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Terni, stroncato maxi-giro di droga con la Capitale: 14 in manette. Prendevano accordi anche in chiesa

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Terni, stroncato maxi-giro di droga con la Capitale: 14 in manette. Prendevano accordi anche in chiesa

Emanuele Lombardini
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Il procuratore Liguori
Il procuratore Liguori

TERNI –  Il nome era cinematografico, perché Tony Montana era il protagonista del celebre film ‘Scarface’, ma l’operazione è stata di quelle forti, capaci di sgominare una intera colonna del traffico di droga. La squadra Mobile di Terni, diretta da Davide Caldarozzi, con il coordinamento della Procura della Repubblica, in particolare del procuratore capo Alberto Liguori e del pm Marco Stramaglia, col supporto delle Questure di Viterbo, Perugia, Arezzo, L’Aquila, Rieti e Roma, oltre che del Reparto Prevenzione Crimine “Umbria-Marche” e “Lazio”, alle unità cinofile della Questura di Roma ed al Reparto Volo di Pratica di Mare, ha arrestato 14 persone, delle quali 6 in carcere e 8 ai domiciliari, fra Terni e Roma. Il tutto nell’ambito delle azioni di controllo e prevenzione voluti dal Questore Antonino Messineo.

Multinazionale Una banda multinazionale – italiani e stranieri – dedita allo spaccio di stupefacenti fra Terni e la Capitale. Tutti soggetti con una lunga scia di precedenti penali. Uno degli italiani del gruppo del gruppo, un tarantino residente a Terni, per esempio, vantava un vastissimo curriculum nell’ambito criminale fra rapine, estorsioni e spaccio. Complessivamente si tratta di 7 italiani (dei quali due tarantini residenti a Terni (padre e figlio) e  tre ternani , un napoletano e un residente a Roma) e 7 stranieri di varie nazionalità (tre albanesi, tre tunisini, un peruviano), fra i 25 ed i 66 anni.  Oltre a questi, sono stati emessi provvedimenti restrittivi in flagranza di reato per altre cinque persone e sono scattate 15 denunce in stato di libertà. Sono stati sequestrati circa 2,5 chili di cocaina (principio attivo all’80%), 100 grammi di MDMA, 500 grammi di marijuana e 100 grammi di hashish, 39 proiettili calibro 38 special.

Droga Il giro d’affari messo in piedi era di alcune centinaia di migliaia di euro mensili e si sviluppava attraverso la cessione di stupefacente di varia tipo (cocaina, eroina, hashish, marijuana e droghe sintetiche), in parte acquisito nella Capitale ed in parte da cittadini albanesi, spacciato sul mercato ternano, in particolare nel centro cittadino e nei luoghi di aggregazione giovanile.

L’azione. L’indagine ha preso le mosse dall’arresto per droga nel giugno del 2017 di un cittadino albanese, rintracciato di ritorno da Roma in auto, a bordo della quale, abilmente occultato all’interno di un vano del cruscotto, trasportava un panetto di cellophane contenente oltre un chilogrammo di cocaina purissima. Oltre all’arrestato, nel corso dell’intervento, era stato identificato un giovane ternano, sempre proveniente da Roma a bordo di un’altra autovettura, con funzione di “staffetta” per far scattare l’allarme in caso di posti di controllo da parte delle Forze di Polizia. Nel corso dell’indagine,  attraverso centinaia di ore di attività tecniche e servizi di osservazione, sono state arrestate in flagranza ulteriori persone e sequestrati discreti quantitativi di droga, acquisendo gli elementi probatori per delineare poi l’intera rete criminale e consentire l’emissione dei provvedimenti restrittivi.

GUARDA IL VIDEO DELL’OPERAZIONE

La catena dello spaccio. Il luogo di ritrovo e dello spaccio, la vera e propria centrale “operativa”, era stata fissata in un locale pubblico, allocato in una via molto trafficata della città di Terni, poco fuori dal centro cittadino. Le figure di spicco della rete, sedute ai tavoli del bar, gestivano lo spaccio di stupefacenti, prendendo accordi con fornitori, pusher e consumatori anche attraverso “pizzini”, spesso utilizzati per indicare i luoghi delle consegne, bruciati subito dopo per non lasciare traccia. In altre occasioni, per non destare sospetti, gli incontri di “affari” venivano organizzati all’interno di alcune chiese cittadine.

La Capitale Lo stupefacente proveniente dalla Capitale arrivava a Terni trasportato su autovetture con il vano porta oggetti modificato, spesso ricorrendo al sistema delle “staffette”, e veniva consegnato dagli stessi ‘romani’ nel richiamato locale pubblico, dove veniva preso in consegna dal figlio del tarantino e da uno dei tre giovani spacciatori ternani. Quest’ultimo, sicuramente il più attivo della rete, dopo aver “tagliato” la droga, la suddivideva in dosi per lo spaccio al minuto, che avveniva in una fitta boscaglia nella periferia cittadina, che l’uomo raggiungeva in scooter. Le dosi pronte venivano riportate poi dall’uomo in centro e consegnate a pusher e consumatori. Un ruolo chiave, il suo, perché era rapido negli spostamenti, cambiava quasi ogni giorno itinerario ed in un giorno riusciva a “servire” una folta clientela, variegata per fasce di età e di reddito. Oltre a lui, è emersa nel corso delle indagini un’importante serie di spacciatori, attivi soprattutto nelle zone maggiormente frequentate da giovani.

Il ricavato della vendita dello stupefacente, ripartito tra i principali esponenti del gruppo soprattutto tra i tavoli dell’esercizio pubblico, veniva poi utilizzato anche per finanziare acquisti sempre più ingenti di droga. Da quanto emerso dall’indagine, il prezzo stabilito per l’acquisto di un grammo di cocaina si aggirava sugli 80 euro.

 

 

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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