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TerniBiomassa, la Regione vuole uno studio ma l’impianto non si può fermare

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TerniBiomassa, la Regione vuole uno studio ma l’impianto non si può fermare

Andrea Giuli
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L'inceneritore Asm di Terni

TERNI – Oltre alle emissioni era, da tempo, nell’aria anche questo. E cioè che, stante così le cose, da un punto di vista strettamente amministrativo e normativo l’inceneritore TerniBiomassa di Maratta non si sarebbe potuto bloccare, fermare. Dunque, da quanto è dato capire, nei tempi adeguati il controverso impianto riprenderà la sua marcia.

La seduta In soldoni, sembra essere questa la ‘ciccia’ della nota che poco fa la Regione Umbria (ente che ha in capo il rilascio o meno delle autorizzazioni del caso) ha diramato, a seguito dell’ennesima seduta della seconda commissione competente del consiglio regionale e dopo l’oceano di polemiche scatenatesi sull’argomento. “La seconda commissione dell’assemblea legislativa dell’Umbria – si legge – ha ascoltato nuovamente l’assessore regionale Fernanda Cecchini e i funzionari del Servizio autorizzazioni ambientali, Emanuele Smacchi e Andrea Monsignori, in relazione all’inceneritore ‘Terni Biomassa’ di Terni”.

L’esito “A seguito delle sollecitazioni e delle domande dei componenti della Commissione – prosegue la nota regionale – l’assessore e i tecnici hanno spiegato che la delibera di Giunta recentemente approvata ritiene necessario uno studio approfondito della Usl Umbria 2 sulle correlazioni tra rischio sanitario specifico e fonti prevalenti di emissioni a Terni e nella Conca ternana; chiede la realizzazione, entro 90 giorni, di un primo approfondimento sul rischio sanitario specifico, relativo agli impianti di co-incenerimento presenti sul territorio; auspica l’espressione di pareri ‘univoci e concludenti’ da parte della Usl. I tempi previsti sono indicativi, ma necessari a fissare un orizzonte entro cui ottenere i dati, mentre sulla copertura finanziaria è stata assicurata la disponibilità dell’Esecutivo di palazzo Donini a garantirla. La Giunta regionale non può interrompere il procedimento amministrativo di rinnovo dell’autorizzazione a ‘Terni Biomassa’ senza dati sanitari che giustifichino tale decisione. Inoltre il blocco del procedimento non porterebbe alla chiusura del termovalorizzatore: l’impianto infatti dispone già di una autorizzazione che scadrà nel 2019, e prevede livelli emissivi più alti e minori controlli rispetto a quella nuova. Il Comune di Narni, infine, non è stato coinvolto in quanto non avrebbe inviato osservazioni scritte, unica forma di partecipazione prevista dalle norme per i Comuni limitrofi”.

Nevi “Per affrontare i problemi dell’ambiente e della salute della conca ternana – scrive il capogruppo regionale di FI, Raffaele Nevi – occorre uno sforzo collettivo, come Forza Italia va dicendo da almeno cinque anni, per studiare nel profondo questa delicata situazione. Ciò è quanto emerso, forse per la prima volta, nella seduta odierna della seconda commissione. Il presidente Brega si è preso la responsabilità di fare una proposta, a partire dalle mozioni presentate dal sottoscritto, dall’intero centrodestra e dal Movimento 5 Stelle, per arrivare auspicabilmente ad una risoluzione unitaria dell’assemblea legislativa dopo anni di ritardi e continui scaricabarile tra Regione Umbria e Comune di Terni. Ciò è necessario per avere un quadro chiaro e definitivo di quella che è la situazione dell’ambiente, ma soprattutto della salute dei cittadini ternani, evitando il negazionismo e il catastrofismo. Solo con la serietà dell’analisi e delle successive iniziative da mettere in atto si acquisirà la credibilità che le istituzioni finora non hanno meritato su questo tema”.

Liberati Dice la sua anche il consigliere regionale pentastellato, Andrea Liberati: “Nella seduta odierna, l’assessore regionale Cecchini, a specifica domanda, ha poi risposto: “Ignoro se si possa interrompere il procedimento. Occorre verificare con l’ufficio legislativo”. E ha poi affermato: “Vogliamo andare a vedere le carte. Ho chiesto agli uffici di verificare se esista un pertugio”. Anche il M5S vuole vedere le carte, cercando di capire se, nella perdurante assenza di Catiuscia Marini sull’argomento, almeno l’assessore faccia sul serio, oppure se siamo di fronte all’assunzione di impegni pubblici privi di riscontro: sebbene già accaduto in passato, sarebbe ben strano se, pure oggi, si accordasse prima l’autorizzazione a incenerire e, solo dopo, si attivassero le indagini sanitarie richieste. Va infine precisato che, mentre l’odierna autorizzazione per ‘Terni Biomasse’ cessa nel 2019, l’eventuale Aia della Regione scadrebbe non prima del 2027-2028 e di 10 anni in 10 anni, con tutte le conseguenze del caso per la Conca dei veleni. Siamo certi che nessuno intenda giungere a tanto”.

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