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Terni, ok in consiglio comunale alla vendita delle Farmacie con un “però” da decifrare

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Terni, ok in consiglio comunale alla vendita delle Farmacie con un “però” da decifrare

Andrea Giuli
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Il consiglio comunale di Terni

TERNI – Tutto come da copione. E così è lecito pensare che filerà – cioè sostanzialmente liscio – anche domani e nei giorni successivi di consiglio comunale con le altre, delicate scadenze, inerenti questioni di bilancio, a cominciare dal via libera all’aggiornamento del piano di riequilibrio pluriennale con il famigerato fondo di rotazione. Anche se, in teoria, la sorpresa o l’incidente sono in agguato. Assai improbabili.

Passa il piano di cessione Intanto, per l’appunto, proprio in tempo per il pranzo, lunedì l’assemblea di palazzo Spada ha approvato a maggioranza il tribolatissimo piano di cessione del 90% delle Farmacie comunali: 28 votanti, 19 favorevoli e 9 contrari. Dunque via libera alla relativa delibera di giunta dell’agosto scorso, con l’approvazione (sempre a maggioranza) di un emendamento a prima firma Narciso (Pd), poi trasformato in atto d’indirizzo, e di un altro emendamento a prima firma Orsini (Pd), riguardante le garanzia che gli attuali lavoratori delle farmacie comunali, in caso di spostamenti o trasferimenti, non potranno essere spsistati o trasferiti al di fuori dei confini del comune o della provincia di Terni.

L’emendamento cautelativo e profetico Senza dimenticare l’importante emendamento del 2 novembre scorso alla delibera di Giunta di agosto – cioè quello che sancisce la procedura selettiva con manifestazioni d’interesse per scegliere l’acquirente – l’unica novità (se così si può dire) della giornata in consiglio comunale riguarda proprio l’emendamento, poi atto d’indirizzo, presentato da Narciso, Chiappini, Ricci, Orsini – tutti di maggioranza – che così recita: “Resta inteso che il Comune rende noto all’eventuale compratore lo stato dell’arte del contenzioso pendente davanti al Tar…e qualora il ricorso stesso si concludesse con esito sfavorevole per il Comune, in questo caso la proprietà di Farmacia srl ritornerebbe nella disponibilità del Comune, senza null’altro a pretendere salvo la naturale restituzione delle somme pagate”. Su questi emendamenti, i consiglieri di opposizione Cecconi e Melasecche hanno manifestato le loro proteste.

Auspici e coperture Dunque, se fra un mese o fra 10 il Tar dovesse dare ragione al ricorso della Cgil e torto al Comune, l’intera operazione di vendita al privato con contratto di servizio di 25 anni, a quanto pare sarebbe invalidata e la proprietà delle farmacie comunali tornerebbe a a palazzo Spada, con tutto quel che ne consegue sugli effetti del piano di riequilibrio del Comune (visto che l’alienazione dell’azienda pubblica ne costituisce la nervatura centrale). Non si tratta solo, probabilmente, di un emendamento volto a cautelare penalmente o civilmente i singoli consiglieri che hanno votato l’atto, qualora nel prosieguo qualcosa andasse storto, ma, più obliquamente, si potrebbe anche pensare che a palazzo Spada qualcuno nutra fondate speranze sulla bocciatura del ricorso cigiellino. Vedremo. img_6043

Il sindaco Questo l’intervento in aula del sindaco Di Girolamo: “Si tratta di un atto importante che sta dentro un percorso di progressiva riduzione delle partecipate al quale c’invita la nuova normativa, utile per il Paese, per le istituzioni e per i cittadini. Rispetto alle possibilità previste abbiamo scelto la via che abbiamo ritenuta più giusta e trasparente, ovvero indire una gara pubblica per la ricerca di un socio con la gara a doppio oggetto. Il socio dovrà dunque avere una partecipazione finanziaria, ma dovrà anche gestire la società, così da portare capitali, renderla più efficiente e competitiva. La gara si articolerà in due fasi con un sistema di procedura selettiva che inizierà con una prima manifestazione d’interesse: un percorso che darà risultati migliori rispetto alla semplice emanazione del capitolato e della procedura in un’unica fase. Ci saranno patti parasociali che tuteleranno i dipendenti e la qualità del servizio. Nella gara inoltre saranno individuati specifici requisiti di partecipazione e valutati i piani industriali, ma anche le carte dei servizi. L’intento non è dunque di fare cassa, ma di continuare a garantire un buon servizio. Il quadro nel quale si colloca l’attuale decisione è complesso: la situazione della vendita dei farmaci non è più rosea e il mercato è stato compresso. Si tratta dell’alienazione di un bene che riteniamo non essenziale per il settore pubblico, perché si tratta di un settore di mercato regolato. Inoltre, la forma pubblico-privato consentirà di lasciare al Comune un controllo sia rispetto al servizio che sul personale”.

Il dibattito  “Non intendiamo entrare nel merito della vendita – ha detto Marco Cecconi (FdI) – perché non siamo contrari all’alienazione di asset che non si configurano strategici per l’amministrazione. Intendiamo parlare del perché, come e quando vi accingete alla vendita. I motivi veri della vendita sono i debiti dell’amministrazione e, in realtà, state chiedendo il ricorso al fondo di rotazione con aumento della tassazione, tagli dei servizi, blocco della pianta organica dei dipendenti comunali”.

“Se questa città si trova in una situazione drammatica – ha detto Enrico Melasecche (IlT) si devono prendere la responsabilità coloro che hanno governato a partire dalla giunta Raffaelli. Questa vendita di Farmacia Terni serve solo per pagare i debiti che il Comune ha fatto e l’unica ragione della manovra di riequilibrio nel suo complesso è la volontà estrema di tentare di rimanere attaccati alle poltrone da parte dell’attuale amministrazione”.

“Abbiamo proposto anni fa una razionalizzazione delle aziende partecipate del Comune – ha detto Valdimiro Orsini (Pd) – e, al di là del momento contingente, ritengo che non abbia senso che un ente pubblico gestisca delle farmacie. Quindi la gestione non rientra più tra le funzioni essenziali e sociali delle attività comunali. La nostra è dunque una scelta trasparente, con un bando pubblico aperto che dà garanzie rispetto all’affidabilità dei soggetti che andranno a gestire le farmacie e con una clausola nel bando dove si dice che l’amministrazione può interrompere le procedure di vendita in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. C’è pure una garanzia anche per il personale e il Comune rimane dentro con un 10 per cento“.

“Fino al 2015 l’amministrazione diceva che non avrebbe mai toccato le farmacie – ha detto Federico Pasculli del M5S -. L’atto di oggi dimostra invece la necessità estrema di liquidare. Ci chiediamo anche come facesse Farmacia Terni ad essere in perdita: sarebbe bastato ricontrattualizzare gli affitti. Oggi non è chiaro neanche che fine facciano i dipendenti, per questo contestiamo la poca trasparenza e la difformità rispetto alle priorità di inizio legislatura”.

Franco Todini (IC) ha detto che “ci sono due modi per vendere, uno è per fare investimenti seguendo regole del mercato, l’altro è quello di vendere per necessità e quindi si è costretti a subire gli andamenti di mercato non favorevoli. Non sono d’accordo sull’atto, perché non chiarisce ed è un affidamento di gestione e non una vendita”.

“Si tratta di una scelta di cui si discute da anni – ha detto Faliero Chiappini (Ca) – e che ha trovato l’epilogo in questa situazione di necessità. La scelta di oggi rappresenta una assunzione di responsabilità, il mantenimento della quota pubblica ci dà comunque un quid di forza per far rispettare punti importanti anche per i patti parasociali; per questo una governance pubblica deve essere mantenuta”.

“Oggi è giunto finalmente a compimento un percorso che si è sviluppato negli anni da parte del centrosinistra – ha detto il presidente del gruppo del Partito Democratico Francesco Filipponi – e che oggi permette di dare prospettive sia alla società che all’Ente, per un ruolo nuovo e diverso in una realtà competitiva come l’attuale”.

“In situazioni normali non avremmo sostenuto una soluzione di questo tipo – ha detto Silvano Ricci, sottolineando di parlare a nome del Partito Socialista – ma le condizioni in cui ci troviamo oggi lasciano poco spazio alla manovra, quindi voterò favorevolmente per questo atto. L’incertezza del percorso che deve affrontare l’Ente non fa che aggravare la difficile situazione economica che la città è chiamata ad affrontare: la vendita delle farmacie è una scelta non rinviabile ed è finalizzata alla messa in ordine dei conti del Comune”.

“Voteremo contro perché un’azienda pubblica non si vende per coprire i debiti – ha detto Stefano Fatale (FI) ma quando ci sono condizioni di mercato favorevoli”.

 

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Andrea Giuli
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