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Terni, Pardini lascia l’ospedale e attacca la Regione: “Nessuna idea di futuro”

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Terni, Pardini lascia l’ospedale e attacca la Regione: “Nessuna idea di futuro”

Redazione
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Sandro Pardini

TERNI – Sandro Pardini sbatte la porta. Il primario di cardiochirurgia dell’ospedale di Terni, come riferisce stamattina il  Corriere dell’Umbria ha presentato le dimissioni dalla azienda ospedaliera e dal 1. febbraio 2019 andrà in pensione anticipata. Si tratta del secondo primario di livello assoluto che lascia l’ospedale dopo Sandro Carletti, che oggi lavora a Firenze e con ogni probabilità toccherà presto anche alla terza grande eccellenza, Amilcare Parisi, il primario di chirurgia digestiva, già autore di interventi rivoluzionari con chirurgia robotica che hanno fatto il giro del mondo.

Senza futuro. Pardini è uno che non le manda a dire. Fece così quando lasciò il Pd e anche stavolta si è levato qualche sassolino. Duro il suo attacco alla Regione: “Non condivido quasi nulla – dice il primario – della gestione attuale della cardiologia e cardiochirurgia in Umbria. Non c’è coordinamento fra Perugia e Terni, ognuno va per conto suo. Non c’è idea di cosa sia il futuro. Io ho fatto alcune proposte, non ho ricevuto risposta e me ne vado”.
Sandro Pardini, bresciano, ex senatore dei Ds, arrivò a Terni a novembre del 2001, chiamato dall’allora direttore generale Ciano Ricci Feliziani.

Numeri. Trovò in ospedale una situazione non propriamente rosea: “Nel 2001 i ternani andavano quasi tutti ad operarsi fuori. Oggi facciamo una media di 300, 350 interventi cardiochirurgici l’anno. L’emodinamica fa 1.200, 1.300 procedure l’anno; l’elettrofisiologia 700, 800 procedure d’intervento l’anno. La cardiochirurgia di Terni – rappresenta il 60, 65% di quella umbra. Il 30, 35% dei pazienti viene da fuori regione. Sono soldi che entrano, mentre prima erano soldi che uscivano. Cardiochirurgia fattura complessivamente il 45% dell’alta specialità di Terni”. Un appello che rischia di cadere seriamente nel vuoto.

 

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