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Presidio alla Treofan, ma Jindal al Mise: “Chiudiamo lo stabilimento”. 150 persone in mezzo ad una strada

Economia ed Imprese Terni Extra

Presidio alla Treofan, ma Jindal al Mise: “Chiudiamo lo stabilimento”. 150 persone in mezzo ad una strada

Redazione economia
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Un presidio alla Treofan
Un presidio alla Treofan

TERNI – Nel giorno di un incontro al Mise che appare molto in salita, dopo la decisione da parte di Jindal di staccare le utenze al sito di Terni, i lavoratori della Treofan si sono ritrovati in presidio ed assemblea davanti alla fabbrica. Un corteo dentro al polo chimico fino a piazzale Donegani e qualche minuto di simbolica interruzione del traffico lungo via Narni, per urlare la rabbia per una chiusura ormai prossima nella più totale indifferenza delle istituzioni cittadine, regionali e nazionali. Il sindaco Latini oggi c’era a dar loro supporto, presenti anche l’assessore comunale Stefano Fatale, consiglieri comunali, regionali e parlamentari umbri, ma la rabbia dei lavoratori è perchè nessuno, in sostanza, ha mosso davvero un dito.

Sindacati, regione, e il sindaco Latini hanno provato un ultimo tentativo, raccogliendo la rabbia e la delusione dei lavoratori i quali avevano avuto presto chiaro che l’aver rilevato l’azienda da De Benedetti per appena 500.000 euro era motivato dalla volontà sostanziale di togliere di mezzo un concorrente e quindi avviare lo stabilimento alla chiusura.

Ma Jindal, proprio al tavolo del Mise ha confermato la volontà di chiudere lo stabilimento di Terni e la messa in liquidazione della società. Sono circa 150 i lavoratori i quali, lavorando all’interno del polo chimico, si ritroveranno in mezzo ad una strada.“

Il Mise Alessandra Todde, sottosegretario allo sviluppo economico è durissima: “Non rispettare e mentire alle istituzioni è molto grave e questa vostra presa di posizione verrà perseguita con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Ad agosto siamo riusciti a raggiungere un accordo fra le parti, interrompendo anche uno sciopero che andava avanti da settimane, ma con questa vostra scelta ingiustificabile avete preso in giro il Paese, il governo e tutti i lavoratori. Dopo otto mesi di trattative, voltare le spalle alla storia industriale della città e a tutte le aziende che operano nel polo ternano, che hanno espresso da subito tutta la loro preoccupazione, è un danno enorme. Durante le interlocuzioni, che sono state continue, abbiamo riscontrato da parte dell’azienda numerose scuse e diversi tentativi di sviare le regole. In Italia non si lavora in questo modo non si calpestano le istituzioni. Inoltre, confermo che il governo adopererà qualsiasi mezzo possibile per evitare che l’azienda si muova in questa direzione. Confermo che sarò verificato il corretto uso della Cassa Covid-19, ovvero non ci siano stati volutamente spostamenti di ordini in altri stabilimenti del gruppo che abbiano determinato la riduzione della produzione”.

Richiesta Secondo Todde “il Mise chiede di mantenere aperto il dialogo e se l’azienda non vorrà fare un passo indietro in merito alla messa in liquidazione annunciata, ne prenderemo atto. Le istituzioni italiane a livello nazionale, regionale e locale sono compatte su questo caso e procederanno in maniera uniforme. Bisogna trovare rapidamente soluzioni per Terni e per i lavoratori e questa scelta intrapresa comporta uno scontro istituzionale, calpestando completamente le aperture al dialogo proposte anche nei giorni passati. Ho chiesto all’azienda la possibilità di trovare un percorso condiviso per trovare una soluzione che non contempli la liquidazione, ma una strada alternativa che non conduca l’azienda a scontrarsi frontalmente con le istituzioni e le organizzazioni sindacali. Il tavolo rimane aperto fino a quando l’azienda non darà una risposta definitiva sul percorso che vuole intraprendere”.

La Regione Sulla vicenda interviene  la Regione con l’assessore Fioroni: “L’annuncio della chiusura del sito di Terni – dichiara l’assessore Michele Fioroni – è una volgare mancanza di rispetto per il Paese, per la Regione Umbria, per la città di Terni e per tutti quei lavoratori che stanno rischiando il posto di lavoro. Dopo otto mesi di trattative non si può prendere in giro la storia industriale della città, la competenza produttiva nel settore chimico e tutte le aziende che operano nel polo ternano, che hanno espresso da subito tutta la loro preoccupazione. Non è ammissibile un atteggiamento di questo tipo – conclude l’assessore – dopo che ci siamo impegnati a sostenere con i nostri strumenti l’ipotesi di sviluppo industriale dello stabilimento in questione. Ci opporremo in ogni sede e con ogni mezzo anche legale, in sintonia con il ministero, a questa decisione”.

Ugl chimici: subito un advisor. Il sindacato chimici della Ugl attacca: “In questi due anni – ha affermato nel suo intervento l’esponente della segreteria nazionale dell’UGL Chimici Enzo Valente – abbiamo osservato il disinteresse del management e denunciato lo spostamento delle commesse verso altri stabilimenti, motivo per cui questo annuncio oggi non ci sorprende. Apprezziamo la presa di posizione del Mise che ha deciso di rifiutare la messa in liquidazione e le posizioni di Regione e comune che hanno ben sottolineato come il gruppo indiano abbia acquisito in Italia know-how, abbia preso fondi pubblici, e poi chiuso due stabilimenti come Battipaglia e Terni. Occorre ora verificare la legittimità di tutte queste operazioni.  Il governo assuma il comando della situazione nominando un advisor per la vendita libera dello stabilimento anche a concorrenti del settore. È questa la soluzione migliore per mantenere l’attività produttiva sul territorio di Terni e salvaguardare – conclude – i livelli occupazionali. Pretendiamo che su Terni si continui a fare impresa e auspichiamo che Kaufmann e la proprietà mostrino il senso di responsabilità sociale non avuta in questi due anni”

Uilm Così Simone Lucchetti, coordinatore regionale Uilm: “Tutta la Uilm di Terni in un giorno di lotta contro l’arroganza di Federmeccanica per l’irresponsabile volontà di non condividere un giusto rinnovo contrattuale per la categoria, esprime grande solidarietà per tutti i lavoratori della Treofan ai quali gli viene negata la possibilità di avere un futuro ed avere dignità. La Uilm di Terni crede – sottolinea – che in un territorio martorizzato e deturpato dalle scellerate scelte delle multinazionali, oggi ritiene che l’atteggiamento nei loro confronti da parte di tutti deve cambiare e che si debba chiamare a responsabilità tutti e tutte le forze politiche regionali e nazionali per la salvaguardia di un tessuto industriale che pezzo dopo pezzo sta perdendo realtà importanti. Oggi il governo centrale deve dimostrare la propria autorità e tutelare un Paese da chi, da tempo, lo sta utilizzando come supermarket delle produzioni. Basta con lo smantellamento industriale di questo Paese. La Uilm – conclude – di Terni rispetto a ciò ed a quello che alla Treofan sta succedendo manifesta la massima disponibilità ed il massimo sostegno per affrontare questo difficile momento”.

Verini (Pd). Sulla vicenda interviene anche il deputato Pd Walter Verini: “Abbiamo toccato con mano, nell’incontro di oggi al Mise, la gravissima irresponsabilità dell’atteggiamento del rappresentante del gruppo Jindal sulla vertenza Treofan di Terni. Dopo l’accordo dell’estate, dopo gli impegni assunti davanti ai lavoratori e sindacati, davanti al governo del Paese e alle istituzioni umbre, il gruppo multinazionale ha adottato un comportamento offensivo, inaccettabile, violando intese, accordi, impegni. Il governo, con la sottosegretaria Todde, ha rappresentato con forza e dignità gli interessi dei lavoratori, del polo chimico ternano, del Paese. Ora non può essere consentito – rimarca – alla multinazionale di fuggire dalle proprie responsabilità, liquidando l’azienda. Ora  è necessario colpire ogni violazione e garantire in ogni modo una continuità e aprire una fase che consenta di trovare soggetti imprenditoriali finalmente seri che garantiscano la continuità produttiva e occupazionale e insieme la piena tutela dei lavoratori. Come parlamentari umbri daremo tutto il supporto possibile”.

Pavanelli (M5S): Così la senatrice grillina Emma Pavanelli: “Non rispettare e mentire alle Istituzioni è molto grave. Dopo otto mesi di trattative e scioperi scongiurati, voltare le spalle alla storia industriale della città e a tutte le aziende che operano nel polo ternano – che hanno espresso da subito tutta la loro preoccupazione – è un gravissimo danno.Ora bisogna trovare rapidamente soluzioni per Terni per garantire la continuità produttiva, occupazionale e la tutela dei 150 lavoratori”.

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