CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Terni, “Popoli e religioni” racconta l’uomo e l’Italia: “Ma il futuro è a rischio”

Cinema Terni Cultura e Spettacolo Extra

Terni, “Popoli e religioni” racconta l’uomo e l’Italia: “Ma il futuro è a rischio”

Redazione cultura
Condividi

TERNI – “Quest’anno racconteremo l’Italia, perchè nessun Paese come l’Italia ha bisogno adesso di essere raccontato. In particolare ci soffermeremo su coloro che fanno volontariato”. Arnaldo Casali, giornalista e direttore artistico del Festival Popoli e Religioni ha scelto una chiave diversa e che farà riflettere per l’edizione numero 15 del concorso. Non un focus su una nazione straniera, ma sull’Italia e su quel mondo, quello del volontariato e del terzo settore che adesso da più parti si sta cercando di criminalizzare.

L’edizione numero 15, in programma dal 9 al 17 novembre 2019 è stata presentata oggi al Cenacolo San Marco, alla presenza di Stefania Parisi, direttrice dell’Istess, di Francesco Venturini, presidente dell’Associazione di Volontariato San Martino, dell’assessore alla cultura Andrea Giuli e del vescovo monsignor Giuseppe Piemontese.

Tema e appelli. Casali aveva lanciato l’allarme qualche tempo fa, via social e oggi lo ha riconfermato: il rischio è che fatto 15, possa diventare impossibile fare 16, perchè i fondi sono sempre meno. Il Terni Film Festival infatti ha ricevuto  un finanziamento di 4500 euro dall’ufficio di presidenza di Palazzo Donini, 10000 dal ministero dei Beni culturali e 17000 dalla preziosa Fondazione Carit. L’Associazione di volontariato San Martino, che gestisce le opere segno della Caritas e l’Istess faranno la loro parte, ma intanto sarà avviata una azione di crowdfunding. Niente soldi dal Comune “Che purtroppo può soltanto fornire gratis gli spazi”, ha spiegato l’assessore Giuli, il quale ha invitato però Casali – col quale fra l’altro ha condiviso una decina d’anni di lavoro al Giornale dell’Umbria – a non mollare.

First man. L’uomo sarà al centro dell’edizione 2019, “First man” il titolo che si è voluto dare al festival: “Suggerisce tanti concetti diversi – ha spiegato il vescovo – rimettiamo al centro l’uomo in un periodo in cui la vita umana ha sempre meno valore. Paolo VI parlava dell’uomo fenomenico, a me viene in mente l’uomo concreto di oggi, immerso in eventi particolari come le migrazioni. Ma il primo uomo è Gesù Cristo, modello, figlio di Dio fatto uomo che ha preso su di sé sofferenze e debolezze per dare speranze nuove. Quello che oggi tenta di fare la Chiesa, spesso accusata di aver perso il contatto con la gente per occuparsi solo di migranti. Evidentemente non si ha la percezione di quel che si dice. L’esperienza di Lourdes con i malati dell’Unitalsi ne è un esempio,  come pure il viaggio che come vescovi abbiamo recentemente svolto in  Bosnia Erzegovina dove ancora si leggono i segni della guerra, lì la Chiesa locale con l’aiuto di altre, sta facendo molto”.

L’Italia che aiuta. L’Italia e l’uomo, dunque. Quello che è andato sulla luna – ci sarà uno spazio ad hoc visti i 50 anni –  e quello che tende la mano: “L’Italia che accoglie merita i riflettori accesi – ha spiegato Francesco Venturini – anche perchè accoglie tutte le persone, senza distinzioni”. All’Italia sarà dedicato il bando speciale che l’anno scorso fu dedicato ai migranti: “Quest’anno sentiamo la forte esigenza di integrare gli italiani- ha spiegato Casali – Cerchiamo di conoscerci a fondo”. Prima gli italiani, dunque. Anche se forse, viene da pensare, non è esattamente questo il focus  sui nostri connazionali che a qualcuno piacerebbe vedere.