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Terni, un lunedì cupo: l’addio della città al giudice, al ‘Pasquino’ e al commerciante

Cronaca e Attualità Terni

Terni, un lunedì cupo: l’addio della città al giudice, al ‘Pasquino’ e al commerciante

Redazione
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A.G. e E.L. 

TERNI – Un lunedì nero, purtroppo. La città della Conca traboccava di funerali. Giovani vite spezzate da mali terribili, infidi. Ma non solo. Il nuovo anno, insomma, si apre a tinte fosche per Terni; non proprio un bel segno.

Le esequie di Santoloci Tanta gente all’interno della chiesa di Sant’Antonio a Terni per i funerali, lunedì pomeriggio, del magistrato Maurizio Santoloci, scomparso a 60 anni, dopo una lunga malattia, nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Tanto gente, amici, conoscenti. I sindaci di Terni ed Amelia con la fascia tricolore, il prefetto Pagluica, il questore Belfiore, i vertici della Polstrada e dei carabinieri di Terni, i guardiaparco nazionali, l’attuale procuratore capo di Terni, Liguori, ed uno dei suoi predecessori, Cardella, il sottosegretario agli Interni, Bocci, il consigliere regionale Brera. Qualche gruppo ambientalista con i propri vessilli (Santoloci è stato un magistrato attivo ai massimi livelli sul fronte della tutela ambientale, con sentenze storiche e pubblicazioni). E tanti colleghi magistrati, molti avvocati, giovani e meno giovani, per i quali Santoloci, magistrato della Cassazione e gip al tribunale ternano, è stato un punto di riferimento.

La bara coperta di rose bianche e una foto del magistrato. La famiglia composta e discreta nel suo dolore. Nella sua toccante predica, don Mario ha ricordato teneramente il suo primo incontro con Santoloci: “Era seduto da una parte – ricorda il sacerdote – e mi guardava con un sorriso da bambino timido, gli occhi sinceri. Maurizio è stato un uomo buono, aperto, umile, sempre disposto ad aiutare gli altri, prima che a guadare verso sè stesso. Lui incarnava un senso più alto della giustizia, me lo diceva sempre. Maurizio voleva più attenzione per gli ultimi e i bisognosi. E me ne parlava fin negli ultimi tempi dei nostri incontri, quando la malattia ne stava minando il fisico”.

L’ultimo saluto ad Elio Guerrini Nella mattinata di lunedì, la triste contabilità si è aperta con le esequie di Elio Guerrini, morto sabato ad 81, dopo una breve malattia. Storico titolare, insieme alla moglie Pasquina, della ferramenta ‘Mattorre e Guerrini’ di via Garibaldi, Elio è stato per decenni uno dei rappresentanti più apprezzati e ‘vecchia maniera’ dell’ambiente commerciale cittadino. La chiesa del Sacro Cuore era colma di gente per i suoi funerali.

I funerali di Miniucchi Nella chiesa di San Francesco, per l’ultimo saluto a Sergio Miniucchi c’era invece la gente comune. Amici e parenti, vero, ma anche e tanta gente che normalmente si fermava da lui la mattina a ricevere “un sorriso buono”, come ha sottolineato don Franco Semenza, che ha celebrato la Santa Messa insieme col parroco don Guido Tessa: “quello stesso sorriso buono con cui sarà accolto in cielo”. Sergio Miniucchi, edicolante, c’era scritto sul cartello che accompagnava il feretro. Come a sottolineare che no, lui non era – in fondo – uno qualunque. Era un pezzo della città.

Sobrietà, semplicità e una richiesta, semplice e diretta: “Non fiori, ma un’offerta per Aiutiamoli a vivere Terni x Terni anch’io e l’associazione I Pagliacci”. Perchè in fondo Sergio Miniucchi era così, gli piaceva vedere la gente sorridere ed è per questo che per decenni ha commentato a modo suo le notizie scrivendo sulle locandine frasi ironiche. “Tutti noi siamo passati da lui ogni giorno – ha sottolineato don Semenza in un’omelia pronunciata a braccio, col cuore – per scoprire cosa si fosse inventato quel giorno”. Il Vangelo era il celebre “discorso della Montagna”, meglio noto come “le beatitudini”. E don Semenza non ha mancato di rimarcare come calzasse a pennello alla figura di Sergio Miniucchi: “Andare da lui e ricevere un sorriso buono, per chi riusciva ad entrare in contatto con lui era in fondo un pezzettino di beatitudine. Ecco, se ci avviciniamo a Dio con il cuore lieto, così come ci si rallegrava delle battute di Sergio, possiamo imparare come ci possa essere una beatitudine anche nello strazio”.

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