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TerniBiomassa, sulla riaccensione l’esposto della Lega e il monito del Comitato

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TerniBiomassa, sulla riaccensione l’esposto della Lega e il monito del Comitato

Andrea Giuli
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L'inceneritore di Terni

TERNI – Il Comitato ‘No inceneritori’ di Terni si prepara a quella che, in certo senso, si preannuncia dome la madre di tutte le sue recenti battaglie: quella contro il rinnovo delle autorizzazioni al contestato impianto a biomasse di Maratta. Il 23 gennaio, infatti, in Regione si terrà una Conferenza dei servizi (l’ennesima e probabilmente decisiva) per deliberare se dare o meno l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) all’inceneritore TerniBiomassa. In queste ore, invece, la Lega Nord Umbria, attraverso il capigruppo in consiglio regionale, Fiorini, ha annunciato in una nota di aver elresentato un dettagliato esposto alla magistratura proprio sul fronte delle vicende autorizzative del medesimo inceneritore TerniBiomassa

Esposto della Lega “L’inceneritore della Terni Biomassa di Maratta poteva essere riattivato? Ci sono tutti i documenti e le autorizzazioni? Il sospetto – si legge nel comunicato del leghista umbro Fiorini – è che l’impianto, avendo subìto interventi di ammodernamento su indicazioni formulate da Arpa, ma mancando della “Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale”, non poteva essere riacceso. L’interrogativo rappresenta l’elemento chiave contenuto nell’esposto presentato il 15 dicembre 2016 alla Procura di Terni, Guardia di finanza e carabinieri del Noe, attraverso il quale si chiede di disporre tutti i controlli di competenza, finalizzati a verificare la correttezza dell’operato della Direzione regionale Agricoltura e ambiente, in ordine all’adozione della determina dirigenziale con la quale si è provveduto ad autorizzare il riavvio dell’impianto di incenerimento di rifiuti, individuando anche eventuali responsabilità in ipotesi di violazioni accertate. L’inceneritore di proprietà della Terni Biomassa srl è stato fermato a seguito di accertamenti effettuati fra il 2015 ed il 2016 dai carabinieri del Noe di Perugia con il supporto tecnico di Arpa, in quanto era emerso il superamento dei valori limite delle emissioni in atmosfera per diossine e furani. Si è dunque provveduto alla diffida della Terni Biomassa e alla contestuale sospensione dell’attività di recupero rifiuti non pericolosi, rilasciata a suo tempo dalla Provincia per non oltre 100 tonnellate al giorno. Nel settembre 2016, con determina dirigenziale, il Servizio regionale Energia e ambiente, ha autorizzato il riavvio e l’esercizio dell’impianto sulla base di una nota trasmessa dalla Terni Biomassa che dichiarava di aver rispettato le prescrizioni sul sistema di monitoraggio in continuo dell’ammoniaca. L’atto è stato anche trasmesso al Servizio regionale “Recupero ambientale, bonifica e AUA Provincia di Terni” che non si è espresso in materia, pur essendo formalmente titolare dell’Autorizzazione unica ambientale vigente sull’impianto. Nella determina dirigenziale che autorizzava la riaccensione, l’ufficio regionale ha accolto le osservazioni formulate da Arpa Umbria in ordine alla caratterizzazione delle ceneri, alle modalità di stoccaggio dei rifiuti e alle modalità di campionamento dell’ammoniaca, senza peraltro tener conto delle altre censure mosse nella diffida sulle modalità di gestione dell’impianto e sul relativo impatto ambientale. Tuttavia, nel Decreto legislativo 152/2006 “Progetti sottoposti alla verifica di assoggettabilità di competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano”, viene resa obbligatoria la verifica per gli impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi e questo vale sia per i nuovi impianti, sia per quelli sottoposti ad ammodernamento. Pertanto, l’inceneritore Terni Biomassa doveva essere sottoposto a “Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale”, ma quest’ultima non risulta essere stata richiesta dall’azienda”.

La posizione del Comitato “Lo stesso inceneritore – si legge in una nota del Comitato – chiuso temporaneamente nel 2016 per il superamento dei limiti delle emissioni e altre violazioni al codice, oggi sotto inchiesta per reati in materia ambientale. Tanto per capirci, è difficile sostenere che aver bruciato il doppio del combustibile (pulper) possa essere stato frutto del caso o di un errore di processo. Sarebbe davvero assurdo che questa impresa si vedesse autorizzato un impianto malgrado tutto questo. La Regione Umbria e i suoi vertici non facciano gli struzzi, adducendo la scusa che se l’impianto risponde tecnicamente alla normativa non si può non autorizzare. La Regione deve assumersi la scelta politica di rigettare l’istanza. Allo stesso modo, la Asl2 che, ad oggi, non ha mai prodotto alcuno studio di un certo profilo scientifico e ufficiale (al massimo qualche stima) sullo stato di salute della Conca, sull’incidenza delle varie patologie e sul ruolo degli inquinanti emessi dai vari impianti industriali sulla salute dei ternani. Su questo fronte saremo determinati, e lo diciamo al nuovo direttore generale: non accetteremo l’ennesima assenza della Asl alla Conferenza dei servizi o che si presenti senza un suo parere motivato. Sarebbe una gravissima omissione dei doveri istituzionali e siamo pronti a denunciarli. Al sindaco medico diciamo: l’aver depositato un parere negativo non lo esonera dal dovere di richiamare ufficialmente e pubblicamente la Asl ai propri doveri. Senza un parere della Asl, il parere del sindaco rischierebbe di essere nullo, e non vorremmo che tutto questo sia stato solo un gioco delle parti. Ovviamente in quei giorni ci saranno iniziative e mobilitazioni”.

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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