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Terni, Operazione Spada: le ipotesi degli inquirenti sugli appalti, i sospetti e le reazioni

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Terni, Operazione Spada: le ipotesi degli inquirenti sugli appalti, i sospetti e le reazioni

Andrea Giuli
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TERNI – Secondo quanto trapela da fonti assolutamente autorevoli (riferibili agli addetti ai lavori), la vasta indagine su una serie di appalti pubblici del Comune di Terni che ha portato nella giornata di giovedì 17 novembre al concretizzarsi dell’Operazione Spada, con il blitz degli uomini della Squadra mobile e del nucleo di polizia tributaria della GdF di Terni nei due palazzi comunali, nelle sedi di molte cooperative locali e nelle case private di alcuni dirigenti della cooperazione, avrebbe un’origine prevalente ben precisa.

Le origini dell’inchiesta Si fa riferimento ad un dettagliato esposto, inoltrato circa un anno fa alla magistratura da parte di una cooperativa locale che per un periodo ha lavorato con palazzo Spada ma che, successivamente, non avrebbe più trovato spazi concreti di interlocuzione con la stessa amministrazione, nè con la gran parte del mondo cooperativo nostrano, rimanendo dunque fuori dai giochi. La cooperativa in questione, peraltro, non sarebbe stata a suo tempo aliena da collegamenti con ambienni politici e amministrativi pubblici. Facendo così balenare ai malpensanti anche una qualche scaturigine politica, tutta interna ad un certo schieramento, della vicenda. Ma, quest’ultime, potrebbero solo essere illazioni maligne. Certo è, invece, che gli inquirenti hanno potuto avviare la loro indagine (lontana dall’essere ancora chiusa, a quanto risulta), attingendo pure da articoli di stampa sull’argomento, delibere e determinazioni pubblicate sul sito del Comune e dalle iniziative politico-amministrative di alcuni consiglieri comunali dell’opposizione.

Le ipotesi di indagine Come noto, gli inquirenti hanno sequestrato da sedi istituzionali, aziendali e private una mole ingente di documenti cartacei e digitali, svuotando computer e scaffali. Nei singoli decreti di perquisizione e sequestro recapitati ai 16 indagati (a cui viene contestata al momento l’associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, con il falso ideologico per due di loro), la procura della Repubblica di Terni, per ciascun filone di indagine relativo a vari settori degli appalti e affidamento pubblici emanati da palazzo Spada (gestione Cascata delle Marmore, gestione mense scolastiche, pubblica illuminazione, cimiteri, Contact center alla partecipata TerniReti, realizzazione sistema antincendio al Caos, manutenzione verde pubblico) ipotizza circostanze e modalità di fatto illecite, riguardo il ‘confezionamento’, la procedura e l’aggiudicazione dei singoli lavori, servizi e gare. A partire dall’analisi certosina di una serie di delibere di giunta comunale e di determinazioni dirigenziali a partire dal 2013-2014 fino a pochissimi mesi fa, gli inquirenti accennano, nei decreti di cui sopra, a presunte corsie preferenziali per veicolare l’affondamento a soggetti ben precisi (è il caso delle mense), illecite aggiudicazioni, “limitazioni nel disciplinare di gara (qui si parla della Cascata, ndr) che verosimilmente potrebbero aver influenzato la gara in ordine alla scelta di uno specifico concorrente”, “chiari indizi di prova concernenti l’ipotesi di una illecita spartizione dei lotti relativi agli appalti (il riferimento e all’appalto sul verde pubblico, ndr), “illecito frazionamento del servizio, quindi sottratto all’espletamento di una regolare gara ad evidenza pubblica (appalto dei cimiteri, ndr)”. Tutte situazioni che vanno da alcune centinaia di migliaio di euro fino ai 20 milioni della gara per la refezione nelle mense scolastiche. Nelle carte, gli inquirenti dunque parrebbero prefigurare è solo abbozzare se non un sistema, almeno delle ‘abitudini’, in base – si legge – ad una serie di accertamenti tecnici, indizi, indagini tecnologiche (intercettazioni telefoniche, ambientali, ecc.).

Gli avvocati, le prime reazioni e l’attesa Dunque, gli elementi che in queste ore i legali incaricati dai vari indagati hanno a disposizione sono minimi e non si capisce bene cosa venga effettivamente addebitato e contestato, nel dettaglio, ai singoli personaggi coinvolti. Bisognerà forse attendere una non immediata chiusura formale della prima fase di indagini, con eventuale ordinanza e suoi allegati; bisognerà forse attendere eventuali sviluppi significativi dell’inchiesta di cui al momento non si ha notizia (gli inquirenti devono passare al setaccio la mole enorme di documentazione sequestrata giovedì scorso e confrontarla con il materiale già in l’iro possesso). Nel frattempo, è plausibile che qualche avvocato chieda il dissequestro del materiale prelevato ad alcuni, così come persone informate dei fatti pare in queste ore siano state ascoltate dai magistrati. In ogni modo le reazioni dei legali sono per ora prudenti e parche: si tratta degli avvocati Morcella che difende Massimo Piacenti della AllFoods, Spoldi che difende l’assessore Bucari, Sandro Corsi (Actl) e Stefano Notari (Alis), Attilio Biancifiori che assiste l’assessore Piacenti d’Ubaldi, Proietti che difende Carlo Andreucci (Alis), Orsini che difende Goffredo Copparoni (revisore di TerniReti), Donzelli che assiste i dirigenti comunali Nannurelli e Pierdonati. Seppur con diverse sfumature, ciascuno di questi avvocati ribadisce la serenità dei propri assistiti circa la bontà e la leicità del loro operato, non mancando di sottolineare la vaghezza delle attuali contestazioni e la apparente contraddittorietà di alcune circostanze (vedi, per esempio, il fatto che in alcuni casi i bandi in questioni non sono ancora formalmente emessi).

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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