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Terni, ok di Giunta all’atto di dissesto: revisori dei conti nel mirino delle opposizioni

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Terni, ok di Giunta all’atto di dissesto: revisori dei conti nel mirino delle opposizioni

Andrea Giuli
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Il cortile interno di Palazzo Spada

TERNI – In attesa di capire cosa farà realmente il sindaco rispetto alle sue formali dimissioni (scorrono intanto i 20 giorni di tempi per eventualmente ripensarci) e come maturerà il contesto politico della sua maggioranza e del suo partito, gli adempimenti amministrativi obbligati per legge in caso di conclamato dissesto dell’ente vanno avanti. A tappe forzate.

Atto di giunta, commissione Lo scorso 2 febbraio la giunta comunale si è riunita ed ha licenziato l’atto tecnico di trasmissione con cui si propone al consiglio comunale di approvare il dissesto. La seduta consiliare è fissata per il 15 febbraio, ma prima, nel corso di questa settimana, l’atto dovrà passare in commissione competente, nelle giornate di mercoledì e giovedì.

Tentativi, errori Le tabelle contenute nel documento di Giunta, al netto delle mutate e peggiorate condizioni dei trasferimenti economici dallo Stato agli enti locali e degli sforzi compiuti dall’amministrazione ternana per cercare di metterci una pezza, forniscono tutto sommato il quadro di un fallimento sostanziale; di una lotta inutile per evitare il “crac”. E testimoniano, in tappe e numeri, tutto un percorso costellato di emergenze e di errori di fatto, di rinvii che sono costati poi chiari. Un calvario dice l’atto di Giunta “almeno ventennale”. E che è ben riassunto nella relazione finale dei revisori dei conti comunali che andrà allegata alla delibera di dissesto.

RELAZIONE FINALE DEI REVISORI DEI CONTI COMUNALI

“Ammissione” Ed è in questo lungo lasso di tempo che, al di lá di fatalità e dei tentativi (spesso maldestri) di raddrizzare la nave, risiede la “discesa agli inferi” di palazzo Spada. Forse,  involontariamente, una ammissione, visto che 19 degli ultimi 20 anni sono stati gestiti dalle due giunte Raffaelli e dalle due giunte Di Girolamo.

Cause prevalenti del dissesto, 70 milioni Nell’atto di Giunta, in una sequenza di schemi, di cifre e riassumendo l’iter più recente fatto di piani di riequilibrio pluribocciati, si mettono nero su bianco le varie cause che hanno condotto al dissesto di oggi: costante e massiccio ricorso alle anticipazioni di tesoreria e aumento conseguente degli oneri, cronica incapacità di riscuotere i residui attivi (imposte, tasse, tariffe, entrate extratributarie come multe stradali e non solo), sistematici conti che non tornano nel dare-avere con le aziende pubbliche controllate e partecipate, un monte notevole di ritardati pagamenti verso fornitori, eccessivo indebitamento, alienazioni immobiliari a vuoto, debiti fuori bilancio. Si tenga conto che, tra disavanzo tecnico e di amministrazione, si arriva ad una somma in “rosso” di circa 70 milioni di euro.

Vent’anni Vale forse la pena di leggere un passaggio del documento di Giunta: “Valutato che le dinamiche che hanno portato il comune di Terni al dissesto traggono origine da crisi finanziarie che si manifestano dopo un periodo più o meno lungo, ma comunque di durata almeno ventennale, di disavanzi dell’equilibrio di parte corrente del bilancio, tamponati, per ciò che attiene la competenza, con l’avanzo di amministrazione generato dai residui attivi di dubbia esigibilità o con accertamenti di entrate straordinarie il più delle volte di natura molto incerta e, per ciò che riguarda la gestione di cassa, con l’utilizzo delle entrate aventi specifìca destinazione o di finanziamenti a breve termine, con la conseguenza che la liquidità si esaurisce definitivamente e l’Ente non ò piu in grado di fare fronte alle proprie obbligazioni; che il ritardo nei pagamenti ai fornitori, sempre più numericamente imponente, ha rappresentato l’estrema ratio alla quale nel momento della difficoltà è dovuto ricorrere il Comune di Terni, strumento che, nel breve periodo, ha sortito una sorta di “effetto boomerang” aggravando quindi in maniera insostenibile e sicuramente senza rimedio, le difficoltà del bilancio dell’Ente, situazione resa ancora piu pesante a seguito delle risultanze dell’attività di ricognizione dei “debiti fuori bilancio”; Che gli sforzi messi in campo dall’Amministrazione Comunale in questi anni sul fronte della riduzione delle spese, da quelle del personale a quelle di rappresentanza, da quelle degli organi politici, del sociale a quelle per l’acquisto di beni e servizi, sono stati insufficienti a compensare la riduzione dei trasferimenti statali e regionali, la riduzione delle entrate extra tributarie, delle entrate provenienti da alienazioni e da permessi di costruzione, il tutto all’interno della persistente difficoltà di riscossione delle entrate correnti…dal difficile quadro di rapporto con le partecipate, malgrado le forti decisioni politiche che le hanno interessate riducendole da 11 a 3 attraverso fusioni, fallimenti e messa in liquidazione..”

Melasecche Il consigliere comunale di minoranza, Melasecche, non ci sta a far passare possibili ambiguità sul tempo di formazione del debito di palazzo Spada e precisa: “A nessuno è consentito di ciurlare nel manico. Come risulta dalla stessa relazione dei revisori dei conti, solo nel corso del 2016 Piacenti prende atto della insostenibilità del debito nascosto nelle recondite pieghe di un bilancio, scientemente artefatto, il cui riconoscimento viene colpevolmente rimandato di anno in anno. Ebbene, come ho spiegato pazientemente decine di volte, i debiti straordinari sono di tre tipi, parte irregolari, altri, i “fuori bilancio” illegali:
a) 54 milioni generati dall’aver speso il controvalore di crediti inesigibili anche da parte di Di Girolamo dal 2009 al 2016, ma la cifra annualmente bruciata anche da Raffaelli dal 1999 in poi fa crescere di molto quella somma, anche se a quella data quello era l’importo derivante dal riconoscimento fatto dallo stesso Piacenti con una rata a carico del bilancio di 1.830.460,56 euro dal 2016 al 2045.
b) 3,445 milioni di disavanzo corrente bilancio 2016, anche questi tutti imputabili totalmente alla coppia Di Girolamo-Piacenti, in ammortamento dal 2017 al 2019 con tre rate annue di € 1,150 milioni, rata che si aggiunge a quella del punto a);
c) i “debiti fuori bilancio” sommati a tutta una serie di altre partite debitorie in sospeso come le liquidazioni delle partecipate Usi e Atc, di altri debiti in contestazione giudiziaria con l’Asm (circa 6,4 milioni) ed il debito derivante dalla sopravvalutazione degli introiti del parcheggi di Corso del Popolo sommano a ben oltre 10 milioni, non potuti ad oggi spalmare negli anni a venire, in quanto la Corte dei Conti ha per ben tre volte bocciato il Piano di riequilibrio e che costituiscono l’ondata che ha fatto traboccare il vaso determinando il dissesto. Il tutto, addebitabile a questa amministrazione”.

Cecconi Non è da meno il capogruppo comunale di FdI, Cecconi: “C’è qualcosa di insopportabile e grottesco nel tentativo con il quale alcuni – si tratti dei Revisori dei Conti del Comune piuttosto che di autorevoli esponenti ternani del PD – provano adesso a prendere le distanze dal fallimento, economico e politico, dell’amministrazione-Di Girolamo. Un tentativo, comunque, alquanto improbabile. Esponenti che ora parlano di staccare la spina e di voto anticipato, invocando operazioni-verità per fare luce sulle responsabilità di questo conclamato fallimento, ma ch non riusciranno mai a convincere nessuno di essere “altro” rispetto ad un sindaco e ad un sistema. Perché tutte le cause del default elencate dai Revisori dei Conti nella relazione con la quale definiscono il dissesto “irreversibile” si radicano proprio in questi ultimi anni. ‘Tutte criticità che noi abbiamo sempre denunciato’, dicono ora i Revisori. Ma allora perché avete sempre espresso parere favorevole, anno dopo anno, a bilanci comunali con tante falle? E perché adesso cercate di nascondervi dietro la citazione di cause “remote” di tutto questo disastro, senza però degnarvi di fornire qualche data, qualche dettaglio o riferimento più concreto?”.

 

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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