
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Renato Boccardo

NORCIA – A tre anni dalle scosse, tutto come prima. Non è cambiato niente, o quasi, visto che la ricostruzione in Valnerina, ma anche nel Lazio, nelle Marche e in Abruzzo è tutto fuorchè partita e in alcune zone, Norcia su tutte, ci sono ancora le macerie da togliere.

Le proteste dei comitati civici hanno sortito solo qualche passerella e il decreto sblocca cantieri non sblocca in realtà niente. Così i cittadini delle zone colpite dal terremoto del 2016 si fanno sentire e con loro anche monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza Episcopale Umbra: Voglio sperare che il nuovo governo, indipendentemente dal colore e dagli orientamenti, sappia porre la questione del terremoto tra le sue più urgenti priorità – ha sottolineato il presule nel corso dell’omelia a per la festa del beato Giacomo Bianconi di Bevagna –  Si erano riposte molte speranze nelle promesse e nelle assicurazioni ricevute dai diversi livelli istituzionali circa il ritorno nelle case e la ricostruzione”. “A tutt’oggi – ha aggiunto – la realizzazione di queste promesse rimane vaga e viene ritardata da incomprensibili intoppi burocratici”.

Boccardo ha quindi fatto riferimento alla Basilica di San Benedetto a Norcia. “Sbandierata da molti come icona di questo terremoto – ha sottolineato -, ma ancora occupata dalle macerie, così come la cattedrale di Santa Maria e tutte le altre chiese, le tante case e gli edifici pubblici”.

Terremotati come migranti. “C’è “poca differenza” tra i migranti “trattenuti” sulle navi e gli sfollati del sisma in centro Italia costretti a vivere fuori dalle loro abitazioni – ha detto ancora –    “C’è poca differenza e direi c’è la stessa responsabilità morale – ha detto monsignor Boccardo – nel trattenere migranti e profughi su una nave in attesa di un porto sicuro e nell’obbligare tanta gente a vivere fuori dalla propria casa nella precarietà e nell’attesa. Nell’anniversario della prima scossa del terremoto c’è un verbo – ha aggiunto il presidente della Ceu – che è urgente declinare con serietà e responsabilità ed è restituire. Bisogna restituire con urgenza alle popolazioni della Valnerina la fiducia che è stata loro rubata”.

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