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Terni, il vescovo ‘bacchetta’ la città: “Dissesto cominciato 30 anni fa”

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Terni, il vescovo ‘bacchetta’ la città: “Dissesto cominciato 30 anni fa”

Emanuele Lombardini
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TERNI–  Doveva essere un tranquillo Pontificale, dopo le polemiche che avevano accompagnato negli anni scorsi il tentativo mancato di trasferimento delle reliquie di San Valentino dalla Basilica in Cattedrale. Le due processioni quest’anno si sono svolte regorlamente e da questa mattina alle 12 il Santo Patrono di Terni è di nuovo nella sua casa, ma monsignor Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, che ha abituato i fedeli ad omelie non banali e sempre ricche di segnali, stamattina ne ha lanciato un altro.

Sarà forse perchè ad ascoltarlo c’erano tutti, il sindaco Leopoldo Di Girolamo, il prefetto Paolo De Biagi, il vicepresidente della Regione Fabio Paparelli, il presidente della provincia di Terni Giampiero Lattanzi, quella dell’assemblea legislativa dell’Umbria Donatella Porzi, il Questore Antonino Massineo,   le autorità militari regionali, provinciali e cittadine e persino i due principali contendenti al collegio uninominale di Terni, Raffaele Nevi e Cesare Damiano. Sta di fatto che l’omelia si è trasformata in un messaggio chiaro, una sorta di ‘endorsement’ per il sindaco uscente e dimissionario, a due giorni dalla decisione sulle dimissioni e al quale poi è toccato accendere il cero votivo.

Responsabilità negli ultimi 30 anni. “La nostra città – ha detto monsignor Piemontese affidando la città a San Valentino-  attraversa una delle stagioni più delicate e incerte: a livello economico si notano divari notevoli tra gruppi di cittadini abbienti e sacche di povertà intollerabili. Notevole preoccupazione suscita l’affievolimento dei valori morali e civili e la disinvoltura o peggio il poco rispetto da parte di gruppi di cittadini verso le Istituzioni. La grave situazione economica del Comune, le ricorrenti proposte sulla collocazione geografica della città, la persistente e preoccupante disoccupazione giovanile con la conseguente emorragia di giovani, che annualmente emigrano all’estero, le varie forme di povertà strisciante che perdurano nonostante dichiarazioni ottimistiche di ripresa economica nazionale ed europea: sono elementi e tasselli di un quadro che richiede riflessione intelligente e partecipazione civile e pacata da parte dei singoli cittadini e di tutte le forze politiche, culturali, associative, sociali e imprenditoriali. Nel riferimento specifico alla attualità della nostra città, credo che occorra avviare un personale e comune esame di coscienza, sincero, leale e costruttivo per risalire alle cause dell’attuale situazione. Il mondo politico, partitico, sociale, imprenditoriale, sindacale, culturale, associativo, ecclesiastico: tutti siamo chiamati in causa, tutti abbiamo il dovere, ciascuno per la sua parte, per individuare le ragioni che hanno portato la nostra città alla corrente situazione di “dissesto” e collaborare per riportarla in sicurezza e alla dignità, che le spetta. Vanno ricercate nelle pieghe delle dinamiche democratiche della città almeno degli ultimi 30 anni, oltre al tanto bene compiuto, quali sono state le scelte azzardate o sbagliate, le manie di grandezza, le accondiscendenze populistiche, i silenzi interessati, le astensioni comode, le deleghe deresponsabilizzanti, le asserzioni qualunquistiche, le decisioni rischiose, le proteste di facciata, i benefici di parte, il rimpallo delle responsabilità, le promesse irrealizzate, ecc. La crisi economica mondiale, che ha attanagliato l’Italia e la nostra città dal 2008, non è sufficiente a spiegare la situazione attuale. Occorre andare in profondità e discernere la problematica con lucidità e lealtà, senza accontentarsi di individuare facili “capri espiatori”.

No all’imbarabarimento. Poi l’auspicio: “Esprimo l’auspicio-augurio affinché quelli che verranno, non siano giorni di imbarbarimento civile e politico. La forza della persuasione non sia affidata al vociare scomposto e soverchiante, o peggio all’insulto, ma all’argomentare ragionevole e convincente, alla proposta realistica e costruttiva in vista del bene comune, secondo le fondamentali regole della democrazia. Penso che in questa circostanza ci sia bisogno di un sussulto di orgoglio e di amore per la città e i cittadini. Solo la leale partecipazione e forte collaborazione democratica di tutte le componenti civili potrà risolvere i problemi presenti e ridare speranza e a questa nostra città”.

Ritorno in Basilica. Al termine del pontificale in cattedrale, in processione i rappresentanti di gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, i bambini del catechismo, gli studenti dell’istituto Leonino, diaconi, sacerdoti, autorità civili e militari hanno accompagnato il rientro dell’urna di san Valentino in basilica attraversando le strade del centro città fino al colle dove si trova la chiesa che custodisce le reliquie e la memoria del Santo. Sul sagrato c’è stata l’accoglienza da parte dei figuranti del centro culturale valentiniano in abiti d’epoca rinascimentali a rappresentare gli antichi rioni di Terni, il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.

Tornato a casa il Santo, è cominciato il tam tam mediatico sulle dichiarazioni del Vescovo, che non hanno mancato di far discutere le forze politiche. Non resta che attendere, per capire quanto queste parole detoneranno e quale effetto sortiranno.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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