CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Todi Festival, l’uomo contemporaneo in tutta la sua fragilità in Esilio

Eventi Cultura e Spettacolo Marsciano Todi Deruta Città

Todi Festival, l’uomo contemporaneo in tutta la sua fragilità in Esilio

Francesca Cecchini
Condividi

SIPARIO UMBRIA – Anima e corpo si muovono surrealmente sul palcoscenico accompagnati dai suoni incisivi della vita. L’uno specchio dell’altra. E viceversa. Un viaggio evocativo senza orpelli si snoda sul palco del Nido dell’Aquila durante lo spettacolo inaugurale della sezione dedicata al teatro contemporaneo a cura di Teatro di Sacco e del direttore Roberto Biselli che hanno affidato l’ouverture di Todi OFF a Esilio, spettacolo della Piccola Compagnia Dammacco. Nella piéce, un uomo qualunque, uno di noi, un uomo contemporaneo che vive e affronta un momento destabilizzante che riporta ad un tema di grande attualità quale la crisi economica e la conseguente perdita del lavoro (seppur il viaggio tridimensionale che si apre al pubblico potrebbe non essere, secondo noi, causato necessariamente dall’accadimento specifico, ma lascia aperta una porta che schiude allo spettatore percorsi di riconoscimento diversi). Un’interessante scambio dei ruoli vede Serena Balivo (dalle parvenze molto charlottiane, a tratti maldestro, goffo, di fondo di buoni sentimenti e appannato da un velo di ingenuità) interpretare il protagonista nella sua forma fisica, corporea, mentre Mariano Dammacco si veste di etereo, dei panni di quel che, sul palcoscenico, sembrerebbe un alter ego composto che prende voce (e forma) dall’anima profonda, dalla coscienza più intima, dalle paure che lentamente si susseguono in scena. In bilico tra disperato realismo e onirici salti tra passato e presente, lo spettatore viene accompagnato nella profondità delle emozioni e tocca con mano il passaggio traumatico che questo alternarsi di sensazioni, che si sviluppa dopo una perdita, comporta. Dall’incredulità (tutto sembra uno scherzo e difficile è attribuirne il “merito” a qualcuno o qualcosa) allo sgomento di non riuscire a cambiare la propria condizione (impotenza), dalla disperazione più buia (perdita di fiducia in se stessi) alla fieve speranza (ottimismo un po’ sgualcito che porta a un momento di reazione), dall’autocommiserazione (la vita si sgretola lentamente) alla spossatezza fisica (chiusura del movimento fisico). Strati percettivi di spessore diversi che introducono un incubo da cui risvegliarsi è passaggio lento e indefinito. Cosa rimane, dunque, all’uomo sofferente che tutto ha visto scivolar via sotto ai sui occhi? La ricerca spasmodica (nei momenti di reazione) di un sogno, la fine dell’insicurezza, non solo emotiva, ma anche e soprattutto psicologica, che riporti a galla almeno una parvenza del vissuto più certo. Ma c’è davvero qualcosa di certo in questa società debole e insicura?

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere