CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Terni, ‘predissesto’: debiti certificati per 11 milioni, rientro in 5 anni. Di Girolamo e Piacenti: “Non aumenteremo le tasse”

EVIDENZA Terni Politica Extra

Terni, ‘predissesto’: debiti certificati per 11 milioni, rientro in 5 anni. Di Girolamo e Piacenti: “Non aumenteremo le tasse”

Emanuele Lombardini
Condividi

TERNI – Lo scenario è a tratti inquietante. Il tavolo a mezzaluna dello studio del sindaco e alle spalle del primo cittadino, schierati come una legione di “guardie del corpo” gli assessori Giacchetti, Bucari e Malafoglia, oltre al dirigente Rosati. A lato, pronto a raccogliere l’assist del sindaco, il titolare del bilancio Piacenti D’Ubaldi, con alle sue spalle tre scatoloni pieni di plichi.

Di Girolamo e PiacentiE’in questo quadro che Leopoldo Di Girolamo sciorina i dati di quello che – tengono a specificare – non è il “predissesto” ma la procedura di riequilibrio economico-finanziario pluriennale.  Conti presto fatti: 8 milioni di euro di debiti fuori bilancio (principalmente verso le partecipate) più altri 3 di disavanzo di gestione: “La giunta ha deliberato di proporre al consiglio comunale di avviare la procedura – ha spiegato il sindaco – e di non volersi avvalere del  fondo di dotazione. Abbiamo inoltre stabilito in cinque anni il tempo previsto per il rientro sul massimo possibile di dieci”.

La delibera arriverà in consiglio comunale con ogni probabilità il 18 ottobre – da quel giorno la procedura  sarà già esecutiva – poi entro cinque giorni sarà comunicato il tutto alla corte dei Conti e al ministero dell’Interno. Da quel momento il Comune avrà 90 giorni per redigere il piano di rientro: “Nel piano – spiega Di Girolamo – saranno descritte quali sono le soluzioni che il comune intende adottare per risolvere il problema e saranno fornite le cifre precise, visto che sarà fatta una ulteriore ricognizione sui residui per limare in eccesso o in difetto questi 11 milioni”. La Corte dei Conti avrà 60 giorni per dare il proprio parere: “Pertanto – precisa l’assessore Piacenti – la seconda fase, quella pratica, dovrebbe scattare fra marzo ed aprile del 2017”. Il debito, come detto si concentra principalmente sulle partecipate (soprattutto l’Asm), sul servizio di refezione scolastica e sull’Usi (l’ex Centro Multimediale che aveva qualche dipendente in distacco presso la Bct).

Cause. Le cause del debito stanno in parte nei faldoni alle spalle dell’assessore Piacenti, che riguardano le mense scolastiche, ma anche come spiega l’assessore, in altri fattori: “Intanto una diminuzione dei trasferimenti statali, che solo quest’anno sono stati di 37,5 milioni in meno, poi l’accantonamento obbligatorio di 14 milioni solo per 2016 e poi il fatto che il bilancio consolidato con le partecipate va chiuso al 31 dicembre 2016. Oltre a questo, ovviamente, ci sono state delle disfunzioni che hanno condotto a tale situazione”.

“Non aumenteremo le tasse”. L’assessore Piacenti specifica che “Questa procedura viene solitamente attuata dopo la presentazione del bilancio consuntivo e di previsione ed è per questo che la presentiamo solo ora, dopo aver commissionato una ricognizione fattura per fattura di tutte le spese che compromettono la gestione triennale dell’esercizio. E’ fondamentale il fatto di aver rinunciato al Fondo di Dotazione, che è un finanziamento concesso dallo stato per situazioni come queste: lo avessimo chiesto, per noi ci sarebbe stato l’obbligo di aumento delle tariffazioni al massimo e la rinuncia agli investimenti. Invece potremo continuare ad investire e troveremo le risorse per superare questo momento fra quelle interne”.

Di GirolamoVendita degli asset. Traduzione: sarà con ogni probabilità messa in vendita una delle tre partecipate rimaste (Asm, Farmacie e Terni Reti). Piacenti non lo conferma ma lascia intendere che potrebbe toccare proprio alle Farmacie, da tempo indiziate in questo senso: “Nel 2016, per una amministrazione comunale, il controllo pubblico del settore farmaceutico non è più una priorità”. Concetto che lascia pochi spazi ad interpretazioni. E che poi viene ulteriormente specificato: “Abbiamo cinque anni per poter vendere uno degli asset, ma se decidiamo di farlo il nostro obiettivo è quello di riuscirci prima, per esempio entro un anno e mezzo o due, così da fare fronte a una parte di debiti”. Quello più scottante è nel settore mense, 1.7 milioni  e proprio questo potrebbe essere chiuso anzitempo.

Non è escluso che per agevolare ulteriormente il superamento del deficit possano essere messe in atto anche alcune delle azioni che sono obbligatorie in situazioni più gravi, come il taglio delle convenzioni o la rateizzazione di qualche debito.

Tags:
Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere