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Terni, perché il sindaco ha accelerato il ‘timing’. Manovre sui possibili successori

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Terni, perché il sindaco ha accelerato il ‘timing’. Manovre sui possibili successori

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Il cortile interno di Palazzo Spada

Scannabue

TERNIL’uomo nato alle pendici del Gran Sasso, uno degli ultimi leninisti integrali italici, ovvero il sindaco di Terni Di Girolamo, ha fatto di necessità virtù.

Poteva dimettersi alcuni giorni dopo il 30 gennaio, giorno delle sue dimissioni, e non ci sarebbe stata l’opportunità del voto anticipato nella primavera 2018. Non l’ha fatto. E ha scelto di accelerare – sembra con l’accordo delle segreteria comunale del partito e con alcuni vertici dello stesso – il “timing”. Per non offrire il fianco alle sicure, feroci critiche delle opposizioni e per seminare un po’ di “tremachiappe” nei meandri di via Mazzini. Insomma, tutto concordato, giurano alcuni dei suddetti vertici democrat. E così, ancora una volta, l’ “abbruzzese” ha passato il cerino, anche se a bruciare potrebbe essere tutta la scatola. Egli compreso.

A questo punto si gioca l’ultimissimo atto di una lunga tragi-dramma-commedia. A scannarsi – sia detto in senso barocco e figurato – adesso saranno gli attoniti e confusi e sbrindellati consiglieri di maggioranza; i “big” democrat-ternani che siedono in Regione; quelli che non siedono più in Parlamento; quelli che non siedono più al Governo (ancora per pochi giorni) ma che potrebbero conquistare una cadrega nelle prossime Camere. Egli, l’ “abruzzese”, attende, ma non sta con le mani in mano: incontra gente, sonda il terreno. Attende, sulla linea gialla, come faceva Prodi in un noto sketch. Poi, entro il 18-19 febbraio tirerà le somme. Oggi, le somme (non definitive) ancora propendono per la conferma delle dimissioni.

Nel frattempo, girano nomi di eventuali candidati a sindaco e a sindachessa per uno schieramento cripto-Pd, nel caso si andasse a votare nel maggio-giugno 2018. Le solite cattiverie? I loquaci emissari del Mossad democrat in salsa concarola sostengono che qualcuno, nel partito locale, ci starebbe lavorando. Nomi, al momento, non ne faremo. Altri, sempre ai piani alti del partito ternano, accreditano interpretazioni normative secondo le quali, anche in caso di conferma delle dimissioni di Di Girolamo, il passaggio al voto anticipato sia tutt’altro che automatico, scontato, obbligato. Ma che dipenderà dalle decisioni del commissario. Serve più tempo, dicono, per evitare di consegnare la città a dei “parvenù” luminescenti.

In mezzo, come sempre, tante cose. Determinanti, in questo frangente: la campagna elettorale per le politiche e alcuni collegi uninominali in bilico dove, per esempio, corre qualcuno di questi “big”. Una pioggia di milioni su palazzo Spada, promessi e forse in arrivo, dal contratto per l’area di crisi industriale complessa al piano periferie. Le firme dovrebbero essere messe a giorni. Molti nutrono dubbi. In ogni caso, dicono alcuni, meglio non accelerare la fine con le proprie mani. Perché tanto, fine sarà. 

Intanto, esponenti, partiti, movimenti e liste dell’opposizione politica stanno battendo la grancassa per convogliare il popolo desideroso di riscatto a palazzo Spada, il giorno 15 febbraio, quando si terrà il consiglio comunale decisivo che dovrà votare il dissesto dell’Ente. E il sindaco nato alle pendici del Gran Sasso attende. Operosamente. Va là. 

 

 

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