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Terni, un patto di amicizia con la Bielorussia a 30 anni dal disastro di Chernobyl

Cronaca e Attualità Extra

Terni, un patto di amicizia con la Bielorussia a 30 anni dal disastro di Chernobyl

Alessandro Minestrini
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TERNI – Alcuni consiglieri del Pd, unitamente ad altri colleghi della maggioranza,  hanno voluto ricordare i trenta anni dal disastro di Chernobyl attraverso una proposta di attivazione del Patto di amicizia della città di Terni con le popolazioni dei territori contaminati dalle radiazioni di Chernobyl.

La proposta “Il 26 aprile 1986 – scrivono i consiglieri in una loro nota – la centrale nucleare di Chernobyl è esplosa, rilasciando una ricaduta 400 volte più radioattiva della bomba di Hiroshima, contaminando più di 200.000 km quadrati d’Europa. Circa 600.000 persone sono state esposte a dosi elevate di radiazioni e più di 350.000 persone hanno dovuto essere evacuate dalle zone contaminate. Anche dopo molti anni di ricerca scientifica e di indagine del governo, ci sono ancora molte domande senza risposta sull’incidente di Chernobyl.
I cittadini ternani, già dal 1991, si misero all’opera per aiutare le popolazioni infantili colpite dal disastro nucleare contribuendo a creare le condizioni per la costituzione del
Movimento solidaristico di accoglienza temporanea dei minori bielorussi, che si è diffuso in tutto il territorio nazionale. Pertanto, è indispensabile che il Comune di Terni continui a sostenere le tante famiglie nella loro generosità e ad aiutare tanti bambini che da anni trovano nella nostra città accoglienza, aiuto concreto e solidarietà”.
“Il Patto di amicizia – proseguono i consiglieri – costituisce un atto formale che da valore ad un rapporto di reciprocità con le popolazioni della Repubblica di Belarus che già esiste e che intendiamo quindi consolidare. In un momento storico nel quale anche in Europa tornano a soffiare i venti della xenofobia e dei nazionalismi, con la creazioni di muri tra le popolazioni e la chiusura delle frontiere, credo sia ancora più importante ricordare che solo con la solidarietà, l’integrazione ed il sostegno reciproco si può crescere nella pace e nella democrazia, soprattutto di fronte a drammi di uomini, donne e bambini che fuggono dalle guerre,  dalla povertà e dal dolore”.

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