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The Sun a Terni, Francesco Lorenzi: “Dagli eccessi alla Fede, ora la musica è un mezzo”

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The Sun a Terni, Francesco Lorenzi: “Dagli eccessi alla Fede, ora la musica è un mezzo”

Emanuele Lombardini
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TERNI – “Noi suoniamo per chi crede, per chi è vicino alla chiesa, ma anche e soprattutto per chi si sta avvicinando, o per chi è ancora lontano. Anzi, la nostra maggiore soddisfazione è proprio vedere che ai nostri concerti, ai nostri eventi, ci sono anche tante persone in cammino”. Francesco Lorenzi, leader e frontman dei The Sun parla fra un impegno e l’altro, in vista del concerto-testimonianza che la band di Thiene terrà domani sera alle 21 in Piazza del Duomo, a conclusione degli eventi Valentiniani ed in occasione della Giornata Diocesana dei Giovani, che prenderà le mosse dal best seller ‘La strada del sole’, in cui Lorenzi racconta il percorso personale e della band verso il cambiamento.

Non un concerto vero e proprio ma un “Viaggio nella strada del sole”, un incontro con la gente, dove con la mediazione di don Matteo Antonelli, il parroco di Nostra Signora di Fatima a Gabelletta, Francesco Lorenzi e la band racconteranno la loro storia di successo, vita spericolata e poi conversione e ripartenza. Alla fine poi la band concluderà l’evento con un concerto acustico con le canzoni estratte dai loro tre album in italiano: “Non ci sarà una vera e propria scaletta – dice – tutto dipenderà da quello che i ragazzi, la gente ci chiederà, dalle domande che ci faranno e questo è molto più bello”.

Delizie e croci. La vita di Francesco Lorenzi cambia nel 2008, dopo dieci anni di enormi successi: “Diecimila concerti in cento nazioni dagli Stati Uniti al Giappone, eravamo fra i più conosciuti ed apprezzati in Europa sulla scena punk – racconta – eppure io sentivo che tutto questo non mi bastava. Certamente è stato un periodo in cui ero lontanissimo dalla chiesa, si faceva abuso di alcool, droghe e donne , avevamo un nostro pubblico affezionato, ma io continuavo a non sentirmi soddisfatto appieno di tutto questo, anche se non sapevo bene cosa mi mancasse. Poi un giorno ho accettato l’invito di mia madre di andare a seguire un incontro in parrocchia e lì sono rimasto colpito da come quei giovani della mia età nella provincia vicentina, avessero un modo  completamente diverso dal mio di impostare la vita e fossero felici, come non lo ero invece io. Così ho cominciato a riaprire il Vangelo, leggendolo a cuore aperto e a riavvicinarmi alla chiesa”.

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Amicizia e Fede. Il percorso perché Sun eats hours diventino The Sun è ancora lungo: “C’era da fare i conti da un lato con un pubblico a cui piacevamo per quel che eravamo, il nostro poi era un genere anticlericale per eccellenza e dall’altro con i miei compagni della band, che prima di tutto sono amici. Ecco, loro si chiedevano cosa fosse cambiato dentro di me, perché io adesso fossi così diverso da prima e così con l’amicizia, il dialogo la Fede, anche loro hanno cominciato il percorso che poi ci ha portato a diventare The Sun”.

Cristiani che fanno rock. E se è vero che la ripartenza è stata difficile, oggi la band gira il mondo come prima, con lo stesso successo. “Abbiamo cominciato a scrivere in italiano, a vivere la musica e i concerti in modo diverso. E la nostra grande soddisfazione è quella di essere riusciti a cantare in grandi eventi come le due Gmg a Rio e in Polonia, a suonare nel concerto per la Pace in Terra Santa,  insieme al fatto che finalmente cominciano a vederci come un punto di riferimento per questo genere di musica nel sud Europa”. Anche se a loro il termine ‘christian music’ va stretto: “Noi siamo dei cristiani che cantano il rock. L’incontro con Signore ha dato una direzione nuova alla nostra vita e alla nostra musica. E lo facciamo senza timore: a volte c’è un po’ di prevenzione verso chi espone la propria Fede.  Rispetto all’idea che c’è dei musicisti cattolici, noi non  dovremmo rappresentare l’eccezione perché la Fede ha dei contenuti straordinari, sempre attuali. Ed è questo che noi  cantiamo”.

Con brani come “Onda perfetta”, che è un po’ il racconto della loro svolta, come “Non ho paura”, che racconta il momento del cambiamento, come “Strada in salita”, scritta per dare coraggio a chi è lontano e si sta avvicinando o come “Le case di Mosul”, contenuta nel loro ultimo lavoro “A cuore aperto”, nata dopo un viaggio in quelle terre martoriate, dove i cristiani sono perseguitati: “Il rock è vero quando sveglia, quando fa luce – dice Lorenzi – la musica deve svegliare le coscienze, porre dei quesiti. Il nostro, quello che ci siamo posti nel momento in cui i nostri eccessi ci stavano mandando in crisi è stato: ‘Quanto bene c’è in quello che stiamo facendo?’.  Per questo per noi la musica adesso è un mezzo, non più un fine”.

UPDATE: Piazza del Duomo era gremita di ragazzi, tanti giovanissimi ma anche parecchia gente sopra gli ‘anta’: un’ora di dialogo “Sulla strada del sole’, con qualche chicca inedita, poi la sessione acustica. Nessunissima differenza con le normali rock band: i fans che cantano a squarciagola, rock genuino. Tesi importanti, quelli si, che facevano la differenza. A seguire l’incontro coi fan, privilegiato ad ogni altra cosa, compreso quello coi cronisti. Poi tutti al lavoro, c’è da smontare il palco. Prima della ripartenza verso la strada del sole.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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