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Terremoto del ’97, 32 precari assunti post sisma ora disoccupati. La Cgil: “Le istituzioni facciano la loro parte”

Politica Extra

Terremoto del ’97, 32 precari assunti post sisma ora disoccupati. La Cgil: “Le istituzioni facciano la loro parte”

Alessandro Minestrini
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PERUGIA – La Cgil vuole risposte concrete per i 32 “precari del secolo scorso”, lavoratrici e lavoratori assunti dopo il terremoto del ’97 in Umbria che hanno lavorato per anni nella pubblica amministrazione sulle pratiche del post sisma. Dopo l’interruzione dei loro contratti nel mese di marzo, denuncia il sindacato, i lavoratori sono entrati in disoccupazione, perdendo una quota importante del proprio reddito e con una prospettiva garantita di alcuni mesi al massimo.

“Su nostra richiesta nei mesi scorsi si è avviato un tavolo con la Regione, i Comuni interessati  (Nocera Umbra, Valtopina, Vallo di Nera e Monte Santa Maria Tiberina) e l’Anci, per trovare una soluzione strutturale a questa annosa vicenda – spiega Ivo Ceccarini, della Fp Cgil di Perugia – ma a due mesi di distanza non vediamo ancora concretizzarsi soluzioni credibili per i 32 precari”.

“È indispensabile che i Comuni direttamente interessati facciano fino in fondo la loro parte –  afferma Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia – e che si dia attuazione allo strumento dell’accordo di programma tra gli enti locali, come previsto dalla legge regionale 2/2003, che può consentire di trovare spazi per la stabilizzazione di questi lavoratori”.

La Cgil chiede inoltre, anche attraverso il coinvolgimento delle sue strutture nazionali, che “il governo centrale intervenga a livello normativo per rimuovere gli ostacoli attualmente esistenti alla soluzione di questa annosa e ormai inaccettabile vicenda”.

“Nel caso in cui non arrivassero le risposte necessarie in tempi rapidi – concludono Ciavaglia e Ceccarini – la Cgil, insieme ai lavoratori interessati, è pronta a mettere in campo nuove iniziative di mobilitazione e di lotta per evidenziare, anche di fronte all’opinione pubblica, la necessità di trovare una giusta soluzione per queste 32 famiglie del nostro territorio”.