CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Terni, lo storico bar Pazzaglia in crisi: “Con la serrata abbiamo perso 160.000 euro”

Terni

Terni, lo storico bar Pazzaglia in crisi: “Con la serrata abbiamo perso 160.000 euro”

Redazione economia
Condividi
Stefano Amici
Stefano Amici

TERNI – Il calendario affisso dentro al locale è ancora fermo alla data dell’11 marzo, giorno del noto decreto governativo: dal dopoguerra ad oggi non era mai stato chiuso per così tanto tempo il bar pasticceria Pazzaglia di Terni, storica attività fondata nel 1913, nel tempo fornitrice anche di Casa Savoia e Santa Sede. “Abbiamo sempre lavorato sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, ora in due mesi di chiusura il Coronavirus ci ha fatto perdere almeno 160 mila euro di incassi” ha raccontato all’Ansa  il titolare, Stefano Amici. Che ieri sera, alle 21, ha riacceso le insegne e alzato le saracinesche in segno di protesta, partecipando al flash mob organizzato da bar e ristoranti in tutta Italia per richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione della categoria. “Non servirà a nulla protestare, ma almeno diamo un segnale simbolico” ha spiegato Amici, che da lunedì 4 maggio inizierà a riaprire lavorando almeno con l’asporto. “Intanto potremo far rientrare cinque dei nostri 15 dipendenti – ha continuato -. Non hanno ancora visto un euro della cassa integrazione, ma mi dicono che pagherebbero loro pur di venire a lavorare il prima possibile”. Sanificazione in corso, visiere e guanti doppi per i dipendenti, ingresso e uscita diversificati: così Pazzaglia si prepara a riaccogliere dal 4 maggio i clienti, che dovranno però consumare fuori dal locale.

Altri locali Ha deciso invece di non riaprire l’attività prima del 1° giugno Oana Corina Astanculesei, che da quattro anni gestisce il Mood Café in piazza Solferino, sempre nel centro città. “Se facessi l’asporto sarebbe più la spesa che l’impresa – ha spiegato -, una rimessa con uffici e studi legali chiusi. Mi dispiace, perchè i clienti erano diventati la mia famiglia e mi mancano”. Ad oggi Oana non ha ricevuto i 600 euro richiesti allo Stato né la sua dipendente i soldi della cassa integrazione. Intanto i fornitori la incalzano nei pagamenti. “È una tragedia – ha continuato -, ho lavorato con fatica tutta la vita e ora mi ritrovo con le ali spezzate e il conto prosciugato. Finirò per legarmi al mio locale”. Tolleranza nei pagamenti di affitti e utenze e annullamento della tassa per l’occupazione del suolo pubblico sono le proposte di Elisa, da settembre titolare della trattoria Carpe Diem. A causa delle misure di contenimento i coperti del suo ristorante da giugno passeranno da 70 a 28. “Ci dovranno vivere cinque famiglie – ha spiegato -. È già tutto pronto, ma vedere svanire così un sogno è dura. Sono rassegnata: poveri siamo e poveri rimarremo”.