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Terni, tensione a Palazzo Spada fra Lega e FdI, il caso Melasecche irrita Latini

Gli scontri fra le due forze del centrodestra bloccano alcuni lavori a Palazzo Spada. Ed intanto il rientro dell'assessore regionale nel Carroccio provoca irritazione in tanti

TERNI– La campagna elettorale per la poltrona di sindaco di Terni, nel centrodestra è già cominciata con qualche mese di anticipo. Lega e Fratelli d’Italia sono ormai di fatto separati in casa e le continue scintille d’antipasto lasciano presagire un menù ricchissimo mano a mano che ci si avvicinerà all’ora del pranzo.

Pacco e contropacco

La pietra dello scandalo è la mossa della Lega, segnatamente del consigliere Armillei, che lascia l’aula al momento della votazione sulla consulta dello sport proposta dall’assessore Proietti di FdI facendo così mancare il numero legale. Trattasi di restituzione dello sgarbo che FdI aveva confezionato alla Lega sulla creazione di una commissione sanità, ma in realtà è solo l’apice di una serie di malumori che da tempo covano in seno alle due maggiori forze di maggioranza.

Una poltrona (almeno) per due

Da Palazzo Spada gli spifferi dicono che la Lega non veda per nulla di buon’occhio l’attivismo di FdI, che dopo aver incassato l’assessore alla cultura nel recente rimpasto, del quale è stata l’artefice, adesso punta a contendere la candidatura a sindaco per il centro destra al Carroccio. Sempre gli stessi spifferi dicono che potrebbe potrebbe profilarsi una sfida a tinte rosa e che se non si trova la medicina per il mal di pancia, la cosa potrebbe andare a finire come a Città di Castello, dove i dolori del centrodestra hanno consegnato al ballottaggio due esponenti del centrosinistra.

Latini e Melasecche

Senza contare l’incognita Melasecche, che in attesa di rientrare nella Lega, potrebbe entrare anche nella contesa di Palazzo Spada, forte di un indubitabile consenso popolare. E intanto si prepara a passare all’incasso: potrebbe infatti assumere ad interim le funzioni di segretario provinciale del Carroccio, dopo le dimissioni di Nico Nunzi per divergenze coi vertici del partito.

Il solo pensiero, a quanto scrive oggi Il Messaggero, avrebbe provocato una irritazione niente male nel sindaco Latini, il quale avrebbe minacciato di dimettersi dopo l’approvazione del bilancio consuntivo. La stessa mossa dimostrativa (poi rientrata) che fece a suo tempo Di Girolamo per provare a sedare le varie anime del Pd.

 

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