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Terni, teatro Verdi: la proposta di ingegneri e architetti per uscire dal pantano

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Terni, teatro Verdi: la proposta di ingegneri e architetti per uscire dal pantano

Andrea Giuli
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Il Teatro Verdi

TERNI – L’eterno, tribolato dibattito cittadino e politico sulla riqualificazione e ricostruzione dello storico teatro comunale Giuseppe Verdi di Terni, chiuso da troppi anni, sta entrando nel vivo. Un nutrito gruppo di progettisti, architetti e ingegneri ternano ha preso pubblica posizione con una lettera aperta in cui il gruppo lancia una proposta e che pubblichiamo di seguito:

“Da troppo tempo ormai Terni è senza il suo teatro. Il teatro di Terni è il Verdi e il Verdi deve riaprire le sue porte ai cittadini; in merito a questo tema sentiamo la necessità di manifestare la nostra posizione, culturale e professionale. Siamo un gruppo di progettisti, architetti e ingegneri, che operano in città, ma insieme all’essere tecnici siamo cittadini informati che partecipano alla vita della comunità ternana e che hanno a cuore il futuro della città e anche in questa veste vorremmo esprimere la nostra opinione, nella convinzione che il confronto delle idee non può che essere terreno fertile per la soluzione del problema. Ci rivolgiamo in primis, essendo il Verdi di proprietà del Comune di Terni, all’amministrazione comunale, nelle sue espressioni politico-amministrative e dirigenziali, ma anche a tutti coloro, come Fondazioni, Enti e associazioni , che a tali decisioni possono concorrere.

Abbiamo sempre seguito, nel corso dei troppi anni già trascorsi fino ai giorni attuali, il dibattito che si è sviluppato in città in merito: ne abbiamo tratto la convinzione che portare a conclusione singoli stralci di interventi, senza avere un progetto omogeneo ed unitario, è un’operazione di corto respiro che rischia di pregiudicare l’obiettivo di avere un teatro di assoluta qualità che restituisca al Verdi il ruolo di contenitore privilegiato della cultura cittadina. Il Verdi, per l’importanza intrinseca dell’edificio, per il ruolo storico e simbolico che ha rivestito nella cultura ternana, è patrimonio dell’intera città e dei suoi abitanti, motivo per il quale questi dovrebbero essere coinvolti nelle scelte.

Per essere vissuto ed usato il Verdi, una volta finiti i lavori, dovrà poter ospitare al suo interno tutte le attività che si possono svolgere oggi in uno spazio teatrale di eccellenza, dalla musica alla prosa, dagli spettacoli classici a quelli di avanguardia o a quelli tecnologicamente innovativi, passando anche per conferenze e manifestazioni. Questi sono anche i motivi per i quali manifestiamo perplessità verso la corrente di pensiero che afferma di voler riproporre, oggi, in maniera automatica, la soluzione del Poletti, anche perché, lo stato nel quale si trova il Verdi è frutto delle pesanti modifiche del dopoguerra, al punto che le caratteristiche iniziali del modello “polettiano” sono difficilmente identificabili. Riteniamo quindi che riproporlo costituisca una sorta di falso storico. Inoltre, per ripristinare il teatro del Poletti si dovrebbe rimuovere una parte di storia del Verdi, quella che va dalla ricostruzione post-bellica ad oggi.

Con questa lettera non vogliamo presentare un progetto. Vogliamo indicare un metodo e un percorso, al termine del quale la città di Terni possa utilizzare il miglior progetto per il teatro Verdi che, partendo dalle condizioni ad oggi determinatesi, sia in grado di produrre un intervento di elevata qualità che guardi al futuro. Riteniamo che ciò sia ancora possibile e che per ottenere la migliore proposta progettuale l’unico strumento da utilizzare è quello del concorso di idee con procedura aperta, per mettere a confronto il meglio di quello che la cultura progettuale può offrire. Si definiscano in maniera chiara i limiti al contorno,  si fissi l’obiettivo della capienza e le tipologie di utilizzo dello spazio e si bandisca il concorso di idee. Il concorso sarebbe per Terni una grande operazione culturale e costituirebbe il presupposto per affrontare anche il problema del reperimento delle risorse necessarie; siamo infatti convinti che solo con un progetto di alto profilo si possa lanciare una campagna in grado di mobilitare l’apporto economico di Fondazioni bancarie, di Enti, associazioni culturali, privati cittadini, del Ministero dei Beni e attività culturali e della Comunità Europea. Siamo consapevoli che occorrerà l’apporto di molteplici soggetti per un investimento economico rilevante, tale da tradurre in opere un prodotto di alto profilo progettuale e culturale, all’altezza delle ambizioni che la nostra città, nonostante tutto, vuole ancora ostinarsi a coltivare”.

Arch. Giuseppe Andreoli arch. Sandro Anelli Studio Baldi Margheriti Associati arch. Luciano Baldi e arch. Paola Margheriti arch. Carlo Bientinesi ing. Luca Calzuoli arch. Pierpaolo Canini arch. Alessandro Capati arch. Andrea Della Sala arch. Pier Francesco Duranti arch. Alessandro Fancelli arch. Carlo Giani arch. Silvia Giani arch. Michele Giorgini arch. Silvano Gismondi arch. Manuela Gualtieri arch. Alberto Matticari Officina8 Associati ing. Stefano Bufi e arch. Patrizia Campili arch. Valentina Savarese arch. Simone Lorenzoni MRarchitect arch. Matteo Romanelli ing. Simone Scaccetti

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Andrea Giuli
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