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Terni, Treofan: nuovo vertice al Mise: Jindal si presenta ma non risponde

Economia ed Imprese Terni

Terni, Treofan: nuovo vertice al Mise: Jindal si presenta ma non risponde

Redazione economia
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TERNI – Nuovo vertice a vuoto al Mise sulla vicenda Treofan. Dopo l’annuncio della multinazionale indiana Jindal di voler procedere da gennaio allo spostamento di parte della produzione ternana e di fatto, di voler far sparire il marchio, griffando con il marchio della casa madre tutte le produzioni, i sindacati avevano chiesto chiarezza, perchè proprio la produzione esclusiva era sin qui quello che trainava lo stabilimento.

Domande Al vertice, oltre alle segreterie nazionali e locali di settore, erano presenti a distanza i vertici del gruppo. Dalla sede tedesca era presente in collegamento il direttore finanziario di Jindal Deepak Jain. Il quale non ha fornito alcun tipo di risposta. “Non siamo in grado di rispondere alle vostre domande”, ha detto il manager, limitandosi a fornire vaghe rassicurazioni sul fatto che i volumi a Terni sono in linea con le previsioni e spiegando che delle assunzioni necessarie per ripristinare i numeri forniti dal piano di investimenti se ne sta occupando l’ufficio Risorse umane di Jindal.

Lega. Interviene sull’argomento il leader della Lega Matteo Salvini, in una nota congiunta col segretario regionale Virginio Caparvi: “Ancora una volta – scrivono i due leghisti – la proprietà indiana Jindal si presenta ad un’audioconferenza con un delegato che non risponde a nessuna domanda. Nessun chiarimento nemmeno in merito alla situazione dei 140 dipendenti dello stabilimento di Terni che continuano ad assistere ad ordinativi in diminuzione e che vedono il proprio futuro sempre più minacciato da operazioni speculative che non portano a nessuno sviluppo nel territorio ternano. Il Governo smetta di dormire: lavori concretamente per risolvere questa crisi aziendale. Riteniamo opportuno  convocare ufficialmente l’ambasciata indiana in Italia per capire come portare il proprietario di Jindal al tavolo di crisi e chiedere quelle risposte che fino ad oggi, in dieci mesi, non sono mai arrivate”

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