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Comune Terni, piano anti-predissesto: niente tasse, ma parcheggi più cari. Vendite e tagli

Terni Politica

Comune Terni, piano anti-predissesto: niente tasse, ma parcheggi più cari. Vendite e tagli

Andrea Giuli
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TERNI – Cinque anni, dal 2016 al 2021. Non ci saranno tasse o tariffe in aumento. Tranne, si fa per dire, l’incremento del 10% del biglietto d’ingresso alla cascata delle Marmore, del 20% del biglietto orario nei parcheggi con le strisce blu e la soppressione di alcune agevolazioni riguardanti certe aliquote dell’Imu (canoni agevolati e per familiari in linea retta). Nel quinquennio, poi, come ha detto l’assessore al Bilancio, “tutti dovranno fare sacrifici” e quindi ci saranno risparmi in molti settori. Ma andiamo con ordine.

Le cifre da ripianare Il piano di riequilibrio pluriennale (il cosiddetto piano di predissesto) è stato approvato stamattina, 21 dicembre, dalla giunta comunale ed illustrato subito dopo in una conferenza stampa dal sindaco Di Girolamo e dall’assessore al bilancio, Piacenti d’Ubaldi. Durerà, appunto, un lustro e non tutti e i 10 anni che la legge in materia mette a disposizione. Intanto le cifre principali che il piano dovrà ripianare: 7.145.034 milioni di debiti fuori bilancio, 4 milioni di accantonamento per contenziosi, 3.445.015 di disavanzo 2015. Per un totale di 14.590.049 milioni di euro. Poi, però, all’interno del piano di riequilibrio è stato ricompreso il programma di restituzione di ben 54,9 milioni di euro circa di disavanzo riaccertato tra residui attivi e passivi negli anni e che costerà a palazzo Spada una quota annuale di 1.830.470 euro per 30 anni. Il tutto, dopo un’accurata ricognizione delle criticità e dei debiti servizio per servizio, finalizzato a ripianare debiti fuori bilancio emersi, il buco del 2015 e a ripristinare lo squilibrio finanziario strutturale dell’ente.

Le cause del ‘buco’ e i correttivi come Piacenti e Di Girolamo hanno spiegato, la manovra si è resa necessaria solo in questo momento ed è stata provocata essenzialmente da alcune sfasature nella macchina: disordine organizzativo e disallineamento strutturale fra Comune e partecipate, situazione diffusa di debiti fuori bilancio, squilibri contabili per l’entrata in vigore di nuove normative stringenti (bilanci attualizzati). Le parole d’ordine per porre rimedio dunque sono: stop alle prassi disordinate, alle spese superiori alle capacità del Comune, un fondo rischi adeguato e l’accertamento delle entrate con le nuove regole contabili.

LEGGI IL PIANO DI RIENTRO PLURIENNALE: IL DOCUMENTO

Vendite Come recuperare le risorse per il piano di riequilibrio? Vendere, alienare e ancora vendere. Con bandi pubblici e pure senza. La giunta prevede dunque di disfarsi sul mercato delle Farmacie comunali (6,720 milioni nel 2017 e 1,152 milioni nel 2019); quindi un accordo con Ater per un programma di rigenerazione urbana di immobili pubblici da alienare alla stessa Ater (edifici di via San Nicandro, via della Stella, via del Convento, via Noceta a Piediluco, via Vanzetti) per 1,5 milioni sia per il 2017 che per il 2018; la vendita dei parcheggi di superficie (le 600 strisce blu) a TerniReti per 500 mila euro nel 2018, 2020 e 2021; l’alienazione tramite gara pubblica dell’area dello Staino per 2 milioni nel 2018; l’alienazione della palazzina ex Dicat per poco più di 1 milione nel 2018, della struttura di Maratta per 254 mila euro nel 2020 e di quella in via Tre Colonne per 365 mila euro nel 2019. Un programma che dovrebbe fruttare nel complesso 16.049.055 milioni di euro, di cui il 10% destinato all’estinzione anticipata dei mutui e il resto a ripianare il disavanzo. Nel piano siffatto non è contemplata alcuna operazione riguardante l’Asm.

Risparmi diffusi Un pò di lacrimucce per tutti, o per molti. Accanto alle vendite e alle alienazioni, scatta un piano di efficientamento delle spese (cioè tagli e risparmi) in vari ambiti. La previsione è di 25,3 milioni nel 2016, 21,5 milioni nel 2017, 19,6 nel 2018, 18,8 nel 2019, 17,6 milioni nel 2020 e 17,4 nel 2021. Tra le varie voci vi sono risparmi nel quinquennio per 21 milioni circa nei trasporti vari; quasi 14 milioni per la pubblica illuminazione; oltre 8 milioni per le mense; 5,8 milioni per i servizi sussidiari in scuole e asili; 7,3 milioni nel Sociale; circa 3 milioni per la polizia municipale; 5 milioni sui canili; 2 milioni per la gestione del percolato; 2,4 milioni sul sociale Asl. E quindi altre cifre più o meno minori da tagliare (entro i 3 milioni di euro) sui servizi cimiteriali, impianti sportivi, autoparco, fitti passivi, pulizie, utenze telefoniche.

Fine del Caos Tra i cosiddetti efficientamenti, spiccano per valore simbolico e storico quelli sulla biblioteca, musei e pinacoteca. Bct a parte, leggasi tagli per il polo museale-teatrale del Caos che subirà ‘limature’ per circa 1 milione di euro in 5 anni. E, come ha precisato l’assessore Piacenti “Nel 2018 scade l’appalto con il Caos, a quale punto decideremo se reinternalizzare il servizio o metterlo di nuovo a bando ma con oneri e spese decisamente più adeguati e meno impegnativi rispetto a quanto fatto negli anni scorso”.

I tempi Dopo la decisione di ricorrere al piano di riequilibrio nell’ottobre scorso e il via libera della Giunta di stamane, il 28, 29 e 30 dicembre il consiglio comunale sarà chiamato ad esprimersi (la competente commisssione lo sta facendo in queste ore). Il 2 gennaio 2017 il piano approvato (a meno di improbabili sorprese) sara inviato alla Corte dei conti e al ministero dell’Interno. Dal 2 marzo al primo aprile l’esame da parte della commissione ministeriale – che può fare osservazioni onrilievi – e la sua relazione da trasmettere alla Corte dei conti; quest’ultima, infine, dovrà analizzare e ratificare (o bocciare) il piano di riequilibrio del Comune di Terni dal primo aprile al primo maggio prossimi. Durante tale prassi le procedure esecutive nei confronti di palazzo Spada sono sospese.

Di Girolamo “Abbiamo deliberato in giunta – ha detto il sindaco – il piano per mettere in sicurezza i conti del Comune e riequilibrare il bilancio. Non utilizzeremo i 10 anni lrevisti dalla norma, ma la metà. E non faremo ricorso al fondo di rotazione perché vogliamo farcela da soli”.

Piacenti “Dopo aver messo le mani per sistemare le partecipate – ha detto l’assessore – adesso il piano di riequilibrio ci consente una operazione sistemica, anche indotta in parte dalle nuove norme di bilancio pubblico. Questo è un piano di trasparenza e di responsabilità con cui abbiamo fatto la Tac alla storia di questo ente in risposta alle invettive che tuttora ci piovono, abbiamo sezionato settore per settore. Stiamo migliorando la situazione, basti pensare che al dicembre di quest’anno il recupero dell’evasione fiscale si attreasui 6 milioni di euro, mentre a dicembre 2015 eravamo a 1,3 milioni. Servirà uno sforzo corale”.

Le reazioni dell’opposizione

De Luca (M5S) Non è passata un’ora dalla fine della conferenza stampa di sindaco e Giunta che, come un nembo, arriva il comunicato del consigliere comunale pentastellato, De Luca: “Fermi tutti! Il Comune non può procedere alla manovra di riequilibrio finanziario pluriennale, più comunemente chiamata “predissesto”, perché è già nella fase successiva, quella del dissesto, da ben 3 anni. Lo diciamo carte alla mano, il tutto scritto nero su bianco mettendo a confronto i rendiconti degli anni 2013-2014-2015 con la documentazione emersa negli ultimi mesi e negli ultimi giorni. Per tre anni i debiti fuori bilancio sono stati occultati scientemente al fine di impedire il riconoscimento dell’ottavo indicatore di deficitarietà strutturale che avrebbe portato a cinque su dieci i parametri negativi, svelando il dissesto dell’ente. Nelle relazioni dei revisori è possibile leggere come sia per il 2013, che per il 2014 la cifra dichiarata sia 0 mentre nel 2015 vengono dichiarati solo ed esclusivamente i 500 mila euro del percolato. Decisiva è stata la gestione delle fatture per quanto riguarda l’appalto della refezione scolastica, servizi emessi nell’anno di competenza quando le stesse fatture venivano protocollate in entrata ma impegnate nell’anno successivo. Un debito fuori bilancio quindi mascherato da passività pregressa, un costante e sistematico scostamento in eccesso tra la spesa reale e la spesa autorizzata nascosto trascinando di anno in anno le fatture. Sacca di debiti esplosa con l’introduzione della fatturazione elettronica che ha creato un corto circuito insanabile nel 2015. Questione delle mense che è solo la punta dell’iceberg. Non solo, le richieste di variazione costantemente inascoltate dall’assessore hanno comportato il mancato intervento in rispetto degli equilibri di bilancio imposto dalla legge”.

Cecconi (Fdi) Il capogruppo comunale di Fdi, Cecconi, non si fa attendere: “Il trucco è sempre lo stesso (fumo) e il giudizio va di conseguenza: bugiardi. A chi cercheranno di vendere la Fontana di Trevi, questa volta, come nel celebre film Totòtruffa 62? A chi cercheranno di svendere le farmacie comunali e tutta una serie di beni mobili, per tappare i buchi? A quali cifre? E tutta la partita del dare/avere tra palazzo Spada e Asm è ricompresa oppure no nei 15milioni e mezzo di debiti? Solo adesso ci si accorge che l’appalto per il Caos è un salasso per le tasche dei ternani? Chi altro verrà a bussare alla porta, se per il “contenzioso” vengono accantonati qualcosa come 4milioni di euro? E di quali tagli alle mense si farnetica, se l’appalto per la refezione scolastica – proprio una delle cose su cui sta indagando la Procura – prevedeva oltre 20milioni di euro e gli interessati, stando alle intercettazioni, lo giudicavano un buon affare? Bugiardi, ancora una volta; com’è stato del resto per tutti i bilanci farlocchi di questo secondo mandato-Di Girolamo”.

Melasecche Ruggente, come al solito, Melasecche: “Solo oggi, grazie anche all’azione durissima di alcuni consiglieri di opposizione, sono riusciti a portare alla luce debiti su debiti, sprechi su sprechi e un modo di amministrare una città con faciloneria, disorganizzazione e furbizia. Ora pagheranno i ternani, tutti. Di Girolamo rimane sulla poltrona per una questione di Etica? Ci vuole una certa faccia di bronzo. Errori, molti, ignoranza di regole elementari dell’economia. Chi ha amministrato in questi anni dovrebbe, se esiste una giustizia in Italia, pagare di tasca propria per il danno materiale e morale, enorme, causato alla città. Ciò che Di Girolamo non dice sono le conseguenze drammatiche di tipo deflazionistico che questa manovra causerà alla nostra già asfittica economia. Peraltro, molte delle misure decise non presentano una reale fattibilità, soprattutto nei tempi ipotizzati. Chiederemo, per quanto la legge ce lo consente, un’azione di responsabilità nei confronti di coloro che hanno prodotto questo disastro, ma anche verso chi doveva controllare in modo adeguato e non lo ha fatto. Chiederemo a tutti i ternani, di qualsiasi colore politico, che sia esperita un’azione di responsabilità politica nei confronti di questi dilettanti allo sbaraglio”.

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