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Terni, teatro Verdi: per le opposizioni persi tanti soldi per la riqualificazione

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Terni, teatro Verdi: per le opposizioni persi tanti soldi per la riqualificazione

Andrea Giuli
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Il Teatro Verdi

TERNI – No, a quanto pare, proprio non è ‘verso’ per lo storico tetrao comunale Verdi di Terni, chiuso inopinatamente da anni. L’annuncio di qualche giorno fa dell’amministrazione comunale e della stessa assessora De Angelis, rispetto ad una ripresa di alcuni lavori, non ha affatto convinto alcune opposizioni a palazzo Spada. Per nulla.

Pasculli: soldi persi “In attesa della gara internazionale per la riprogettazione degli spazi – scrive il consigliere comunale Pasculli del M5S – è un dato di fatto che dal 2011 il teatro Verdi rimane chiuso alla cittadinanza. Tra mille promesse, non ultima quella di fine agosto in cui si annunciava l’imminente avvio del cantiere da 2 milioni e 900 mila euro, ora arriva anche la beffa. Dei 14 milioni in arrivo dai fondi comunitari (pos-fesr 2014-2010) per far ripartire il sistema cultura e il teatro in Umbria, tanti teatri umbri sono riusciti a recepire questa boccata di ossigeno, quello di Narni, di Perugia, di Assisi, ma non il teatro Verdi di Terni. Questo perché l’assenza, ancora ad oggi, di un progetto rende incapace lo stesso Verdi di recepire questi fondi consistenti. Paghiamo ancora una volta l’inettitudine di questa amministrazione. Sarà quindi lo stesso sistema culturale cittadino integrato, il Caos, a recepire 1,2 milioni di euro, mentre continuerà a piovere sul bagnato nel Verdi e nella Bct. A fronte di quanto emerso presenteremo l’ennesima interrogazione in consiglio, sperando di non ascoltare le solite favole, ma soluzioni concrete”.

Melasecche “Parlare del Teatro Verdi – si legge in una nota del consigliere di minoranza Melasecche – senza avere conoscenza precisa della reale situazione che lo riguarda, pur di lanciare segnali banalmente tranquillizzanti, denota leggerezza e confonde ulteriormente le acque. La chiusura da circa dieci anni della struttura cittadina più importante dedicata alla cultura è destinata in queste condizioni a durare ancora a lungo. Volontà e responsabilità politiche evidenti, confusione totale, errori, sprechi, incoerenza e blocchi ideologici continuano a prevalere. Manca ad oggi un progetto architettonico definitivo, manca la variante urbanistica relativa, manca un accordo con la Fondazione Carit la quale è stata disponibile ad assumersi parte importante dell’onere del recupero. A Terni si continua a voler stravolgere la storia, trasformando ideologicamente il dna di Terni in quello di una città esclusivamente postindustriale. Oltretutto, un appalto che nasce in queste condizioni, incerto e parziale, rischia di favorire perizie di variante con ritardi, riserve da parte dell’impresa, aumento dei costi e contenziosi defaticanti. Chiediamo viceversa che sia indetto un preventivo confronto con la città, mediante un consiglio comunale straordinario aperto”.

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Andrea Giuli
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