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Thyssen, la Germania: “Verso non eseguibilità sentenza”. Pucci esce dal carcere

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Thyssen, la Germania: “Verso non eseguibilità sentenza”. Pucci esce dal carcere

Redazione
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TERNI – Le indagini della giustizia italiana sul rogo Thyssen che ormai 11 anni fa uccise 7 persone potrebbero essere clamorosamente invalidate, almeno quelle che riguardano i due dirigenti tedeschi, Harald Espenhahn e Gerhard Preignitz, condannati in via definitiva in Italia e fuggiti in Germania subito dopo la sentenza.

Carte Secondo quanto emerso infatti ieri da un servizio televisivo de Le Iene, Johannes Hidding, giudice del tribunale di Essen, informato del caso, ha mostrato carte secondo le quali la giustizia tedesca si strarebbe indirizzando verso l’accettazione di una mozione presentata dalla difesa dei due condannati, che ha richiesto l’archiviazione per dei difetti nelle indagini italiane. Tra massimo un mese si saprà se questa mozione verrà accolta, in questo caso i due manager tedeschi eviterebbero per sempre la prigione. Espenhahn è stato condannato a 9 anni e 8 mesi e il secondo a 6 anni e 10 mesi.

Pucci esce dal carcere. Intanto esce dal carcere Marco Pucci, uno dei due manager italiani coinvolti. Condannato definitivamente a sei anni e tre mesi di reclusione per l’incendio allo stabilimento ThyssenKrupp di Torino nel quale morirono sette operai,  Pucci ha ottenuto l’affidamento ai servizi sociali e ha potuto lasciare il carcere di Terni dove era detenuto dal maggio del 2016. Lo ha appreso l’Anasa da diverse fonti in città, dove risiede con la famiglia. L’incendio di Torino avvenne il 6 dicembre 2007.  La misura alternativa alla detenzione è stata disposta dal tribunale di sorveglianza già da qualche mese.
Pucci (all’epoca dei fatti di Torino responsabile commerciale dell’area marketing e successivamente per un periodo amministratore delegato dell’Ast di Terni) già nel giugno 2017 aveva ottenuto la possibilità di svolgere un lavoro esterno al carcere, come consulente in un’azienda del posto, con obbligo di rientro in cella alle 18.30. Ha anche chiesto la grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.