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Tk-Ast chiude un sito marchigiano, a Terni levata di scudi e cupe profezie

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Tk-Ast chiude un sito marchigiano, a Terni levata di scudi e cupe profezie

Andrea Giuli
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Ingresso AST e bandiere

TERNI – La ThyssenKrupp-Ast chiude il 30 aprile il sito Terninox nei pressi di Ancona, e a Terni la levata di scudi – da destra a sinistra, centro compreso – si fa imponente, vaticinando anche foschi scenari per la presenza del colosso siderurgico tedesco nella seconda città umbra.

Rossi Per il senatore ternano del Pd, Gianluca Rossi “la chiusura del Centro servizi Terninox in provincia di Ancona merita la giusta attenzione da parte di tutti, perché smentisce gli accordi intercorsi con organizzazioni sindacali e istituzioni in merito alla commercializzazione dei prodotti ThyssenKrupp. Inoltre, sembra passare in secondo piano una questione con risvolti potenzialmente preoccupanti: è di qualche giorno fa la notizia della vendita del gigantesco impianto siderurgico brasiliano Csa di ThyssenKrupp alla famiglia Rocca, con una rilevante minusvalenza che provocherà la chiusura dell’anno economico della multinazionale tedesca in rosso. Torna inoltre in primo piano la questione dei rapporti economici tra TK e Tata Steel Europe, con un accordo che riguarderebbe l’acciaio al carbonio. Infine, per bocca di Heinrich Hiesinger, ceo di ThyssenKrupp, l’inox non è tra gli interessi strategici della multinazionale tedesca. Questo ci pone di fronte a quesiti ineludibili: se l’inossidabile esce dalla sfera degli elementi strategici di TK, quale sarà il destino del sito produttivo di Terni? E’ importante dunque che il governo italiano monitori attentamente questa situazione, per non trovarci nell’impossibilità di garantire un futuro ad una produzione strategica per il Paese e ai livelli occupazionali dello stabilimento di Terni”.

Nevi Secondo il capogruppo regionale di FI, il ternano Raffaele Nevi, la chiusura del sito marchigiano di Tk rappresenta addirittura Nevi “la goccia che può far traboccare il vaso dei rapporti tra l’Umbria e la ThyssenKrupp, non solo perché si perdono altri posti di lavoro, ma perché, dietro a questa unilaterale e riservata decisione, sembra di vedere l’ennesimo passo verso la riedizione del famoso piano McKinsey che prevedeva che Terni diventasse solo e semplicemente un sito produttivo, mentre la commercializzazione veniva
accentrata in Germania e a Milano. Se la chiusura di Terninox era nell’aria da tempo, viene da domandarsi perché quel personale viene dislocato a Milano e non a Terni. Val bene ricordare che alla pagina 3 dell’accordo firmato a Roma nel 2014 c’è scritto che ThyssenKrupp si impegna a rafforzare la rete commerciale di Ast. Ciò che più stupisce è l’assordante silenzio delle istituzioni locali. Urge prendere in mano questa situazione prima che Ast sia venduta (a Tata Steel?) solo come semplice sito produttivo se è vero, come ha fatto capire l’ad che ThyssenKrupp vuole vendere la produzione e tenere la commercializzazione, i servizi e le verticalizzazioni. Ciò sarebbe incompatibile con l’accordo siglato al Ministero e quindi sarà il caso che si riconvochi quanto prima il tavolo ministeriale chiamando però, una volta per tutte, chi comanda
veramente in Germania”.

Fiorini Il capogruppo, anch’esso ternano, della Lega Nord in Regione, Fiorini, parla di “campanello d’allarme che non può essere trascurato in un’ottica di salvaguardia dei livelli produttivi e occupazionali dell’impianto ternano. Reputiamo inopportuna la mancanza di comunicazione ai sindacati e preoccupanti le evidenti contrapposizioni della proprietà nel produrre, da una parte, rassicurazioni in termini di fatturato e, dall’altra, nel chiudere l’impianto marchigiano. E’ chiaro che a questo punto è necessario tornare a parlare di ThyssenKrupp e di Terni. Ci sono questioni importanti che, se affrontate nella maniera opportuna, possono contribuire al rilancio dell’azienda su scala internazionale con benefici per la proprietà stessa, i dipendenti e il territorio o, al contrario, determinarne il declino se non prese nella giusta considerazione. Per tale motivo riteniamo opportuno avere risposte serie da parte della Thyssen, nonchè dalla politica locale, su questioni ancora rimaste sospese: la Linea 5, la questione ambientale, il trattamento delle scorie, la discarica di Valle, appalti, dispendiose consulenze esterne, la Orte-Civitavecchia. Va tutto male? Non lo pensiamo, ma non va neanche tutto bene come qualcuno vorrebbe far credere”.

Cecconi Il capigruppo di FdI in consiglio comunale, Cecconi, interpreta la chiusura di Terninox ad Ancona come “un ulteriore, gravissimo motivo di allarme sulle reali strategie del gruppo e sui destini della fabbrica ternana: nelle mani di una proprietà che investe e verticalizza in Ungheria, mentre da noi rinuncia a rilanciare le produzioni e affossa le politiche commerciali più a portata di mano. Le istituzioni tacciono; i vertici della Regione tacciono; le relazioni sindacali non esistono; le parti sociali apprendono le news sulle scelte aziendali dai media; nessuno si preoccupa di verificare a Roma gli accordi sottoscritti due anni fa al Mise. Magari la vera strategia è quella di chiuderla, la fabbrica di viale Brin. Senza, magari, aumenta il tesoretto statale dell’area di crisi complessa, da spendersi una tantum e poi dopo di me il diluvio”.

Crescimbeni Il consigliere comunale Crescimbeni parla di “campanello d’allarme” e di “decisione improvvisa, mai annunciata né discussa, che riporta ai tempi delle decisioni a freddo, unilaterali. L’amministratore comunale non può più rincorrere gli eventi. Il sindaco prenda subito contatti con la direzione generale di Ast per un aggiornamento sull’accordo del dicembre 2014”.

 

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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