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Terni, società civile e professioni: “Idee per ripartenza economica e sociale”

Economia ed Imprese Terni

Terni, società civile e professioni: “Idee per ripartenza economica e sociale”

Redazione
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Luca Diotallevi
Luca Diotallevi

TERNI – Un manifesto per la ripartenza, che non arriva dal mondo della politica ma da quello delle professioni e dall’Azione Cattolica. Luca Diotallevi, presidente diocesano dell’Ac, che è stato uno dei promotori, l’ha presentato stamattina in una conferenza stampa che si è svolta in videoconferenza

Dialogo. Ripartire dal dialogo per costruire un modello nuovo di città dopo la pandemia da Coronavirus. Questo il senso del documento, che vede fra i primi firmatari Antonio Alunni, presidente di Confindustria Terni, Mauro Franceschini presidente ternano di Confartigianato, il medagliato olimpico di scherma Alessio Foconi, l’imprenditore e presidente di Cittadini Liberi Marco Sciarrini, la docente universitaria Cristina Montesi, il pastore della chiesa valdese Pawel Gajewski, la voce di Radio Galileo Giorgio Brighi, il segretario della Cisl ternana e giornalista Riccardo Marcelli, il direttore della Caritas diocesana Ideale Piantoni. Persone trasversali nell’idea politica, ma unite dalla comune visione della necessità di cambiamento.

Cinque punti. Sono cinque i punti dell’agenda, riassunti nel manifesto. Anzitutto, sfruttare le opportunità del territorio: “Livelli di istruzione, risorse paesaggistiche, sicurezza, sistema sanitario, qualità urbana, imprese multinazionali, cultura manageriale della grande impresa e il saper fare manifatturiero di un vivace tessuto di micro e piccole imprese, sono beni che nell’area ternana hanno una concentrazione superiore alla media dell’Italia centrale e meridionale. Ll contributo alla crescita che viene da questi tipi di beni è evidente”.

Secondo aspetto, valorizzare e non demonizzare le imprese: “Nelle condizioni presenti, ogni singola impresa capace di mercato con radici a Terni è il bene più importante. Le multinazionali che ancora si addensano nel tessuto economico ternano non sono né ospiti indesiderati né strumenti di assistenza. Non importa che facciano anche altro altrove, importa invece che per loro sia importante e conveniente quanto fanno qui. A Terni è innanzitutto il pubblico dei governi nazionale, regionale e locale che spesso ha fallito, non il privato delle imprese”

Leggi il manifesto sottoscritto da 50 personalità ternane

Terzo aspetto, “Una massa adeguata anche per la amministrazione locale. Terni a Terni non basta. Per avere la forza di imporsi, ad ogni suo elemento servono dimensioni maggiori”. Ecco l’idea quindi di allargare l’area d’azione: dalla costituzione di agenzie per funzioni specializzate tra i comuni, a partire da Terni e Narni, alla creazione di un unico comune in cui resteranno ambiti di autonomia per i singoli centri, perseguendo anche obiettivi di alleggerimento e di forte semplificazione delle procedure burocratiche.

Poi l’annoso discorso delle infrastrutture stradali, per rendere Terni una realtà attrattiva. Non solo la Orte-Civitavecchia, ma anche il potenziamento della Flaminia. E poi le infrastrutture digitali, per una città sempre più smart, anche sul fronte della mobilità urbana.Infine, la varietà, intesa come integrazione e valorizzazione delle differenze, che parte dalla consapevolezza di una città multietnica e multiculturale.

No al declino “Il declino, che negli ultimi decenni ha segnato l’area ternana, con gli effetti economici della pandemia in corso può trasformarsi in crollo- spiega Diotallevi – Questi stessi effetti rendono impossibile continuare lungo la strada vecchia, ne serve una nuova e non possiamo sbagliare. Occorre puntare da subito sulla crescita economica, comunque condizione non sufficiente, ma necessaria per ampliare le possibilità per tutti e le libertà per ciascuno. Per questo, è necessario riattivare a Terni una sana competizione tra persone, gruppi, idee ed interessi, un dialogo che possa consentire la ripartenza. Non serve essere tutti d’accordo su tutto, serve che le nostre diversità cooperino e competano applicando ogni loro energia ai singoli punti di una agenda comune, breve e strategica. L’adeguatezza dell’agenda di cui abbiamo bisogno dipenderà innanzitutto dalla scala alla quale sarà pensata”.

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