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Terni, Telfer e Verdi, Sovrintendenza: “Vanno rifatti uguali”

Cronaca e Attualità Terni

Terni, Telfer e Verdi, Sovrintendenza: “Vanno rifatti uguali”

Redazione
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TERNI – La Telfer, la passerella di collegamento industriale rimossa quest’anno dopo la rilevata pericolosità di alcune sue parti dovrà essere rifatta. Lo dice la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Secondo la quale il vincolo che c’è sulla struttura ne impone il rifacimento identico. La missiva,a firma di Marica Mercalli, dirigente dell’ente, specifica che “si renderà necessario un integrale rifacimento che riproduca fedelmente disegno e caratteristiche della passerella smontata nel mese di settembre”.
“Sono sconcertato – afferma – si sta chiedendo l’assurdo a una città già piena di problemi e a un Comune gravato di debiti per via dell’ormai noto dissesto finanziario che di fatto ci farà pagare debiti per almeno altri trenta anni”.

Il parere della soprintendenza era stato chiesto anche dal Pd in una interpellanza: “La missiva della soprintendenza sulla Telfer rappresenta un fatto non solo tecnico, ma con risvolti amministrativi importanti – scrive il Pd- ora si deve recuperare un passaggio di confronto mancato in precedenza. Nell’interesse di tutti, come nel caso del vincolo sul teatro Verdi, è bene addivenire ad un nuovo confronto che superi l’impasse venutosi a creare. Noi non mancheremo di dare il nostro contributo di proposte”, dicono

Teatro Verdi. Lo stesso vincolo che imporrebbe, secondo la sovrintendenza, anche il rifacimento identico del Verdi, poichè ““trattasi di fabbricato del 1940 di notevole interesse culturale, pur tenendo conto che la parte rimasta originale dopo gli interventi di ricostruzione post bellica, è limitata al pronao ingresso, foyer e soprastanti locali di intrattenimento e rimane quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela…”.

L’assessore alla cultura e vicesindaco Giuli, dice in merito: “Non serve stracciarsi le vesti, ma tentare un’ultima carta di confronto e dialogo verso la Soprintendenza stessa e agire poi di conseguenza, operando una scelta pragmatica e realistica. O il glorioso teatro comunale resterà chiuso fino alla pensione dei nostri figli.Da vicesindaco e assessore alla cultura, ovviamente interessato e angosciato per le sorti del teatro, già poche ore dopo il mio insediamento ebbi un lungo colloquio informativo con l’ultimo assessore comunale ai lavori pubblici il quale, insieme agli uffici, aveva sviluppato una idea progettuale, giudicata da più parti interessante, per un cosiddetto “teatro lirico”, una sorta di punto di equilibrio tra i polettiani più ortodossi e i modernisti integrali che prevedeva una struttura da 800 posti e con una spesa tra gli 8 e i 9 milioni, previa demolizione dell’intera parte retrostante il pronao e ingresso. A questo punto però, dobbiamo fare i conti con la nuova situazione che non è detto sia insuperabile. Qualora lo fosse, occorrerà ragionare con realismo e riunire in fretta tutti coloro che sono investiti di una responsabilità politica e tecnica per prendere una decisione, compresi quei soggetti che da sempre si dicono concretamente interessati alla rinascita del teatro; pena, tra le altre cose, la possibile perdita di una parte di finanziamenti disponibili. DDemolizione? Ristrutturazione? Adeguamento al vincolo per cui si prospetta una specie di cinema-teatro riveduto e corretto? Per questo penso sia opportuno, immediatamente dopo le festività natalizie, promuovere una sorta di ultimo confronto pubblico”.

Michele Rossi, di Terni Civica, propone di lavorare per chidere alla sovrintendenza “rivedere il vincolo, limitandolo alle parti veramente di pregio dell’edificio, quelle risparmiate dai devastanti bombardamenti, come il pronao”.

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