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Terni, un pendolare racconta minuto per minuto l’odissea vissuta in treno

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Terni, un pendolare racconta minuto per minuto l’odissea vissuta in treno

Andrea Giuli
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Stazione di Terni

TERNI – Riceviamo questa non breve lettera da un pendolare ternano che è anche un dirigente nazionale della Filctem-Cgil, Sergio Cardinali, e che ricostruisce, da diretto protagonista, le peripezie vissute sui treni presi (da Roma e da Milano) per tornare a Terni, nelle ultime 48 ore. Ecco la lettera integrale di Cardinali:

Mercoledì 1 marzo, ore 14.28, stazione Roma Termini, treno regionale veloce per Perugia, per rientrare a Terni, felice di farlo a quest’ora. Ma la giornata è bellissima, la riunione al Ministero del Lavoro appena conclusa e domattina si va a Milano, un pensiero…qualche ora in più con la famiglia, non capita spesso purtroppo. Si parte, ore 14.35 da Roma Tiburtina. Sono trascorsi alcuni minuti, corriamo per uscire da Roma, quando ad un tratto un grande botto e il treno inizia a rallentare, si ferma, non c’è più energia nelle prese elettriche, ci guardiamo increduli, chiedendoci cosa sia successo. Passa il capotreno e dice: ‘Stiamo cercando di capire, vi aggiorneremo non appena possibile’. 

Passano circa 15 minuti e torna dicendo che si è rotto il cavo elettrico della linea del treno e che per ripararlo ci vorranno almeno un paio di ore. Verso le ore 16 ci dicono che saremo trasbordati in un altro treno che ci riporterà alla vicina stazione Tiburtina, solo dopo scopriremo da alcuni ferrovieri che potevamo essere trainati da una locomotiva e portati ad Orte, ma questa non era disponibile o guasta. Dopo mezz’ora veniamo affiancati da un treno partito da Fara Sabina e uno ad uno veniamo fatti scendere sul binario e risalire sull’altro treno e finalmente si riparte. Si fa per dire, visto che si ritorna a Roma. Mentre stavamo arrivando in stazione, l’altoparlante del treno annuncia che arriverà un treno alle 17.10 per Perugia. Guardo l’orologio sono le 17 e penso che alle 18 sarò a casa. Poteva anche andare peggio, ma ancora sono all’oscuro di casa ci attende a Roma.

A Tiburtina, alle 17.10, si scende e di corsa tutti al binario 6 dove troviamo un mucchio di pendolari fermi, sul tabellone ritardi da 40 a 90 minuti su tutti i treni. E al binario 6, prima del treno per Perugia, c’è la freccia per Torino, per Udine, per Milano e ore Venezia. Quando finalmente arriva il treno per Perugia si sono fatte le 18. Passa un ferroviere che ci anticipa: ‘Guardate che il treno che arriva da Roma termini è già pieno zeppo di gente’. Ma a costo di viaggiare sul tetto su quel treno ci salgo. Arriva, saliamo in tanti, corridoio centrale e tutti in fila indiana in piedi. Penso che stavolta è fatta, e invece partiremo alle 18.40 e l’altoparlante ci annuncia che il treno viaggerà sulla linea lenta. Non so quando arriveremo. Si parte, il treno viaggia lentissimo, continue soste. Alle 19.30 stiamo ancora transitando a Settebagni. E poi tutto insieme il miracolo, ci accorgiamo di non essere più sulla linea lenta ma sulla direttissima. Il treno arriva a Terni alle 20.40.

Giovedì 2 marzo, ore 4.30 la sveglia, c’è una trattativa a Milano. Ore 5.40, stazione Terni. Ore 7, Roma Tiburtina. Ore 10, Stazione centrale Milano. Tutto liscio, penso, oggi non è come ieri. Mai pensiero fu più sbagliato: ore 17, stazione di Milano, partenza in perfetto orario. Ma alle ore 19.40 l’altoparlante annuncia che per un controllo tecnico al treno che precede, faremo una sosta nei pressi di Orte e che ci terranno aggiornati. Il panico! Rivedo il film del giorno precedente. Intanto, il treno si ferma proprio sulla banchina della stazione di Orte. Faccio al volo due conti mentali, ora siamo fermi qui, non so per quanto, poi andremo a Roma, si ripresenterà la stessa situazione di ritardi e quando arrivo a casa stasera?

Sono alla carrozza 11, la cabina del capotreno è tra le prime 3, una corsa tra i corridoi del treno fino alle 3 e vedo gente già accalcata nei confronti del capotreno. Capisco che hanno la stessa mia richiesta, quella di aprire le porte in stazione ad Orte. Il capotreno insiste che non si può per motivi di sicurezza. Mi faccio largo tra le persone, guardo negli occhi il capotreno e gli dico: ‘Ieri sono stato per 6 ore sul treno per fare 100km, ora c’è di nuovo un guasto e rischio di arrivare a casa a mezzanotte, aprite queste porte o vi denuncio per sequestro di persona’. A quel punto scatta il boato di tutti quelli intorno a me e il capotreno dice: ‘Vediamo se riesco a farmi autorizzare l’apertura delle porte’. Si capisce che è un sì. L’altoparlante annuncia l’apertura delle porte per 60 secondi. Dopo 20 secondi sono già pronto di fronte alla porta che si apre, con me una ventina di passeggeri. Intanto il tabellone segna ritardi e treni cancellati. Il ferroviere che dice questi intercity vecchi che si rompono continuamente dovrebbero eliminarli, non ce la fanno più. Mi parla di scarse manutenzioni, poco personale in emergenza. Il nostro treno arriva dopo 35 minuti ed arriverà a Terni alle 21. Nel treno gli stessi commenti, facce stanche, la solita avventura per tornare a casa. E il pensiero di tutti corre, chissà domani cosa accadrà. 

Venerdì 3 marzo ore 7.40 stazione di Terni, tabelloni piccolo e grande spenti, con la scritta ‘fuori servizio’. Il presagio di pessimismo arriva in fretta. Iniziamo subito male, chissà oggi come andrà? E lunedì? Possibile che la politica umbra e non solo non riesca a migliorare le linee, modernizzare il trasporto su rotaia e dunque rendere più vivibili le condizioni di viaggio dei pendolari?” .

 

Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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