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Terni, sagrato pieno per ricordare don Edmund: “Siete gli eredi della sua testimonianza di missionario del Vangelo”

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Terni, sagrato pieno per ricordare don Edmund: “Siete gli eredi della sua testimonianza di missionario del Vangelo”

Redazione
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TERNI – Il sagrato della chiesa di San Matteo era stracolmo. Tutte occupate le sedie posizionate a distanza, ma la gente era assiepata anche ai lati e dietro, qualcuno persino dietro l’altare o dentro la chiesa. C’era tutto il quartiere di Campitello a dare l’ultimo saluto a don Edmind Kaminski, il sacerdote che da 15 anni reggeva la più grande parrocchia della Diocesi dopo il Duomo morto tragicamente domenica sera in ospedale per le conseguenze del doppio incidente del quale era rimasto vittima il giorno precedente.

C’era la sua gente, gran parte dei sacerdoti diocesani, c’erano i suoi ragazzi ad animare la Messa e che hanno animato la veglia nelle ore precedenti, c’erano amici, conoscenti da tutta la città e c’erano i suoi familiari, giunti dalla Polonia, oltre ai rappresentanti delle comunità di stranieri della città, l’imam Mimoun El Hachmi e il rappresentante dei sikh indiani  Ahmad Naseer.  A presiedere, il vescovo monsignor Giuseppe Piemontesse, insieme a don Luca Andreani, al vicario generale don Salvatore Ferdinandi ed a quello parrocchiale don Sergio Vandini. Prima, ad animare la veglia, don Matteo Antonelli, parroco di Gabelletta che di Campitello è originario e dove si è formato, prima in Azione Cattolica e poi come giovane sacerdote.

Rinnovo della passione. Nel ricordare i tanti messaggi di cordoglio giunti in Diocesi, fra cui quelli dei due vescovi che lo hanno preceduto, Vincenzo Paglia ed Ernesto Vecchi e del vescovo di Ntambwe, dove don Kaminski aveva svolto a lungo il servizio missionario, monsignor Piemontese ha ricordato come “oggi si rinnova la passione, morte e resurrezione di  Gesù, che ha preso con sè don Edmund”, esortando i parrocchiani a trovare la pace ed a fare tesoro della sua testimonianza di annunciatore del Vangelo.

Dovunque è parrocchia. Il Vescovo, legatissimo a don Edmund, che era vice presidente dell’istituto diocesano sostentamento del clero ed economo diocesano ed al quale spesso affidava “complesse responsabilità, che egli ha accolto con docilità e sincera adesione” ha descritto l’improvvisa morte del sacerdote come ” una tempesta tropicale, improvvisa, repentina e distruttiva, che ha seminato morte e disperazione”, ricordando come l’evento chiude un periodo terribile per la città che ha già dovuto fare i conti con la morte dei due adolescenti per l’assunzione di un mix letale e poi del notaio Flavio Sbrolli.

Don Edmund, ha sottolineato Piemontese era “uomo all’altezza dei tempi, di cristiano gioioso e  sacerdote zelante. Uomo: semplice, mite, sempre sorridente, spirito avventuroso, sportivo, laborioso, generoso, dal tratto signorile, con buone relazioni verso tutti. Cristiano convinto, l’amore per il Signore è stata la forza che ha motivato le sue scelte e a Gesù ha dedicato la vita dalla giovinezza, rispondendo generosamente alla chiamata al sacerdozio; un messaggio di condoglianze lo si definisce: “un vero testimone di Cristo”.Sacerdote zelante. Ha lasciato la sua patria non tanto per venire tra noi, ma per annunciare il vangelo ovunque il Signore, tramite i superiori, lo inviassero”.

Come gli africani. A questo proposito, ha letto una testimonianza giunta da Ntambwe, la città della Repubblica Democratica del Congo dove a lungo è stato a capo della missione diocesana: “Contento della sua missione, don Edmund si è inculturato subito e parlava bene la nostra lingua, Francese e Tshiluba senza problemi.Ha accettato di vivere come noi, nella nostra povertà, ignoranza, guerra, senza paura o lamentazioni. Con tanta umiltà si è impegnato a lavorare nella pastorale, con semplicità e molta attenzione ai più poveri… Mangiava tutto come un africano e dormiva come loro, senza orgoglio, con tanta umiltà e discrezione, era disponibile a rispondere positivamente a qualsiasi domanda o problema dei Cristiani, si è africanizzato”.

Messaggeri e testimoni. Il pensiero poi è andato alla comunità parrocchiale, che avrà un nuovo pastore (“Ma non sarà facile, perchè i sacerdoti sono pochi e le vocazioni in crisi”) e all’eredità che don Edmund ha lasciato. “La testimonianza della sua vita, di uomo, cristiano e sacerdote al servizio del Signore, di fedele servitore e annunciatore del vangelo. La missione di ogni cristiano è quella di essere missionario del vangelo, annunciando e testimoniando l’amore di Dio.Questa comunità cristiana chiude un meraviglioso capitolo della propria storia e ne apre uno nuovo, arricchita dalla guida di don Edmund, continuando a sperimentare la sua assistenza spirituale e aprendosi a nuove prospettive di fede e di evangelizzazione in questo tempo di coronavirus”

E chiude con un aneddoto triste: “Qualche settimana fa, mentre si parlava di avvicendamento di parroci, mi disse sottovoce: “Sono 15 anni che sto a san Matteo, se ritieni opportuno sono disponibile ad andare dove pensi possa esserci bisogno di me. Non chiedo di cambiare, ma sono disponibile”. Credo che sia stato un presagio…”

Parco a suo nome. Intanto, i consiglieri comunali  Paolo Angeletti (Terni Immagina), Alessandro Gentiletti (Senso Civico) e Francesco Filipponi (Pd) chiededono di avviare l’iter amministrativo per intitolare il parco di via delle Palme alla memoria del sacerdote “per consentire agli abitanti di Campitello e ai cittadini ternani di poter commemorare la memoria del parroco di San Matteo”.

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