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Terra dei fuochi in Valnestore, arriva l’archiviazione per tutti gli indagati

Cronaca e Attualità Trasimeno

Terra dei fuochi in Valnestore, arriva l’archiviazione per tutti gli indagati

Redazione
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PERUGIA – La sentenza è chiara: dieci archiviazioni, il fatto non sussiste. I nove fra dirigenti a dirigenti di Enel Distribuzione, responsabili delegati in materia ambientale di Enel Produzioni, amministratori di Valnestore Sviluppo e  la stessa Enel Produzioni, indagati a vario titolo (omicidio colposo, lesioni, inquinamento ambientale) nella vicenda relativa alla cosiddetta ‘Terra dei fuochi umbra’, hanno visto archiviate le rispettive posizioni da parte del tribunale di Perugia.

Il caso Accolta in pieno la tesi della Procura, secondo la quale non c’è alcuna relazione fra le 350.000 tonnellate di ceneri tossiche scaricate a metà degli anni 80 lungo la Valnestore fra Piegaro, Pietrafitta e Fabro dalla centrale Enel di Pietrafitta e da quelle ligure, con con i tumori e le morti (250 persone complessivamente) verificatesi fra il 1992 ed il 2007. Anzi, secondo la tesi finale, dal dato epidemiologico, emergerebbe come non ci sia un dato percentuale di morti per tumore maggiore rispetto alla media umbra, ma anzi più basso.

Decisiva la relazione della Asl Umbria 1 secondo nella quale non si nega l’esposizione di alcuni “gruppi omogenei di lavoratori ad agenti cancerogeni (nichel, arsenico, cobalto, fibre di amianto e altro)”, ma si precisa che “gli accertamenti particolarmente complessi per il numero elevato di persone offese, per l’arco temporale intercorso e per la specificità tecnico scientifica della materia, non sono in grado di provare oltre ogni ragionevole dubbio il nesso causale tra le condotte poste in essere e l’evento morte o lesione negli anni delle persone offese”. In sostanza quindi, non si nega che sotto la terra della Valnestore siano sepolti rifiuti tossici, ma non è provato che siano legati alle morti per tumore nè sarebbe provata ‘una compromissione della matrice ambientale dal punto di vista oggettivo’: ” Le attività svolte dagli anni ’90 in poi – si legge nelle motivazioni della sentenza-  perlomeno per quanto attiene agli obblighi documentali e le attività di sorveglianza sanitaria, appaiono essere state condotte nel rispetto della normativa di salute e sicurezza vigenti, tenendo anche conto delle informazioni scientifiche disponibili al momento”

Rilancio  Il Comitato per la salvaguardia della Valnestore, che ha portato avanti la battaglia insieme a WWF, l’associazione No centrale biomasse a Fabro ed altri gruppi però non ci stanno e proprio appellandosi al fatto che viene riconosciuta la presenza di rifiuti speciali annunciano una nuova denuncia per la discarica abusiva: “I rifiuti andavano stoccati – dicono attraverso gli avvocati, ora ci muoveremo perchè vengano rimosse. C’erano autorizzazioni che ora sono scadute e non possono essere utilizzate. Presenteremo quindi la denuncia anche alla commissione Ecoreati”.

Rinvio Niente da fare invece, per la sentenza in merito alla omessa bonifica che coinvolge due dei nove indagati assolti dal reato maggiore: l’emergenza Coronavirus che ha bloccato i processi ha fatto slittare tutto a Maggio 2021. Dal canto loro, invece, gli ormai ex imputati sono soddisfatti e tramite i legali fanno sapere: “Questa decisione finalmente spiega come quest’area non sia affatto una Terra dei fuochi. È invece una terra che va riabilitata, rimarcando come non ci siano contaminazioni pericolose”.

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