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Terni, Melasecche: “Il Comune è in pre-dissesto finanziario, ma l’assessore lo nasconde”

Politica

Terni, Melasecche: “Il Comune è in pre-dissesto finanziario, ma l’assessore lo nasconde”

Andrea Giuli
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TERNI – L’ex funzionario della Banca d’Italia, nonché ex vicesindaco e assessore al Bilancio e, da anni, consigliere comunale di minoranza, Enrico Melasecche, va avanti come un bulldozer e dichiara lui, di fatto, il pre-dissesto dell’attuale amministrazione comunale ternana.

“Siamo al pre-dissesto certificato – scrive Melasecche – da una serie di richieste di avvocati, liquidatori, presidenti di società partecipate ben superiore ai 20 milioni di euro. Il Comune è con l’acqua alla gola essendo già scoperto per altri 20 milioni di euro di anticipazioni di cassa, operazione questa già sanzionata dai revisori dei conti cui si dovrebbe ricorrere raramente, quanto saltuariamente il cui importo peraltro aumenterà nei prossimi mesi in misura rilevante. L’azione di verità che sto conducendo da qualche mese sta stringendo all’angolo la giunta ed in particolare l’assessore Piacenti che lungi dal tenere un atteggiamento improntato a serietà e trasparenza continua a svicolare e sfuggire quando si chiedono documenti che provino quanto dichiara verbalmente. Personalmente, visti gli accadimenti di questi due anni, non ho più alcuna fiducia istituzionale nella sua parola. Dobbiamo peraltro cercare su “chi l’ha visto” la dirigente Contessa nonostante io abbia reiteratamente richiesto la sua presenza in aula, come prevede il regolamento, per dare spiegazioni sulla delibera relativa ai dichiarati “equilibri di bilancio” che il capogruppo Cavicchioli definisce come l’ultimo atto del genere che il gruppo del Pd avrebbe votato, con due consiglieri di maggioranza astenuti ed altri che hanno lo hanno approvato con grossi problemi di coscienza. Quanto ai dichiarati “equilibri di bilancio” sono come quelle monete d’oro fuse con il piombo. Come avevamo dimostrato, la somma accantonata dalla giunta per far fronte alle richieste di avvocati e liquidatori, cui si aggiunge ora l’ingiunzione dell’avvocato dell’Asm (che deve a sua volta far fronte alle ingenti spese relative al nuovo servizio di raccolta differenziata) rispetto al “rischio potenziale” che la legge obbligava a coprire, incrementando in modo adeguato gli appositi fondi, è ben poca cosa rispetto al “rischio reale che emerge”. Parliamo di 1.000.000 a fronte di richieste di oltre 20.000.000. Non veritiera è la dichiarazione della dirigente Contessa di congruità di quella cifra, non veritiere sono le consuete parole di Piacenti il quale, nella solennità di un’audizione formale aveva risposto, rifiutandosi di consegnare la nota scritta, che lo sbilancio complessivo con quella partecipata ammontava al massimo a 500.000 euro. Il presidente Asm, Ottone, smentisce l’assessore Piacenti ottenendo dal tribunale un decreto ingiuntivo per obbligare il Comune ad onorare un debito di 5.500.000 euro per il solo 2015 cui si aggiungono 1.100.000 euro mensili da gennaio ad oggi; in totale una cifra iperbolica che si aggiunge ai 15 milioni ed oltre pretesi dai liquidatori delle altre partecipate Usi, Atc Parcheggi, Atc Servizi, Consorzio aree industriali, Isrim, salvo altro.
Il Comune quindi sarà costretto a dichiarare entro breve il pre-dissesto, politicamente devastante, per ottenere l’ennesimo rinvio di altri debiti (fra cui i 10 milioni, dei 55,5 di disavanzo, che deve ripianare obbligatoriamente entro il 2018), in modo da farli ricadere sulle giunte che verranno. Tutto ciò dopo ben due rinegoziazioni, con rinvio ai decenni futuri, dell’intero debito pubblico comunale ad un tasso superiore a quelli di mercato attivate pochi mesi fa.
Stiamo preparando una relazione per i revisori dei conti che hanno dato il proprio placet alla delibera degli equilibri fidandosi di quella dichiarazione della dirigente, relazione che invieremo alla Corte dei conti, ma anche alla prefettura per la richiesta di una visita dell’Ispettorato generale di Finanza. Ci chiediamo peraltro cosa aspetti la procura della Repubblica per aprire un’inchiesta”.

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Andrea Giuli
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