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Terni, nuova ‘tegola’ sul restauro della fontana di piazza Tacito. Polemico il funzionario comunale

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Terni, nuova ‘tegola’ sul restauro della fontana di piazza Tacito. Polemico il funzionario comunale

Andrea Giuli
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TERNI – Magari trattasi anche di una qualche quota di jella, magari qualcuno è anche animato da buone intenzioni. Ma sta di fatto che, da un pò di tempo, l’amministrazione comunale ternana sembra incarnare l’applicazione da manuale della famigerata ‘legge di Murphy’ (ovvero, in soldoni, “se qualcosa può andar male, allora andrà male”).

La lettera L’ultimo inciampo, equivoco, incomprensione, pasticcio – scegliete voi – in ordine di tempo è quello legato all’annosa e tribolatissima vicenda del restauro    dei mosaici della fontana di piazza Tacito. Nelle ore scorse, una formale lettera del Soprintendente alle Belle arti e paesaggio dell’Umbria, Marica Mercalli, pubblicata su Facebook dal consigliere comunale del Pd, Piccinini, sembra far ritornare il tutto al punto di partenza. O quasi. Come al gioco dell’oca.

Virata e monito della Soprintendenza Nella missiva, protocollata in Comune il 7 settembre 2017, la dottoressa Mercalli, in riferimento alla relazione comunale di verifica inerente il progetto definitivo della sesta fase del recupero della fontana dello Zodiaco, fa chiaramente presente a palazzo Spada che, dopo aver invitato lo stesso Comune più volte nel 2016 a seguire una determinata metodologia d’intervento sui mosaici, la Soprintendenza “ha successivamente condiviso una soluzione più complessa, prospettata a suo tempo dal soprintendente De Chirico, ossia il rifacimento totale del manto musivo, con copia eseguita dai cartoni di Cagli e la musealizzazione dei mosaici originali dopo il distacco e restauro. È evidente che questa scelta operativa, già giudicata dall’Iscr nel 2015, come una possibile soluzione, necessita per il rilascio dell’autorizzazione all’avvio dei lavori, della definizione dettagliata delle modalità di musealizzazione e quindi l’individuazione di locali idonei per la conservazione della superficie mosaicata originaria che non può essere demandata ad una fase successiva, come concordato anche lo scorso 20 giugno durante una riunione alla presenza del sindaco Di Girolamo, della soprintendente Mercalli e del presidente della Fondazione Carit, Carlini”. img_5459

Bacchettata al Comune La lettera della Soprintendenza si conclude con una frecciata di fatto: “Risulta che in data 5 luglio 2017, il sindaco di Terni ha trasmesso all’Ast la volontà di attivare una collaborazione per la conservazione ed esposizione dell’opera, ma ad oggi questa Soprintendenza non è stata informata dell’esito di tale richiesta. Si precisa inoltre che, ad oggi, non sono stati incaricati tecnici esperti, né da parte di questa Soprintendenza né da parte del segretariato regionale dell’Umbria, come previsto dall’accordo di sussidiarietà con il Comune di Terni e la Fondazione Carit dell’ottobre 2014”.

Stallo e polemiche Tale presa di posizione della Soprintendenza forse non è del tutto inattesa (il sindaco si era, appunto, mosso in estate per trovare una soluzione con l’azienda di viale Brin), ma è certo che, esposta con questa perentoria ufficialità, si pone di fatto come uno stop dell’iter o come, almeno, un suo rallentamento, con un probabile e sensibile aggravio dei costi previsti. Nel frattempo, palazzo Spada aveva emanato un pubblico avviso per la ricerca di un architetto che progettasse il distacco di ciò che resta del mosaico e la realizzazione di uno nuovo. La Fondazione Carit conferma il suo contributo, ma ha pure chiesto formalmente al Comune di dare una solerte mossa al tutto. Nel frattempo, la situazione della storica fontana-simbolo è sempre più critica.img_5457

Disappunto del funzionario comunale La sortita della Soprintendenza non poteva scatenare qualche gastrite. Non solo al consigliere Piccinini, ma anche al funzionario comunale e responsabile del procedimento in questione, Federico Nannurelli che, sempre su FB e a seguito dell’infastidito post di Piccinini, così interviene testualmente: “Se lo spirito della norma che demanda alle Soprintendenze è quello della tutela dei beni culturali credo che ci sia qualcosa che non torna. Va bene lo stacco del mosaico che costa più del rifacimento. Ma perché pretendere la contestuale musealizzazione? Spendere 1.000.000 di euro per mettere in salvo un’opera artistica completamente danneggiata è tanto. Mentre il primo soprintendente presentava a Ferrara un progetto pilota di rilevanza internazionale che prevedeva di conservare solo alcune figure dello zodiaco, oggi non basta conservare l’intera superficie, ma occorre restaurarla e metterla tutta in un museo. Ma gli allestimenti costano ed esiste a Terni uno spazio idoneo? E mentre si discute sulla filologia del restauro, quel poco che rimane dell’opera artistica si perde a causa dello stallo e degli effetti prodotti dagli agenti atmosferici. Alla faccia della tutela”.

Chiaro, sintetico, seccato il giusto. In ossequio alla immanente legge di Murphy.

 

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Andrea Giuli
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