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Terni, Patto di sviluppo con la Regione: sorprese e carte in tavola

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Terni, Patto di sviluppo con la Regione: sorprese e carte in tavola

Andrea Giuli
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L'aula del consiglio comunale di Terni

TERNI – Da qualche giorno, come ai bei tempi, è tutto un pullulare (negli enti locali) di gruppi di lavoro e tecnici, commissioni ad hoc, cabine di regia e via coordinando e tavolando. Nel frattempo, però, qualcosa di ‘impegnativo’ è accaduto dalle parti di palazzo Spada: un’indagine giudiziaria dai contorni ancora non del tutto chiariti e che coinvolge il cuore stesso del palazzo; indagine che potrebbe anche, fatalmente, incrociarsi con una serie di situazioni più strettamente politiche. Raffreddare gli animi, insomma. Almeno temloraneamente.

Coordinatore e gruppo di lavoro Tra gli ultimi nati, sanciti da una delibera di giunta comunale dello scorso 9 novembre (la numero 305), si registrano il coordinamento tecnico e i gruppi di lavoro di palazzo Spada in modo da completare la parte ternana del ‘team’ interistituzionale fra Comune e Regione per condurre in porto il famigerato patto di sviluppo tra i due enti suddetti e che ha fatto gridare alla scandalo e al cosiddetto ‘soccorso rosso’ da parte di varie opposizioni politiche. Dunque, per palazzo Spada il coordinamento tecnico sarà in capo al dirigente Massimo Cavadenti e il gruppo di lavoro sarà costituito dai dirigenti Andrea Zaccone (Sviluppo), Elena Contessa (Attività finanziarie), Renato Pierdonati (Lavori pubblici), Carla Comello (Riqualificazione del territorio e sistemi urbani), Danila Virili (Sistema formativo e sociale), Luciano Sdogati (Aziende e patrimonio).

Il piatto piange Il punto vero, con ogni probabilità, è che la tabella in delibera, dedicata alle aree tematiche e agli interventi prioritari, svela, nero su bianco (e semmai ve ne fosse stato bisogno), il piatto stringente e necessitato tra Comune e Regione, con i pochi ‘ingredienti’ scelti su cui puntare: uno per ciascuna delle 10 aree tematiche. Il che non vuol dire che saranno gli unici, ma che saranno urgenti e preferenziali e, dunque, presumibilmente i soli da cercare di concretizzare sino a fine mandato della giunta Di Girolamo, vista l’aria da cinghia strettissima ormai consolidata.

Progetti prioritari E, allora, ecco aree e progetti prioritari: per i Beni culturali si parla solo di valorizzazione del museo delle armi (non vi sono interventi citati l’erba competitività e l’Università); per le politiche finanziarie soltanto di ‘strutturazione delle norme relative all’uso dei proventi dei canoni idroelettrici e stipula protocollo’; per le politiche di inclusione sociale di ‘sperimentazione attuativa del progetto di vita indipendente’; per la rigenerazione urbana di ‘programma per l’utilizzo patrimonio immobiliare comunale’; per le infrastrutture a rete i materiali di ‘implementazione fibra ottica’; per l’impiantistica sportiva di ‘realizzazione palazzetto dello sport’; per le politiche integrate di Turismo-ambiente-cultura di ‘strutturazione grandi eventi culturali e sportivi; per le politiche sanitarie di ‘Città della salute’. Sembrano spariti o accantonati o depotenziati, progetti annosi, importanti e attesi come la rinascita del teatro Verdi, le Smart city e land, Civiter. Sembra, insomma, un programma di emergenza, di sacrificio, di rinuncia. Sembra.

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Andrea Giuli
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