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Terni, Teatro Verdi, Crescimbeni: “Cambiare progetto”. Romanelli sposa la ‘terza via’

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Terni, Teatro Verdi, Crescimbeni: “Cambiare progetto”. Romanelli sposa la ‘terza via’

Emanuele Lombardini
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Il Teatro Verdi

TERNI- Di questo passo il Teatro Verdi, o meglio, la riqualificazione del medesimo rischia di trasformarsi in quella che gli americani chiamano sticky situation, una situazione ‘bastoncino’, che non va nè su e ne giù. Di certo c’è che attorno al progetto che dovrebbe ridare alla città il suo antico teatro c’è bagarre. Il progetto Poletti, che riprende quello originario, continua a far discutere soprattutto in relazione alla volontà di trasformare l’antica struttura in qualcosa di più moderno, ma dopo l’infuocata riunione in commissione dei giorni scorsi, che ha rinviato tutto a dopo l’incontro fra Comune e Fondazione Carit, la sensazione è che siamo ancora molto al di là dal trovare una via d’uscita.

LEGGI: TEATRO VERDI, BAGARRE IN COMMISSIONE

Nè pare abbia contribuito a sbloccare l’empasse la proposta di un gruppo di professionisti, fra i quali l’ingegnere ed ex assessore Stefano Bufi, che offriva  una ‘terza via’. Da una parte e dall’altra dell’asse politico, senza dimenticare i Cinquestelle, volano prese di posizioni assai disparate.

Crescimbeni. Al ‘partito’ dei ‘Polettiani’ di iscrive il consigliere del gruppo misto Paolo Crescimebeni: “Il sindaco, l’assessore alla cultura e la giunta la smettano con questo balletto, utile solo ad adottare alla fine scelte “necessitate”, e diano corso da subito alla modifica dell’appalto in consonanza con la necessità del teatro Polettiano, aggiornato alla odierna tecnologia di posa e di ripresa, che solo potrà dare lustro alla nostra città”, dice l’avvocato e consigliere. Che in una nota definisce come “nani della cultura coloro che si permettono di affermare che il Teatro Verdi non può essere riportato alle forme ottocentesche”. “Chi vorrebbe, e perché, un cinema-teatro che non piace e non serve a nessuno? Chi si permette di andare contro la volontà fermamente espressa dai cittadini e dalle associazioni culturali?”, chiede nella stessa nota Crescimbeni.

Romanelli. Di tenore opposto la presa di posizione del segretario della Cgil di Terni Attilio Romanelli, che fa endorsement per la proposta dei professionisti: “L’ambizione di chi governa dovrebbe muovere dal desiderio di lasciare un segno caratterizzante il proprio mandato- scrive il sindacalista –  Pensare una città a dimensione umana, spazi vivibili, sostenere una socialità inclusiva, dovrebbero essere le direttrici per caratterizzare positivamente una comunità. Conoscersi e conoscere la storia del proprio territorio consentirebbe di evitare semplificazioni e banalità, in grado solo di alimentare tensioni e discussioni spesso inutili e deleterie.   A tal proposito ricordo la discussione che si svolse in una commissione comunale nella seconda metà degli anni anni 80, dopo aver promosso un concorso di idee, per la realizzazione della torre nel vecchio palazzo comunale. Discussione che alimentò un vivace dibattito tra chi sosteneva la ricostruzione della vecchia torre e chi proponeva invece una soluzione architettonica innovativa. Si affermò la seconda proposta, lasciando alla città un struttura apprezzata e apprezzabile. Chiedere l’indizione di un concorso di idee per il teatro cittadino, importante e fondamentale per la vita culturale e sociale, mi sembra il minimo e lo ritengo doveroso”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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