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Terni, teatro Verdi: per L’Araba Fenice una “follia” ricostruire all’antica

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Terni, teatro Verdi: per L’Araba Fenice una “follia” ricostruire all’antica

Andrea Giuli
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L'interno del teatro Verdi di Terni

TERNI – Dopo il recente, chiaro intervento dell’associazione Filarmonica Umbra, un’altra importante realtà associativa ternana in campo musicale, l’Araba Fenice, prende posizione altrettanto nettamente sul tema annoso della resurrezione dello storico teatro comunale Verdi. Il suo presidente Bruno Galigani, in sostanza, si schiera apertamente con l’ipotesi di una ristrutturazione in chiave moderna della struttura, aderendo così di fatto alla posizione della Filarmonica. Ecco l’intervento di Galigani:

La posizione dell’Araba Fenice “Come risolvere la riapertura del nostro Teatro Verdi è al momento un problema quasi insolubile. Sette anni di parole, discorsi, chiacchere e pareri lanciati nel parterre politico e sociale cittadino non hanno che aggiunto lungaggini ad una situazione che all’attualità non fornisce alcuna certezza sul come e sul quando il Verdi rivedrà le sua porte d’ingresso riaperte al pubblico.
L’Araba Fenice nonostante abbia, per solidarietà e per tenere sempre alta la guardia, firmato le varie petizioni che volevano stimolare la Giunta Comunale per dare una risposta definitiva, tiene a sottolineare quanto già espresso nei giorni scorsi da altre importanti istituzioni musicali cittadine, ribadendo che fare un teatro all’italiana, seguendo un ipotetico progetto legato al Poletti, è non solo sbagliato, ma soprattutto impossibile, sia per i costi altissimi, che per la difficoltà logistica del teatro posizionato in pieno centro cittadino. Impensabile demolire una struttura di quella grandezza, sapendo cosa c’è intorno e come è complessa la vita reale, economica e commerciale di Terni, con la relativa viabilità.

Non sappiamo dire se trasformare il teatro Verdi in un teatro all’italiana sia o non sia un falso storico, ma sappiamo che è una vera follia, sapendo che un progetto definitivo per rifare il Teatro c’è: approvato con delibera numero 143 della giunta comunale il 28 aprile del 2014. Rifacimento della torre scenica e di un edificio piccolo e leggero al fianco posteriore del teatro per camerini e servizi per gli artisti e il personale addetto. Miglioramento della staticità sismica del teatro, adeguamento dei posti in platea e galleria dagli attuali 1050 posti a 800. Miglioramento dell’acustica, vero nodo cruciale.

Quel progetto fu anche appaltato per poi essere bloccato. Il motivo di quell’ annullamento ci lasciò letteralmente basiti, e a tutt’oggi ci sembra ancor più incomprensibile. Siamo quindi d’accordo su un teatro moderno in cui l’acustica sia privilegiata e ben curata e i cui costi siano fattibili e contenuti.
Crediamo che demolire tutta la struttura dell’attuale edificio per rifare un teatro all’Italiana significhi guardare all’indietro. E a noi non piace. Crediamo invece che sia d’obbligo guardare in avanti e sviluppare tutti le immense possibilità che i materiali moderni e innovativi in campo edilizio e acustico ci consentono
Sarà dovere della nuova giunta comunale farsi carico di tutto questo, ricominciando da quel progetto approvato i cui costi erano tutto sommato sostenibili e lavorando sodo sull’elemento dell’acustica.

Se questo avverrà, a nostro parere, il nuovo sindaco riuscirà a compiere una grande operazione culturale che ridarà nuova linfa vitale alla città”.

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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